Guida all’impianto GPL per auto

Con il costo del carburante alle stelle gli automobilisti italiani guardano con sempre maggiore interesse ai sistemi di alimentazione alternativi

Guida all'impianto GPL per auto

di Stefano Panzeri

24 agosto 2010

Con il costo del carburante alle stelle gli automobilisti italiani guardano con sempre maggiore interesse ai sistemi di alimentazione alternativi

GPL: carburante alternativo e possibilità di trasformazione

Il GPL è un carburante meno inquinante rispetto a quelli tradizionali. Ancora poco diffuso nel parco circolante pubblico e privato sta conquistando gli automobilisti italiani grazie al basso costo di rifornimento e alla possibilità garantita alle vetture così alimentate di poter circolare liberamente anche in caso di blocco del traffico.

Il GPL, acronimo di Gas di Petrolio Liquefatto (LPG a livello internazionale), è un gas composto da una miscela di idrocarburi costituita principalmente da propano (C3H8) e butano (C4H10) impiegato non solo per autotrazione ma anche per usi domestici ed industriali. Può essere ricavato dall’estrazione petrolifera o dalla raffinazione del greggio. Un tempo scartato bruciandolo in atmosfera con conseguenza dannose per l’ambiente, è adesso recuperato come combustibile alternativo e convertito in forma liquida mediante compressione per agevolarne il trasporto e lo stivaggio in serbatoi specifici.

Quali auto si possono trasformare a GPL?

Si possono convertire a GPL la maggior parte delle auto a benzina con sistema di alimentazione a carburatore o a iniezione indiretta, siano esse ad alimentazione atmosferica che sovralimentate. La presenza o meno del catalizzatore non vincola in alcun modo la trasformazione, che avviene tramite il montaggio di un impianto di alimentazione e di un serbatoio supplementari lasciando invariati quelli originali destianati alla benzina.[!BANNER]

L’installazione delll’apposito kit di trasformazione deve essere effettuata da un’officina specializzata o direttamente della casa costruttrice dell’auto (se non dall’importatore) e deve essere riportata sulla carta di circolazione dopo il necessario collaudo presso gli uffici DTT (ex Uffici Provinciali Motorizzazione Civile). Prima di procedere alla conversione è comunque consigliabile verificare presso le officine specializzate se non sussistano specifiche controindicazioni per la vettura in vostro possesso.

L’impianto GPL: componenti e tipologie

I fornitori degli impianti proposti come primo equipaggiamento dalle case costruttrici sono gli stessi produttori dei kit reperibili in “after market” presso i centri specializzati. Sebbene i componenti degli impianti siano il più delle volte identici a fare la differenza sono le eventuali modifiche apportate dalla Casa per migliorare l’affidabilità dell’impianto.

In particolare la testata può essere stata oggetto di speciali trattamenti termici, mentre valvole e sedi valvola possono essere realizzate con leghe più resistenti alle maggiori temperature generate dalla combustione del GPL.[!BANNER]

L’omologazione dell’impianto può essere fatta dal produttore del kit (omologazione Fase 1) o direttamente dalla Casa automobilistica (Fase 2).

L’impianto di alimentazione GPL è composto da

Centralina elettronica: collegata con la centralina originale dell’alimentazione a benzina, gestisce e controlla tutti i componenti del kit e determina tempi e quantità di iniezione del carburante gassoso.

Riduttore/evaporatore: trasforma il GPL dallo stato liquido a quello gassoso e ne riduce la pressione al livello ottimale per la successiva iniezione nei cilindri.

Sensori: molti impianti sono dotati di sensori per rilevare temperatura, pressione del gas e carico motore in modo da garantire una migliore efficienza del sistema.

Filtro GPL: trattiene eventuali impurità o residui oleosi del carburante.

Common Rail Gas: fornisce la corretta quantità di gas ai singoli iniettori in base alle informazioni fornite dalla centralina elettronica.

Iniettori: provvedono a immettere il gas nel condotto di alimentazione del motore.

Presa di carico: componente dotato di valvola di non ritorno che consente il rifornimento. Solitamente è installata all’interno dello sportellino per il rifornimento della benzina, risultando così ocultata alla vista, ma può essere posizionata anche in altre parti della vettura (generalmente in prossimità del paraurti posteriore)

Adattatore: consente di collegare il bocchettone del rifornimento alla presa di carico.

Serbatoio GPL: dispositivo in acciaio ad alta resistenza che contiene il gas allo stato liquido. Può essere cilindrico o toroidale per essere inserito al posto della ruota di scorta.

Multivalvola: permette la carica del gas nel serbatoio e limita il riempimento dello stesso all’80% per garantire l’espansione del gas in caso di aumento della temperatura.

Commutatore/indicatore livello GPL: posto sulla plancia o nella console centrale consente il passaggio dall’alimentazione a benzina a quella a gas e viceversa. Indica inoltre il livello di carburante presente nel serbatoio.

Impianto GPL: costi di trasformazione e risparmio sui consumi

I costi per dotare la vostra auto di un impianto di alimentazione GPL dipendono strettamente dal livello tecnologico della vettura e come diretta conseguenza dalla sua anzianità. In generale è facile osservare che se l’auto è di recente immatricolazione maggiore sarà la spesa per l’acquisto del kit di trasformazione.

Un riferimento sui costi è fornito dal “Listino dei prezzi massimi al pubblico” pubblicato dal Consorzio Ecogas che prevede un esborso variabile tra 1.080 euro (auto a carburatore) e 1.880 (impianto per iniezione sequenziale).

