Il futuro dell'alleanza Fiat-Chrysler

Prospettive e pericoli che si aprono sull'asse dell'accordo Torino-Auburn Hills

La premessa necessaria è che siamo di fronte a un primo passo soltanto, una specie di fidanzamento: Fiat e Chrysler hanno firmato una lettera d'intenti non vincolante per la creazione di un'alleanza strategica globale. Si tratta di un'unione tra Costruttori che oggi raggiungono quattro milioni di veicoli prodotti l'anno.

Dopodiché, se l'intesa diventerà matrimonio vero e proprio, allora si arriverà a uno scambio molto semplice. Il tutto potrebbe verificarsi ad aprile 2009. Vediamolo.

Che cosa ottengono gli americani

Chrysler avrà l'accesso alle piattaforme (le "ossature" delle macchine) Fiat per veicoli a basso consumo, motori, trasmissioni e componenti, che saranno prodotti negli stabilimenti della Casa americana. Sono le "basi" di Panda, 500, Punto (la Grande e la vecchia) e Bravo. Sono inclusi i nuovi propulsori Multiair a due e quattro cilindri a iniezione diretta (con o senza turbocompressore) e i diesel quattro cilindri.

In più, Chrysler potrà utilizzare la rete di distribuzione Fiat: un'opportunità per vendere di più in diversi Paesi che non siano gli States.

Agli italiani una fetta di colosso

Come corrispettivo, Fiat riceverà una quota iniziale del 35 per cento del capitale del gigante americano. Da parte italiana, non c'è nessun esborso di cassa subito verso gli americani né impegni a finanziare Chrysler in futuro.

Inoltre, secondo indiscrezioni, Fiat potrà addirittura salire al 55% di Chrysler, sborsando 25 miliardi di dollari.

Obiettivo, soldi del Governo USA

Chrysler (che controlla anche Dodge e Jeep) è in crisi nera: rischia il fallimento. Nel 2008, ha venduto un terzo in meno dell'anno prima. A dicembre 2008, il crollo è stato del 50%, a 89.813 unità.

Nel 1998, la tedesca Daimler l'aveva comprata per 36 miliardi di dollari. Ma l'unione finì male. Così, nel 2007, il fondo d'investimenti Cerberus rilevò l'80,1 per cento dell'azienda americana per 7,4 miliardi di dollari. Adesso non ha nessuna intenzione di rimetterci, e va a caccia di alleati per risorgere (Daimler stessa sta cercando di disfarsi del proprio 19,1 per cento).

A tale proposito, il neopresidente americano Barack Obama è stato chiaro: Chrysler beneficerà degli aiuti del Governo USA a patto che dimostri di saper costruire auto piccole e a basso impatto ambientale. Proprio per questo, le piattaforme Fiat per le citycar sono preziose come l'ossigeno.

In ballo ci sono due somme. Anzitutto i quattro miliardi di dollari che il Governo ha già prestato a Chrysler. Il Costruttore potrà tenere quel denaro e non restituirlo soltanto se presenterà un piano concreto dove provi di esser capace di produrre macchine che inquinano poco. Chi meglio di una Casa come Fiat, con decenni di esperienza nel settore delle vetture piccole, può dare una mano agli americani? Ai quattro miliardi già presi e comunque in bilico, si aggiungono tre miliardi di dollari, anch'essi vincolati alla presentazione del piano. Idem per l'altra grande malata americana, General Motors, sull'orlo del baratro: ha ricevuto un prestito condizionato a un piano di macchine ecologiche. Il terzo colosso in crisi, Ford, invece non ha ancora chiesto prestiti.

Non è detto che anche Fiat possa usufruire, seppure indirettamente e come alleato di Chrysler, dei sette miliardi stanziati dal Governo USA. Una prospettiva che non viene digerita granché da numerosi senatori americani. I quali si chiedono perché i contribuenti del proprio Paese debbano prima dare denaro a un'azienda a stelle e strisce, per poi consentire anche a Fiat di godere dei benefici della rinascita Chrysler.

Visto che l'eventuale approvazione del piano potrebbe arrivare ad aprile 2009, questa è la data che potrebbe vedere la firma dell'alleanza definitiva fra Fiat e Chrysler (le nozze). Infatti, l'ok del Governo agli aiuti è la condizione necessaria per il matrimonio futuro: così è scritto nell'intesa.

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