Tesla: trimestre in rosso, ma ricavi in aumento

Il marchio californiano chiude i primi tre mesi 2018 in perdita; Elon Musk, tuttavia, conferma il ritorno alla redditività nella seconda parte dell’anno, in gran parte motivato dall’obiettivo di 5.000 Model 3 a settimana.

Tesla: trimestre in rosso, ma ricavi in aumento

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di Francesco Giorgi

03 maggio 2018

Il primo trimestre dell’anno viene archiviato da Tesla con performance a due facce: da una parte, l’azienda californiana riporta 784,6 milioni di dollari di perdite (ed è il quinto trimestre consecutivo); a far da contraltare, tuttavia, c’è un aumento nei ricavi, che hanno raggiunto quota 3,4 miliardi di dollari.

Una situazione economico-finanziaria verso la quale il fondatore Elon Musk, nelle scorse settimane al centro di una clamorosa “marcia indietro” nei confronti dell’eccessiva automazione delle linee di montaggio, non sembra guardare con eccessivo timore. Molto si attende dalla nuova Model 3, berlina compatta elettrica sviluppata per una produzione su larga scala e con prezzi di vendita fissati in 35.000 dollari: per questo, il numero uno di Tesla tiene ad assicurare gli investitori che Model 3 comporterà “Progressi significativi” per l’azienda.

Nel dettaglio, il traguardo di produzione che Musk si pone per Model 3 è nell’ordine di 5.000 unità alla settimana: un numero nettamente superiore ai poco più di 2.000 esemplari che erano stati raggiunti ad aprile (prima, cioè, che l’assemblaggio venisse momentaneamente sospeso in vista di un adeguamento alla piattaforma). Prudentemente, Elon Musk ammette che “Non è semplice avanzare previsioni attendibili sui quantitiativi di produzione”: in ogni caso, l’obiettivo delle 5.000 Model 3 per giugno resta confermato, sebbene in un primo momento fosse stata fissata “quota 2.500” entro dicembre 2017 e, successivamente, tale obiettivo fosse già slittato a marzo 2018.

Dati alla mano, la perdita per Tesla nei primi tre mesi 2018 ammonta a 3,35 dollari per azione (se ne attendevano, in ogni caso, 3,42: un po’ meglio del previsto, quindi). A preoccupare gli analisti, come a questo proposito riporta una news pubblicata da La Repubblica, è la rapidità con la quale il marchio californiano “brucia” la propria cassa. In seguito ad una rilevazione dello scorso marzo, dove il giudizio sull’affidabilità Tesla come creditore era stato ribassato da B2 a B3, la rating agency Moody’s avverte i “piani alti” Tesla che potrebbero rischiare di non avere più denaro se non raccoglieranno una cifra superiore a 2 miliardi di dollari. Va tuttavia tenuto presente che a fine marzo la valutazione Tesla in Borsa risultava superiore rispetto a quella di General Motors, nonostante l’enorme divario di fatturato fra le due società (più di 145 miliardi di dollari GM, 11,7 miliardi di dollari Tesla); inoltre, nonostante la chiusura di bilancio “in rosso”, la capitalizzazione di Tesla ammonta ad oltre 47 miliardi di dollari, che a titolo di paragone è cifra più elevata di quella riportata da Ford (a quota 44,4 miliardi e 101 miliardi di dollari di fatturato) ed FCA-Fiat Chrysler Automobiles (la cui capitalizzazione ammonta a 45,4 miliardi di dollari con un fatturato di 101 miliardi).

Il futuro di Tesla è, quindi, più che mai “legato” alla nuova Model 3: sono più di 500.000 le pre-ordinazioni ricevute, dal momento del via alla “campagna” online, sebbene lo stesso Musk abbia riconosciuto, nelle scorse settimane, che una parte dei possibili nuovi acquirenti abbia successivamente rinunciato.

Mentre nello spazio fluttua il razzo riutilizzabile Falcon Heavy realizzato da SpaceX (altra company fondata da Elon Musk) al cui interno è stato caricato un esemplare della recentissima Tesla Roadster – nuova serie del modello sportivo che nel 2008 contrassegnò l’inizio della storia automotive Tesla –, l’attuale situazione puramente industriale della company californiana sembra farsi delicata.

Oltre all’ammissione di errore per avere concesso “Troppo spazio” all’automazione nei processi di assemblaggio dei propri veicoli – secondo Musk una delle cause che avrebbero portato a minori quantitativi di produzione di Model 3 rispetto alle 2.500 alla settimana indicate nei mesi scorsi -, una questione che il fondatore dell’azienda assicura sarà presto superata (obiettivo, come detto, 5.000 Model 3 alla settimana nella prossima estate e la registrazione del primo periodo in attivo entro il terzo trimestre 2018), il Gruppo californiano è attualmente al centro di una indagine federale, negli Stati Uniti, in seguito ad un incidente mortale avvenuto con una Model X dotata del modulo di guida autonoma Autopilot.

Il National Transportation Safety Board e la National Highway Traffic Safety Administration, enti USA di vigilanza sulla sicurezza stradale, hanno avviato una indagine dopo che, lo scorso marzo, un esemplare di SUV Model X – appunto: dotato del dispositivo di guida semi-autonoma Autopilot –  si era schiantato contro una barriera autostradale a Mountain View (California), causando la morte del proprietario. Il numero uno della Divisione Autopilot, Jim Keller, ha nel frattempo lasciato il proprio desk in Tesla per proseguire nel colosso produttore di chip Intel. E l’azienda, nei giorni scorsi, ha provveduto al richiamo di 123.000 Model S.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco, i grattacapi per Elon Musk arrivano anche da una factory con sede nello Utah, che ha comunicato di avere dato inizio ad un’azione legale nei confronti di Tesla per una somma-monstre: si tratta di Nikola Motors, e del progetto relativo agli autocarri a idrogeno Nikola One (svelato nel 2016), a dire dei vertici dell’azienda “Troppo simili” a quanto messo in evidenza, nel 2017, con il camion elettrico Tesla Semi Truck. L’accusa mossa da Nikola Motors parlerebbe di furto di brevetti, nella fattispecie di una “strana” somiglianza di alcuni particolari esterni del Tesla Semi Truck rispetto al Nikola One (le linee complessive della motrice, il disegno di parabrezza e finestrini, le porte di accesso all’abitacolo). Il risarcimento chiesto dai legali che rappresentano l’azienda dello Utah nei confronti di Tesla, in una causa promossa in Arizona, è di ben 2 miliardi di dollari: cifra risultante dal calcolo sulla differenza di capitalizzazione in Borsa di Tesla prima e dopo la presentazione del “concept” dell’autocarro elettrico Semi Truck: in quel periodo, il valore del titolo era aumentato da 303 a 315 dollari per azione. Una fonte interna a Tesla avrebbe, nel frattempo, già bollato la causa come “Infondata” nel merito.