General Motors dichiara bancarotta

General Motors ricorre al Chapter 11: il 60% del capitale va al Tesoro americano e c'è già un compratore per Hummer

Poche ore dopo la cessione di Opel è arrivato il momento che tutti si aspettavano per General Motors: la bancarotta, o meglio, il ricorso all'istituto del Chapter 11 che lo stesso Tribunale di New York aveva accordato a Chrysler, il quale nella stessa giornata ha dato il via libera definitivo alla fusione con Fiat.

Dopo 77 anni il colosso americano non è più tale e diventerà una nuova società, anche se guidata dall'attuale management, nella quale il Tesoro americano diventa azionista di maggioranza con il 60,8% del capitale attraverso uno stanziamento da 30,1 miliardi di dollari che si aggiungono ai 20 precedentemente accordati.

Secondo le parole del Presidente USA una decisione sofferta: "Invece di acquisire così tante azioni avremmo potuto semplicemente offrire altri prestiti. Ma per anni GM è stata sommersa da una montagna insostenibile di debiti. E piazzare un debito così grande in cima alla nuova GM sarebbe stato come ripetere gli errori del passato. Così abbiamo deciso di comportarci come azionisti riluttanti".

Nell'ambito del procedimento, che non interesserà le operazioni di GM Europe, l'11,7% sarà dei Governi di Canada e Ontario, dove si trovano alcuni degli stabilimenti GM, e l'altro azionista della "new company", come accaduto con Chrysler, saranno i sindacati UAW e CAW che riceveranno inizialmente una quota del 17,5% del capitale per finanziare il fondo a favore dei pensionati di General Motors, il cosiddetto "Veba". Il restante 10% andrà ai creditori. La bancarotta pilotata durerà da 60 a 90 giorni, ma i legali di GM hanno chiesto al giudice fallimentare Robert Gerder la possibilità di approvare la vendita degli asset "buoni" già nei prossimi 30 giorni.

Il piano di ristrutturazione prevede inoltre per i 47 stabilimenti americani la riduzione a 34 entro la fine del 2010 e a 33 entro il 2012. Intanto è stato annunciato ieri quali stabilimenti chiuderanno i battenti: Pontiac, Wilmington, Grand Rapids, Indianapolis, Mansfield  e gli impianti dedicati alla produzione di motori di Livonia, Flint North, Willow, Parma, Fredericksburg e Massena, oltre ai centri di distribuzione di Boston, Jacksonville e Columbus.

Ciò comporterà un taglio di circa 21.000 dipendenti già dal 2010 in vista di una revisione della produzione che si concentrerà, come annunciato, sui marchi Buick, Cadillac, Chevrolet e GMC. I modelli attuali che faranno sicuramente parte della gamma della nuova GM saranno la Chevrolet Malibu, la Cadillac CTS anche in versione Sportwagon (una novità per gli USA) e l'intero marchio Buick, mentre per il futuro arriveranno la nuova Buick LaCrosse, le Cadillac SRX, Chevrolet Cruze, Camaro, Equinox, la GMC Terrain e la elettrica Volt.

Una volta disfattasi di Opel, Saab, Saturn e Hummer (per il quale c'è già un compratore anonimo con il quale è già stata firmato un accordo preliminare) sarà affidato a questi modelli il futuro del gruppo che un tempo era il più grande del mondo e si trova ad affrontare la terza bancarotta (dopo Lehman Brothers e WorldCom) più clamorosa della storia degli Stati Uniti.

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