Karmann chiude: non ha superato la crisi

A causa del calo delle commesse lo storico carrozziere tedesco Karmann ha chiuso. E 2240 dipendenti si trovano a spasso

Karmann chiude: non ha superato la crisi

di Francesco Giorgi

24 giugno 2009

A causa del calo delle commesse lo storico carrozziere tedesco Karmann ha chiuso. E 2240 dipendenti si trovano a spasso

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Addio storica Karmann, classica carrozzeria che ha “vestito” alcune fra le più note coupé e cabrio in oltre un secolo di attività. La Mercedes CLK uscita dalle linee di montaggio di Osnanbruck lunedì scorso si può, a tutti gli effetti, considerare un instant classic, essendo l’ultima vettura prodotta dalla Carrozzeria che ha collaborato con i principali Marchi tedeschi, inglesi e francesi.

Suo è, per fare alcuni esempi, il “marchio di fabbrica” per Volkswagen Karmann Coupé, Maggiolino e Golf Cabriolet, VW-Porsche 914, Jaguar XJ-S Convertible, Volkswagen Corrado, Ford Escort Cosworth, Renault Mégane Cabriolet, Mercedes CLK e Audi A4 Cabrio, la cui produzione – anche a causa della crisi – è stata interrotta alla fine dello scorso Febbraio.

Dopo la delibera dell’ultima Mercedes CLK, un laconico messaggio è stato divulgato da Ottmar Hermann, Amministratore Delegato della Karmann; in questo comunicato si indica che la produzione è stata terminata “Con decisione improrogabile”.

La chiusura della Karmann era nell’aria da tempo: già dallo scorso Aprile, ad essere precisi; quando, cioè, lo stato di crisi derivante dalla recessione del settore auto aveva portato la Carrozzeria di Osnanbruck, dopo la discussione del Bilancio del 2008 (il cui fatturato – 1,3 miliardi di euro – era stato giudicato “Insufficiente”) a dichiarare lo stato di bancarotta.

A questo, andava aggiunto che la persistente crisi nei mercati dell’auto non aveva permesso l’avviamento di un concreto piano di finanziamento per un progetto di ristrutturazione che era stato concordato, a Settembre del 2008, con le rappresentanze sindacali dei lavoratori. Tutto questo, all’inizio dello scorso Aprile. Nel frattempo, alcune cose sono cambiate. In peggio, naturalmente.

Se, infatti, due mesi e mezzo fa c’era la – nemmeno troppo nascosta – speranza di riuscire a salvare il più possibile dei 2240 lavoratori che, ad allora, erano stati licenziati dallo stabilimento (su un totale di 4460 dipendenti: una cifra enorme, in pratica un lavoratore su due aveva perso il proprio posto di lavoro alla Karmann) assieme ai curatori nominati dai Tribunali tedeschi, allo stato attuale nessuno dei 2240 dipendenti licenziati ha potuto contare su alcun ammortizzatore sociale.

Secondo l’Azienda, non esistono dei fondi a sufficienza per dare il via alla cassa integrazione o a nuovi stipendi; e non sarebbero nemmeno stati pagati i periodi di preavviso. E non è nemmeno chiara la sorte che interesserà gli stabilimenti Karmann che il Carrozziere possiede negli USA (a Plymouth, Michigan), in Messico (Puebla), Portogallo e Brasile. Ciascuno di essi, infatti, realizza alcune delle parti che poi, inviate in Germania, vengono assemblate a Osnanbruck.

Forse, la Karmann può ancora sperare di salvare il salvabile con il prosieguo delle attività di fornitura ad altri Costruttori di componenti singoli e parti di carrozzeria e capote per la realizzazione di vetture scoperte, fiore all’occhiello del Carrozziere tedesco, che in oltre un secolo si è guadagnato il nome di azienda di primo piano in questo settore.