FCA, emissioni: accordo in USA con i proprietari dei veicoli coinvolti?

Via libera alle trattative fra l’”asse Torino-Detroit” e i legali dei 104.000 proprietari di Jeep Grand Cherokee e Dodge 1500 diesel che sarebbero state equipaggiate con software irregolari per il controllo delle emissioni.

FCA, emissioni: accordo in USA con i proprietari dei veicoli coinvolti?

di Francesco Giorgi

21 dicembre 2017

Una intesa fra la Casa costruttrice e i proprietari: è, secondo una notizia pubblicata da Automotive News, la trattativa attualmente in corso tra FCA-Fiat Chrysler Automobiles e le rappresentanze legali degli automobilisti statunitensi che possiedono uno degli autoveicoli diesel coinvolti, nei mesi scorsi, nel “caso” delle emissioni scoperte da EPA-Environmental Protection Agency. Si tratta, complessivamente, di 104.000 vetture prodotte fra il 2014 e il 2016.

Nel dettaglio, il mediatore federale incaricato dai Tribunali Ken Feinberg avrebbe reso noto, nel corso di una udienza che si è tenuta a San Francisco, che FCA e i legali dei proprietari dei veicoli al centro dello “scandalo” avrebbero avviato un programma di intesa: una transazione discussa in un incontro che ha visto anche la presenza di rappresentanti del Dipartimento federale di Giustizia, del CARB-California Air Resources Board, e del Gruppo Bosch, fornitore dei sistemi per motori diesel e anch’esso denunciato dai proprietari delle vetture coinvolte.

L’agreement comunicato dal magazine, una volta risolto (i test FCA sulla correzione dei software sarebbero iniziati lo scorso 17 dicembre, e potrebbero proseguire per circa tre mesi; dal canto suo, lo stesso Feinberg si dichiara fiducioso per “Arrivare ad un accordo rapido e completo fra le parti”, magari anche prima dell’effettivo completamento dei test), avrebbe l’obiettivo di portare a termine la spinosa questione delle accuse di emissioni irregolari relative ai modelli Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 equipaggiati con le unità 3.0 a gasolio: la causa civile, promossa dal Dipartimento federale per la Giustizia attraverso EPA, era stata presentata lo scorso maggio, dopo cioè che l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (è cronaca dell’inizio di quest’anno) aveva accusato FCA di avere dotato 104.000 unità prodotte nei due anni di riferimento e vendute negli Stati Uniti con un software di gestione delle emissioni, e senza averne dato notizia alle autorità.

La stessa EPA non sarebbe stata avvertita in merito all’impiego di questi strumenti di controllo durante l’iter di certificazione dei modelli coinvolti, i quali dunque avrebbero impiegato dei “defeat device” simili ai regolatori utilizzati a suo tempo da Volkswagen e che furono al centro del clamoroso “Dieselgate” di inizio autunno 2015, da molte parti considerato come il “momento X” per dare il via ad un nuovo percorso tecnologico rivolto ad una concreta ridefinizione del concetto di mobilità sostenibile. Secondo le autorità statunitensi, il funzionamento dei “defeat device” era, in effetti, sostanzialmente analogo a quelli utilizzati da VW e che, a conti fatti, sono costati 20 miliardi di dollari al Gruppo tedesco: permettevano di mantenere nella norma i valori delle emissioni durante i test federali, per aumentarle nelle condizioni di guida normale. Come detto, un totale di 104.000 unità, fra Jeep Grand Cherokee e Ram 1500, sarebbero state equipaggiate con questo tipo di regolatore.

Dal canto loro, i vertici FCA hanno sempre respinto ogni accusa, sostenendo a suo tempo (ci si riferisce alla scorsa primavera) di “Collaborare da tempo con EPA e con il CARB-California Air Resources Board”, nonché di avere “Sviluppato aggiornati software di controllo emissioni”. In effetti, lo scorso luglio Fiat-Chrysler Automobiles ha ottenuto, dopo essere stata sottoposta a verifica sulle emissioni dei motori diesel antecedenti alle date indicate dall’accusa, il “via libera” dagli organismi controllo federali e della California per la vendita sul territorio USA dei veicoli alimentati a gasolio.