Fiat–Chrysler: accordo raggiunto

L'accordo Fiat-Chrysler è realtà: Fiat arriva a Detroit col 20% del capitale, mentre Chrysler verrà rinnovata con la procedura del Chapter 11

Alla fine del mezzogiorno di fuoco, la decisione arrivò. La Chrysler, da oggi, si trova in "bancarotta pilotata", il "Chapter 11" che indica lo stato di crisi di un'azienda che viene aiutata dallo Stato a risalire la china, ma solo per un periodo limitato di tempo.

In altre parole, il grande Gruppo di Detroit ha gettato la spugna. Per i 35mila lavoratori della Chrysler, l'unica cosa da sperare sarà che il ridimensionamento dell'attività (un atto necessario, per permettere allo Stato di intervenire in maniera più snella) non sia troppo gravoso, anche se nelle intenzioni dettate da Bob Nardelli, Sergio Marchionne e ribadite da Barack Obama nel suo discorso di mezzogiorno non sarà così.

Nel dettaglio, la "bancarotta pilotata" sarà effettuata attraverso un procedimento di cessione "accelerata" di tutti i beni della Chrysler in una New Company in base all'ordinamento giuridico degli Stati Uniti. A fronte di questo, la Chrysler chiederà al Tribunale Fallimentare di New York l'approvazione della vendita delle attività aziendali alla NewCo. 

Se il Tribunale accoglierà la richiesta, le parti dovranno completare l'operazione nel più breve tempo possibile. L'aiuto governativo, in questo caso, sarà aiutato dalla firma sottoscritta fra Sergio Marchionne, per la Fiat, e Bob Nardelli, per la Chrysler, con la quale il Gruppo torinese entra in partnership con la Chrysler attraverso l'acquisizione di un 20 per cento iniziale del capitale azionario.

Fiat e Chrysler, per il mondo automobilistico, nel futuro (immediato futuro) saranno una cosa sola. Auburn Hills, il sobborgo di Detroit nel quale si trova il quartier generale della Chrysler, adesso è collegata a filo diretto con Torino. Mancava solo la firma tra i due Amministratori Delegati, che è finalmente arrivata dopo oltre un mese di attività intensissima.

E, se per l'Italia dell'auto oggi può considerarsi una data da ricordare, per gli USA a motore si può dire altrettanto, ma in termini un pelo differenti. E sì, perché se la Fiat, nell'operazione-Chrysler (durata parecchie settimane e, di fatto, arrivata al risultato di oggi sul filo di lana) ne esce vincitrice, la Casa americana, che vanta una tradizione motoristica equiparabile a quella della Fiat, allo stato attuale è più simile a un ronzino che arranca alle spalle del destriero.

Ora che la Fiat detiene il 20 per cento delle quote della Chrysler, in cambio del conferimento di tecnologie e know-how, quale la realizzazione negli USA della 500 e di una berlina media sviluppata sul pianale e sulla meccanica della Bravo ma con carrozzeria Chrysler, non acquisirà le sue quote direttamente dalla società, ma comprando dal "fallimento" della Casa di Detroit.

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