Veicoli commerciali: in Italia aumenta il trasporto su gomma

La crescita del parco circolante relativo al trasporto su gomma risulta più consistente nelle regioni del sud.

Veicoli commerciali: in Italia aumenta il trasporto su gomma

di Francesco Donnici

14 novembre 2012

La crescita del parco circolante relativo al trasporto su gomma risulta più consistente nelle regioni del sud.

Negli ultimi anni in Italia, il trasporto merci su gomma è aumentato in maniera esponenziale. Nel solo 2011 il numero degli autocarri per il trasporto delle merci che percorrono le strade e le autostrade del nostro paese ha superato la soglia dei 4 milioni.

Questo è quello che emerge dallo  studio effettuato dall’ Osservatorio sulla mobilità sostenibile Airp (Associazione italiana ricostruttori pneumatici),che ha inoltre stimato una crescita del parco circolante dei veicoli commerciali del 4,7%  tra il 2007 e il 2011.

Negli ultimi anni però, l’aumento del traffico merci su gomma è stato altalenante a causa della crisi economica. Nel biennio 2007-2008 l’incremento è stato del 2%, sceso allo 0,8% dal 2008 e il 2009 ed inseguito si è stabilizzato a poco meno del 1% nel periodo successivo.

Un ulteriore dato evidenziato dallo studio statistico dell’Airp, rileva notevoli differenze percentuali tra regione e regione. Ad esempio nel sud dello stivale l’incremento è stato più accentuato, mentre nelle regioni del nord abbiamo avuto un aumento sensibilmente inferiore. Entrando nel dettaglio, scopriamo che la Calabria registra la maggiore crescita (+10,9%), passando dai 128.640 veicoli commerciali del 2007 fino ai 142.609 del 2011. Al secondo posto troviamo la Sardegna  con 123.133 veicoli (+10,1%), che si trova in compagnia con la Sicilia – anch’essa con il +10,1% –  che registra 325.175 unità.

Come anticipato in precedenza, nella parte bassa della classifica troviamo le regioni del nord Italia: ad esempio le Marche guadagnano appena lo 0,3% (121.195 veicoli commerciali), la regione Toscana invece solo 1% ((285.131 veicoli) e a pari merito il Piemonte e la Valle d’Aosta (+1,6%).  Anche per il ricco Veneto non va meglio e si posiziona appena  sotto al 2%.