Motore rotativo Wankel: vantaggi e svantaggi

Il motore rotativo Wankel presenta numerosi vantaggi, ma gli svantaggi ne hanno decretato la sparizione dal mercato.

Un rotore al posto dei cilindri. Poco conosciuto a causa della scarsa diffusione nel panorama automobilistico, il propulsore rotativo rappresenta un'alternativa ai motori tradizionali. Si tratta di un'architettura di nicchia, che ha equipaggiato pochissimi modelli di serie e che è stata sviluppata da pochi costruttori nel corso degli anni.

Le Casa auto che hanno investito maggiormente sono stati la NSU, costruttore tedesco chiuso nel 1977, la Citroen, la Mercedes e soprattutto la Mazda. La Casa giapponese ha fatto del motore rotativo un vero e proprio portabandiera, arrivando a vincere la 24 di Le Mans nel 1991 (prima che la FIA vietasse il motore rotativo) con lo sport prototipo 787B, equipaggiato con un quadrirotore da 700 CV. Tra le auto di serie, le più recenti vetture dotate di motore Wankel sono state la Mazda RX-7, prodotta in tre serie dal 1978 al 2002, e la Mazda RX-8, prodotta dal 2003 al 2012 e dismessa a causa delle stringenti normative anti-inquinamento.

Il principale motivo che ha limitato lo sviluppo del motore è infatti un consumo di molto superiore rispetto ai motori con cilindri, unito ad un elevato tasso di idrocarburi incombusti. In un'epoca che ricerca la migliore efficienza e la riduzione dei consumi, è facile comprendere perché attualmente non vi sia nessuna auto in commercio con questo propulsore.

In realtà, il motore Wankel presenta anche diversi vantaggi. Primo fra tutti la semplicità di funzionamento: dal momento che è presente un unico pistone che gira attorno a un asse, ci sono meno parti in movimento e questo si traduce in una maggiore silenziosità, maggiore affidabilità e in una più facile manutenzione. Ma non solo, grazie alle dimensioni ridotte, le unità rotative sono anche più leggere e con un maggior rapporto peso/potenza, erogando una maggiore potenza a parità di cilindrata rispetto ai motori tradizionali. Anche dal punto di vista delle emissioni c'è un vantaggio: grazie alla minore temperatura media, vengono prodotti meno ossidi di azoto. Infine, la possibilità di accoppiare più unità, permette di ottenere potenze elevate con costi di progettazione e produzione ridotti.

Non mancano comunque altri svantaggi, oltre a quelli già citati, che hanno ulteriormente contribuito alla scarsa diffusione del motore Wankel. In particolare la coppia erogata è molto bassa in rapporto alla cilindrata e al numero di giri, limite non di poco conto. Si verifica una elevata usura del rotore, che striscia continuamente sulla parete dello statore e viene sottoposto ad elevate escursioni termiche (circa 900°C). A seguito di ciò, in fase di costruzione il rotore deve essere realizzato con leghe resistenti e costose come acciaio e alluminio, mentre nell'uso quotidiano il consumo di olio è elevato e i costi di gestione già dopo poche migliaia di chilometri possono diventare elevati. Insomma, facendo un bilancio tra vantaggi e svantaggi, pesano di più questi ultimi e quindi sarà davvero difficile vedere in futuro altri progetti con motore Wankel.

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di Andrea Tomelleri | 08 luglio 2016

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