Detroit: l’Italian Job di Sergio Marchionne

Francesco Giorgi
05 Novembre 2009
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Detroit: l'Italian Job di Sergio Marchionne

Entro 5 anni 21 nuovi modelli e 3 milioni di unità all’anno; bilancio Chrysler in pari nel 2010 e utili per il 2011

Entro 5 anni 21 nuovi modelli e 3 milioni di unità all’anno; bilancio Chrysler in pari nel 2010 e utili per il 2011

L’obbiettivo è ormai chiaro: riportare Chrysler, ex colosso che assieme a Ford e General Motors faceva parte delle Tre Grandi di Detroit, agli antichi fasti. Solo che, per farlo, occorreva un’azione congiunta. Una volontà comune di intenti, nata sulla scia dell’accordo tra Fiat e Chrysler firmato lo scorso 30 Aprile con la nascita di una New Company, la Chrysler Group LLC, partecipata Fiat al 20% con opzione di raggiungere il 35% entro 3 anni.

A Fiat quindi il compito di salvare il marchio di Detroit da un futuro molto incerto. A ratificare tutto questo, e a confortarne le argomentazioni con i numeri e un piano economico e industriale valido per il prossimo quinquennio (2010 – 2014) ci ha pensato Sergio Marchionne.

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Ad aprire le danze poco prima delle 11 (ora di Detroit; ore 17 in Italia) non è stato, tuttavia, Sergio Marchionne in qualità di AD Fiat, ma l’attuale Presidente della Chrysler LLC Robert Kidder, eletto lo scorso Giugno, che ha presentato il manager italiano come “L’uomo che ha reinventato il modello di business della Chrysler. La sua cura si basa su un principio di vera economia su scala globale con brand forti e molto concentrati che utilizzano prodotti e processi di classe mondiale e un modello di prestazione ad alto livello”.

L’obbiettivo della squadra italiana e statunitense, ha rimarcato Kidder, è riportare la Chrysler a un ruolo di primo piano nel panorama automobilistico mondiale, e di farne “una grande Public Company”, in grado di appianare nei tempi prestabiliti (entro 5 anni) i debiti contratti con il Governo USA e con l’Amministrazione canadese. Per farlo, sottolinea Kidder, occorre offrire sul mercato prodotti competitivi, rinforzando l’alleanza con Fiat.

Quasi tre milioni di vetture all’anno entro il 2014 e un nuovo “logo”

Sergio Marchionne ha affrontato il suo Detroit Day fissando subito un obbiettivo di produzione testimoniato da numeri numeri e la creazione di un’immagine forte. Gli americani, si sa, adorano le cifre. Ed ecco il numero che il management del Lingotto e della New Company Chrysler ha scelto di puntare sulla “ruota di Detroit”: 21. Ventuno infatti saranno i modelli tutti nuovi che vedranno la luce entro il 2014. Saranno vetture che, con Fiat, avranno in comune i pianali e che, secondo le previsioni, porteranno la produzione a 2,8 milioni di vetture l’anno. Una cifra doppia rispetto all’attuale produzione dell’intero gruppo Chrysler, che raggiunge a malapena quota un milione e 300 mila unità l’anno.

Secondo Marchionne poi, le quote vendita al di fuori degli USA e del Messico dovranno raggiungere il 18% della produzione, vale a dire più 7 punti percentuali rispetto all’attuale 11%. L’obbiettivo a più breve termine per Chrysler (che già dispone di una liquidità di 5,7 miliardi di dollari – dato fine Settembre – e che servirà come base per il piano di rilancio completo nei 5 anni previsti), è atteso già per la fine del 2010. Entro la fine dell’anno prossimo, i bilanci della Chrysler dovranno tornare in pareggio. L’utile si raggiungerà nel 2011.

Una nuova era, dunque, per Auburn Hills, il sobborgo di Detroit nel quale ha sede il quartier generale Chrysler. Un nuovo ciclo storico che ha meritato anche un nuovo logo, depositato il 29 settembre scorso: via il vecchio logo a foma di pentagono, per tornare a un marchio che rimanda alle origini, 2 ali stilizzate attorno all’elemento centrale e il nome della casa su fondo blu.

Una presentazione… contestata

La celebrazione ufficiale del matrimonio tra i Fiat e Chrysler ha vissuto alcuni momenti di tensione quando 2 aerei di piccole dimensioni hanno sorvolato Auburn Hills. Entrambi i velivoli portavano, ciascuno, uno striscione. Uno riportava il messaggio “Fiat -Chrysler: salvataggio pirata”. Sull’altro si leggeva: “Non comprate le Chrysler”.

