Fiat produrrà in Russia 300mila vetture l'anno

Il Lingotto firma una lettera di intenti con la Sberbank per due stabilimenti e 300.000 vetture l’anno.

Jeep Grand Cherokee Model Year 2011

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La Fiat guarda di nuovo alla Russia, dopo la fine dei rapporti con il costruttore Sollers (che si è in seguito legato alla Ford). Il primo atto si è concretizzato ieri sera con la firma di una lettera di intenti tra il Lingotto e la Sberbank, l'istituto bancario controllato dallo Stato russo e l'annuncio di una compartecipazione tra la Casa automobilistica e la banca (rispettivamente all'80 e al 20%) per la produzione e la commercializzazione di 300.000 vetture all'anno.

Proprio la scorsa settimana, l'ad Fiat Marchionne aveva incontrato nello stabilimento Cnh-Kamaz (dove vengono prodotte macchine agricole in joint venture con l'Italia) il premier Putin, all'insegna di una cooperazione positiva. Le mosse del Costruttore si basano su previsioni che parlano di un sorpasso del mercato russo su quello tedesco dal 2018 e di un sesto posto per volume di vendita per l'ex Urss nel 2020.

L'accordo prevede che Fiat operi in due stabilimenti: nel primo, nei pressi di San Pietroburgo, verranno investiti 850 milioni euro per produrre 120.000 vetture all'anno tra Jeep Grand Cherokee e un nuovo crossover; il secondo sarà quello della fabbrica moscovita Zil. La  Casa automobilistica, che ha fornito le auto di rappresentanza alla nomenklatura del Partito Comunista da Stalin a Breznev, appartiene per il 64% al Comune di Mosca, che nel 2011 ha speso 15 miliardi di rubli (375 milioni di euro) per saldarne i conti.

Tra le reazioni agli sguardi "esterofili" dell'ad Fiat quella di Elsa Fornero, ministro del Lavoro, che auspica che l'industria dell'auto resti in Italia e spera di «incontrare presto e in maniera più formale Sergio Marchionne» e quella di Piero Fassino, sindaco di Torino, che ha chiesto al Gruppo «di dare un quadro di certezze su quali siano le scelte che si vogliono compiere e gli investimenti che si vogliono realizzare», e si è augurato che «le dichiarazioni sulla chiusura di alcuni stabilimenti siano solo suggestioni».

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di Eleonora D'Uffizi | 27 febbraio 2012

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