Dazi USA anche per il settore auto? UE: “Non ci faremo intimidire”

La commissaria europea al Commercio Cecilia Malstrom annuncia “resistenza” alla difesa della politica dei dazi ribadita da Trump lo scorso fine settimana.

Dazi USA anche per il settore auto? UE: “Non ci faremo intimidire”

di Francesco Giorgi

13 marzo 2018

“No alle imposizioni”: è la netta presa di posizione della commissaria UE per il Commercio, Cecilia Malmstrom, alla dichiarata minaccia di applicare pesanti dazi alle importazioni di autoveicoli dall’Europa annunciata domenica scorsa dal presidente USA Donald Trump durante un comizio in Pennsylvania nel quale ha usato “parole di fuoco” verso due big player dell’industria automotive tedesca.

In buona sostanza: la numero uno del Commercio UE respinge al mittente ciò che viene bollato come una vera e propria minaccia. Il motivo? È presto detto: l’allargamento di una eventuale spaccatura transatlantica sulle tasse di importazione degli autoveicoli – paventata dopo l’annuncio del presidente USA di applicare aumenti sui prezzi dell’acciaio e dell’alluminio rispettivamente del 25% e del 10% (dalla barriera verrebbero esclusi Canada, Messico ed Australia) – rischierebbe di degenerare in una guerra commerciale. Un conflitto nel quale tutte le parti in causa avrebbero molto da perdere.

L’esponente del Partito Popolare Liberale svedese, evidenzia una nota pubblicata da Automotive News, indica chiaramente come “In alcune Nazioni, il commercio è stato messo sotto accusa dalle conseguenze della globalizzazione; altri Paesi lo individuano come ‘capro espiatorio’ e insistono sulla possibilità di ‘difendersi’ nascondendosi dietro confini e barriere. In queste settimane abbiamo visto come queste prese di posizione vengano utilizzate per cercare di intimidirci. Ma non abbiamo paura”.

La dichiarazione di Cecilia Malstrom è arrivata dopo il tweet di Trump nel quale il presidente degli Stati Uniti si dichiarava pronto a “Cancellare i nostri dazi sull’importazione di prodotti provenienti dall’Unione Europea, autoveicoli compresi, qualora dall’altra parte si faccia la stessa cosa sull’introduzione di prodotti USA”: una indicazione che, quindi, riguarderebbe anche gli autoveicoli di fabbricazione europea. Come si ricorderà, venerdì scorso – per giunta mentre i riflettori del comparto automotive mondiale erano puntati sui primi giorni di apertura al pubblico del Salone di Ginevra 2018 – Donald Trump aveva annunciato la firma al decreto protezionistico sull’importazione di acciaio e alluminio (gravati di rincari del 25% e del 10% sui rispettivi prezzi): una mossa che ha immediatamente dato il via a molte polemiche in sede politica e, all’atto pratico, alla minaccia di possibili ritorsioni (ovvero: dazi sull’importazione di merci USA) da parte dei principali partner commerciali degli Stati Uniti. L’annuncio del presidente Trump aveva suscitato una certa preoccupazione anche fra i vertici automotive statunitensi, che potrebbero sentirsi minacciati da un eventuale “effetto boomerang” sulla filiera dell’auto USA. Sabato scorso, un colloquio fra Malmstrom e l’omologo USA Robert Lighthizer si è risolto con un nulla di fatto: sul tavolo c’era la questione dei dazi su alluminio e acciaio, in merito alla quale l’UE non avrebbe ricevuto alcuna rassicurazione (“Come partner commerciale con gli Stati Uniti, ritengo che l’Unione Europea debba essere esclusa dalle annunciate misure protezionistiche. Ma al momento non c’è chiarezza: le trattative proseguiranno in questi giorni”, è la dichiarazione della commissaria UE per il commercio).

Del resto, la questione è scottante anche negli ambienti diplomatici: l’intenzione dichiarata dai paesi dell’Unione Europea e dal Giappone è di riuscire ad essere esclusi dalle misure protezionistiche interne annunciate nei giorni scorsi da Donald Trump. Potrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) che l’applicazione dei dazi alle importazioni su acciaio e alluminio venga estesa ad altri Paesi: ciò, in ogni caso, verrebbe studiato dall’amministrazione Trump vagliando caso per caso (occorrerebbe tener presente che la World Trade Organization ha impostato, in un quarto di secolo, un ampio programma di abbattimento delle barriere doganali).