Ecco le vetture del rilancio…

Già nel 2010 Chrysler presenterà una operazione maquillage per la Jeep Grand Cherokee e per la Chrysler 300, la berlina alto di gamma del Gruppo. Occorrerà però attendere un altro anno ancora (il 2011) per assistere alla prima delle più interessanti novità annunciate ieri in via ufficiale da Marchionne: lo sbarco oltreoceano della Fiat 500, che sarà prodotta negli stabilimenti Chrysler in Messico e sarà destinata, secondo gli intenti, a creare una nuova via per la mobilità degli USA e del sud America, grazie anche al debutto (negli Stati Uniti) della tecnologia Multiair sul 1.4 100 CV sviluppato da FPT (Fiat Powertrain Technologies).

Nel 2012 sarà il turno Alfa Romeo. Un grande ritorno per gli Stati Uniti. Il primo modello Alfa sul territorio a stelle e strisce sarà la MiTo (anch’essa dotata della tecnologia Multiair), che inizierà ad essere prodotta oltreoceano nel 2012. Seguiranno, nel 2013, una nuova “media” e l’annunciata Milano.

…E quelle che scompariranno

Per la mitica Dodge Viper non c’è più posto: dal 2011, e dopo quasi vent’anni di presenza sul mercato, la supersportiva V10 di Auburn Hills andrà in congedo. Insieme alla supersportiva, addio anche alla Dodge Dakota e alla Chrysler Sebring. Allo stesso tempo, sarà già terminata la produzione della Jeep Commander, prevista per il 2010. Nel 2012, in concomitanza con l’arrivo negli Stati Uniti del marchio Alfa Romeo, saranno eliminate dalla produzione la Jeep Compass e la Patriot, le Dodge Caliber e Avenger e la retro Chrysler PT Cruiser. Ci sarà meno spazio anche per i modelli “familiari”, come la Grand Caravan. Nei prossimi anni, l’unico multivan a essere presente nella gamma Chrysler sarà la Town and Country.

Automobili con un’anima

A coniare questa definizione è stato Ralph Gilles, il numero uno Dodge, che annuncia quale sarà il futuro del marchio dell’Ariete. Chiaro però che anche nel caso del marchio Dodge si vede la mano lunga di Sergio Marchionne. Il concetto di “automobili con l’anima”, che piace tanto al presidente Barack Obama, è riferito alla linea di vetture eco-friendly che vedranno la luce nei prossimi anni. Una gamma formata dalla Dodge Ram e Minivan a tecnologia “ibrida” e dal Light Commercial elettrico, che saranno sviluppati a partire dall’anno prossimo e riceveranno un primo battesimo nel 2012 e la cui presenza in concessionaria sarà prevista a partire dalla prima metà del 2014.

Motorsport

Un discorso a parte, ma che merita di essere affrontato, in special modo nel momento attuale che registra un generale taglio dei costi (esempio per tutti: il recente abbandono della Toyota dalla F1 per risparmiare 300 milioni di dollari all’anno) va fatto per le competizioni. Negli USA, le vetture del Gruppo Chrysler sono impegnate soprattutto nella NASCAR, la famosa competizione che si svolge sugli ovali e che è riservata alle berline acchittate spinte da mostruosi V8 da 7 litri e oltre 800 CV.

La Chrysler, che tramite l’AD di Dodge Ralph Gilles ha dichiarato di essere intenzionata a proseguire l’attività del Gruppo nelle competizioni, sarà presente nella NASCAR con un solo team, anziché con due squadre come nel 2009. E questo senza troppi tagli di spesa. Buttando un occhio nel portafogli Chrysler, si nota che l’investimento nella NASCAR Sprint Cup Race (la Serie principale), sia stato di circa 35 milioni di dollari, a fronte di un impegno di 130 milioni per General Motors e 100 milioni per Ford.

A essere ridimensionate poi, saranno le sponsorizzazioni accordate ai singoli Team. Se quest’anno Chrysler ha fornito denaro e assistenza a 2 squadre, la Penske Racing e la Richard Petty Motorsports, entrambe concorrenti nella Sprint Cup Series con 7 vetture in tutto, per l’anno prossimo è stata confermata la sponsorizzazione di 3 vetture (Sprint Cup) più altre 2 che concorreranno nella Serie inferiore della NASCAR, la Nationwide Series. Rimarrà la partnership con le due gare della NASCAR che si svolgono sul circuito di Talladega, in Alabama, sponsorizzate dalla stessa Chrysler.

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