Da Los Angeles a Detroit... l'auto americana alla riscossa

I saloni automobilistici americani si dimostrano una vetrina della ripartenza dell'auto americana, con vendite e capitalizzazione in netta ripresa.

Chevrolet Volt

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A gennaio 2010 avevo commentato il Salone di Detroit, nello scenario di una gelida capitale dell'auto americana, spazzata dal vento artico, tra fabbriche dismesse, lavoratori dell'auto disoccupati e una condivisa, scarsa fiducia in una rapida ripresa.

L'edizione 2011, preceduta dalla rutilante kermesse del salone di Los Angeles in novembre, si annuncia all'insegna dell'ottimismo sulla solidità della ripartenza di una fase di recupero del "prima della crisi", se non di sviluppo. Ma cosa è accaduto in un anno per cambiare così decisamente l'atmosfera pessimista di inizio 2010?

La presentazione e l'avvio di nuovi modelli, la fiducia degli investitori sulle strategie di rilancio delle ex Big Three, la capitalizzazione reale in crescita. Nella fotografia dei dati di mercato parziali del 2010, General Motors è cresciuta del 7%, Ford del 21,1%, Chrysler del 16,5%. In dettaglio significa quasi 2 milioni di veicoli venduti per GM, più di 1,7 per Ford e 1 milione per Chrysler, contro 1,6 milioni per Toyota, ferma ai valori del 2009, 1,2 per Honda, in leggero progresso, e gli oltre ottocentomila veicoli di Nissan, in incremento del 17%. Nelle quote di mercato GM è al 19%, Ford al 16,7, Chrysler al 10%.

Quadro molto positivo pur con un lancio di nuovi modelli ancora contenuto e previsto principalmente per il 2011. Il risultato di Chrysler ad esempio è dovuto in gran parte al nuovo Grand Cherokee, commercializzato solo da luglio.
Ma non basta, le performance più positive e non previste in questi termini sono quelle finanziarie e borsistiche. 

Il ritorno a Wall Street di "Government Motors" - come veniva ironicamente definita GM per quel 61% di proprietà governativa a garanzia dei massicci prestiti pubblici (50 miliardi di dollari) -, ha fatto registrare una corsa al collocamento che ha interessato tutte le categorie di investitori e che ha improvvisamente e inaspettatamente ridotto in un colpo la quota del Tesoro al 26%. Un'operazione da 23 miliardi di dollari che ha euforizzato la borsa americana.

Tra poco toccherà a Chrysler che, rispetto alle tappe previste nel piano di rilancio con Fiat ed alle scadenze per la restituzione degli aiuti pubblici, sta anticipando i tempi.

Ford, che - essendosi liberata delle zavorre Jaguar/Land Rover e Volvo ed in procinto di cedere quasi tutta la partecipazione in Mazda - ha una redditività media migliore delle altre due e che ha affrontato orgogliosamente la crisi con le sue forze, senza aiuti pubblici ha già scavalcato Toyota sul mercato americano e mira a raggiungere e superare GM nel prossimo biennio, contando su una gamma bassa ed ecologica di successo con Fiesta e la nuova Focus.

Tutte, ma in particolare GM con l'ibrida ad autonomia estesa Volt, prossima al lancio ad un prezzo "incentivato" di $ 33.500, hanno già o stanno per inserire in listino vetture ibride e ecologiche e downsizing dimensionale. Il successo sul mercato americano delle piccole è ancora solo una speranza, ma se il mercato risponderà tutte e tre le "americane" sono sulla linea di partenza di un'offerta ampia e di prodotti nuovi e potenzialmente graditi al pubblico.

Così, se il Salone di Los Angeles a novembre è stato la vetrina dell'ottimismo, delle nuove idee, delle concept per far sognare, delle muscle car orgogliosamente yankee, dei pick up, ma anche delle immancabili proposte di elettriche e ibride "trendy", il prossimo, rigoroso, sobrio Salone di Detroit, nella capitale industriale dell'auto americana in cui si confrontano principalmente dati produttivi e finanziari, offrirà molti nuovi prodotti reali al lancio ufficiale.

Los Angeles e Detroit rappresentano due facce opposte della stessa America, un po' ciò che differenziava un tempo il Salone di Torino, austero e tradizionale, nella capitale dell'auto italiana, dalla festa dei motori, musica, piadine e belle ragazze, del Motor Show di Bologna. Il Salone di Torino appartiene ormai ai ricordi del passato, quello di Detroit sembra invece assai vitale e capace di rappresentare una rinascita concreta dell'"auto americana".

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di Fabrizio Brunetti | 21 dicembre 2010

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