Il difficile compito della Giulietta a Ginevra

Tra le protagoniste assolute del Salone, la Giulietta gioca il difficile ruolo di rappresentare lo spirito di prodotto Alfa Romeo

Il difficile compito della Giulietta a Ginevra

di Fabrizio Brunetti

04 marzo 2010

Tra le protagoniste assolute del Salone, la Giulietta gioca il difficile ruolo di rappresentare lo spirito di prodotto Alfa Romeo

L’attesissima Giulietta è sicuramente tra le protagoniste indiscusse di quest’ottantesima edizione del Salone dell’Auto di Ginevra.

Travagliata erede della 147, ovvero l’unico altro successo assieme alla 156 che la storia industriale Alfa Romeo abbia registrato in questi 23 anni di gestione Fiat, è un’auto fondamentale per il futuro del marchio italiano, su di lei si appuntano infatti le speranze di ridargli nuovo smalto e prestigio con risultati di vendita finalmente soddisfacenti.

Su di lei si punta, da qui al 2012, per il ritorno sul mercato americano e dal suo successo dipenderà la decisione di ampliare l’offerta di prodotto Alfa anche ai segmenti D (Giulia e derivate) ed E (l’eventuale super berlina erede della 166), basati su piattaforme comuni con quelle Chrysler – Lancia e in parte costruiti negli USA.

Un ruolo difficile, impegnativo, sostenuto per il momento sul piano del prodotto praticamente solo dalla Mito, che non è destinata comunque al mercato americano. Non a caso nello stand ginevrino la piccola di Casa, in due esemplari, è l’unica altra Alfa presente accanto alle sei Giulietta.

Quest’ultima ha tutte le carte in regola per sostenere efficacemente il confronto con le sue dirette e prestigiose rivali, leggi BMW Serie 1, Audi A3 e Golf.

L’ottimo e finalmente leggero pianale C evo unito a motorizzazioni avanzate, caratterizzate dall’eccellenza tecnica del multiair, insieme a raffinate sospensioni multilink dovrebbero assicurare la necessaria precisione di guida e le prestazioni che ci si aspetta dal “cuore sportivo”.

Insomma sottopelle non ci sono dubbi, ma l’immagine della Giulietta sarà abbastanza forte e affascinante per decretarne davvero il successo nelle vendite?

La linea è slanciata e si caratterizza per il frontale teso ad aggredire l’asfalto e per i molti rilievi a dare movimento ai volumi con elementi d’effetto come i led dei gruppi ottici anteriori e posteriori. Nel complesso le proporzioni sono corrette e armoniose ma sono abbastanza caratterizzate per una vera Alfa?

Forse si poteva fare di più nell’impressività del frontale, nell’evidenza e nel design dello scudetto anteriore, nelle prese d’aria, nella forma e dimensione dei fari.

E’ anche vero però che se la BMW Serie 1 ha fatto della sua singolare distribuzione dei volumi un elemento di distintività e di affermazione d’immagine, al contrario la rigorosa pulizia delle linee della A3, senza spunti di personalizzazione, ha costituito comunque un elemento vincente per la compatta Audi.[!BANNER]

Quindi spero di sbagliarmi e che la Giulietta invece generi più entusiasmi (e risultati) di quelli che mi attendo. La definizione della linea è stata, insieme a quella degli interni, la parte più tormentata della sua lunga gestazione. E in effetti i soli altri dubbi in un’auto complessivamente riuscita, sono rappresentati dal disegno della plancia, forse un po’ minimalista e fin troppo semplice.

Anche in questo caso l’esempio della povera plancia della Serie 1, che non ha condizionato il successo – non clamoroso ma soddisfacente – della compatta BMW, potrebbe smentirmi.

Me lo auguro e auguro alla Giulietta, di cuore e perché lo merita nei contenuti, di essere capace di sostenere le sorti dell’Alfa Romeo sino all’arrivo dei nuovi prodotti. La sua storica antenata è stata l’artefice della rinascita della piccola Alfa dell’inizio degli anni ’50 e la nuova Giulietta potrebbe sicuramente bissare l’impresa.

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