A chi rivolgersi per l’installazione dell’impianto GPL?

L’installazione after market può essere effettuata presso una delle circa 5.000 officine abilitate. Se non avete un installatore di fiducia vi consigliamo di consultare l’elenco della aziende autorizzate nei siti dei produttori di kit o quello degli installatori iscritti al Consorzio Ecogas reperibile nel sito www.ecogas.it

Quanto si risparmia con le auto a Gpl?

Il principale risparmio consentito dalle auto bifuel è dovuto al minore costo del carburante. Attualmente il GPL costa al dettaglio circa il 50% in meno della benzina e il 45% in meno del gasolio. Convenienza che si riduce rispettivamente al 40 e al 30% circa se si considera il maggiore consumo di carburante delle auto a GPL rispetto a quelle alimentate con combustibile tradizionale. Nel lungo periodo bisogna comunque considerare qualche piccola spesa aggiuntiva per gli interventi di manutenzione ordinaria.

Incentivi per l’acquisto di auto bifuel o per la trasformazione GPL

Dal 2010 non sono più disponibili incentivi statali per l’acquisto di auto nuove bifuel o per la trasformazione a GPL. In compenso esistono numerosi contributi locali erogati da Regioni, Province e Comuni con regole d’accesso e importi finanziati molto differenti tra loro.

Oltre ai contributi in denaro, alcune amministrazioni concedono agevolazioni alternative come l’esenzione della tassa di circolazione. In Piemonte, ad esempio, l’esenzione del “bollo” è totale per le auto immatricolati come bifuel e di 5 anni per altre tipologie di veicoli.[!BANNER]

Ricordiamo che a livello nazionale i possessori di auto bifuel possono contare dal 2006 sul congelamento dell’importo del bollo (generalmente 2,58 euro/kW anche per modelli con oltre 100 kW di potenza e appartenenti a categoria Euro 0, 1, 2 e 3). Per i veicoli a gas ad uso promiscuo dotati di dispositivo per la circolazione solo con GPL si può usufruire invece di una riduzione del 75% della tassa automobilistica.

Vantaggi “Eco” dell’alimentazione a GPL

Il GPL consente di ridurre del 10-15% le emissioni di CO2 responsabili del surriscaldamento globale rispetto a un corrispondente modello a benzina. Diminuiscono sensibilmente pure il rilascio di sostanze inquinanti come il benzene e gli idrocarburi policiclici aromatici (zolfo e IPA), e per le auto più anziane, il monossido di carbonio e gli idrocarburi incombusti. Consistente la riduzione degli ossidi di azoto (NOx) e del particolato (PM10) rispetto ai veicoli diesel.

Inoltre, il Gpl è considerato il carburante fossile con le minori emissioni sul “ciclo di vita”, indicatore complesso che valuta le emissioni di “CO2 equivalenti” per unità di energia dell’intera catena produttiva, dall’estrazione alla combustione nel motore.

Le auto bifuel e i blocchi del traffico

Non esiste una disposizione unica a livello nazionale che regolamenta i blocchi del traffico. La materia è disciplinata dagli enti locali, in particolare da Comuni e Regioni, che possono decidere quando limitare la circolazione e i veicoli esenti dal provvedimento. Negli ultimi anni, comunque, è prassi delle amministrazioni consentire alle auto a minore impatto ambientale, come quelle ibride o alimentate a Gpl e metano, di circolare senza limiti.

Trasformazione GPL e garanzia del costruttore

Il Codice del Consumo (D.Lgs. 206 del 6/9/2005 e successive modifiche) stabilisce che il consumatore ha diritto a una garanzia minima di 24 mesi per tutti i beni di consumo nuovi. Nel caso dell’auto il referente in materia è il “venditore” (di solito il concessionario) che deve provvedere al ripristino gratuito della vettura in caso di guasto. Se l’impianto GPL è venduto insieme all’auto il referente rimane il venditore. Se l’impianto GPL è applicato da altri soggetti, la garanzia contrattuale originale decade poiché l’installazione altera sostanzialmente la conformità del veicolo rispetto al contratto originario. In caso di guasto si hanno due ipotesi:

  • se il guasto riguarda un componente non legato all’impianto GPL (ad esempio, il motore elettrico degli alzacristalli), l’acquirente può comunque rivalersi sul venditore-concessionario, come previsto dal Codice Civile, contestando un “vizio” della parte difettosa e ottenere la riparazione, spetta però all’acquirente dimostrare che il difetto non sia correlabile con la trasformazione effettuata .

  • se il guasto riguarda un componente dell’impianto GPL o le parti meccaniche che possono deteriorarsi con il gas (ad esempio, le valvole), l’acquirente deve rivolgersi al venditore dell’impianto (di solito l’installatore) che è il referente per la garanzia minima di legge di 24 mesi. Da sottolineare che l’installatore prima dell’atto di vendita dell’impianto ha l’obbligo di informare l’acquirente sulle eventuali conseguenze provocate dell’installazione e dei programmi di manutenzione previsti.

Può succedere che in caso di malfunzionamento si apra un contenzioso tra rivenditore dell’auto e l’installatore dell’impianto per accertare le responsabilità del guasto con conseguente ritardo nella riparazione del mezzo.[!BANNER]

Per evitare tale inconveniente alcune produttori di kit offrono una sorta di garanzia supplementare con il quale il costruttore dell’impianto si prende carico di eventuali problemi meccanici provvedendo alla riparazione immediata dell’auto per poi rivalersi su concessionario o installatore per il recupero dei costi sostenuti.