La produttività in tempi di crisi? Aumenta se...

La spinosa situazione dell'industria dell'auto fa innalzare la produttività degli stabilimenti. In Italia Melfi fa 5 volte meglio di Pomigliano

Stabilimenti che chiudono, produzione che si sposta, investimenti congiunti, vendite in calo in Europa e sostenute in Asia: il sistema produttivo automobilistico mondiale sta cambiando a una velocità maggiore di quella dei pur attenti consumatori.

Ne è una prova la vicenda dello stabilimento General Motors di Anversa, in Belgio: i 1.300 lavoratori stanno combattendo per il loro posto di lavoro mentre i dirigenti cercano un investitore che scongiuri la chiusura di questo sito, nato 86 anni fa, dove oggi viene assemblata la Opel Astra. Peggio è andata negli Stati Uniti, dove i governi tradizionalmente non hanno mai messo "il becco" nelle questioni aziendali. Unica eccezione: GM, salvata fra i mugugni dei contribuenti ma pronta a chiudere il 2010 con profitti.

Per questo motivo, se in Europa non è stato chiuso un singolo stabilimento (almeno non ancora) grazie ai sussidi governativi, dall'altra parte dell'Atlantico siamo a quota 18. Questo alto tributo ha di conseguenza portato a migliorare la produttività di ogni singolo sito rimasto in piedi al punto che, per la prima volta dal 2006, gli Usa supereranno l'Europa in questa gara mai dichiarata a chi utilizza al meglio la catena di montaggio.

A fine anno gli impianti Usa saranno stati utilizzati in media al 72% della loro capacità, rispetto al 51% del 2009. Andrà peggio in Europa, dove gli stabilimenti hanno raggiunto a mala pena il 68%, grazie soprattutto alla grande richiesta proveniente dalla Cina. Cifre ancora lontane dall'80%, percentuale che - secondo alcuni analisti inglesi - rappresenta la soglia minima di redditività.

Naturalmente, quanto fatto registrare nel vecchio continente rappresenta una media: la Renault ha la percentuale più bassa, con il 62,8%, contro il 64,8% di Fiat e il 67,4% di Peugeot. Per quanto riguarda il Lingotto, la chiusura di Termini Imerese e lo spostamento della produzione della Panda a Pomigliano, probabilmente alzeranno la percentuale.

Intanto i dati mostrano che i 5.000 lavoratori dello stabilimento alle porte di Napoli hanno prodotto 35.000 auto mentre i 5.280 di Melfi sono arrivati a 280.000. Semplice la divisione: a Pomigliano, ogni operaio assembla 7 auto all'anno contro le 35 di uno di Melfi. Nulla a che vedere con la bravura dei singoli addetti: solo una differente organizzazione.

Del resto che senso ha produrre di più se poi le macchine non si vendono? Se nel 2010 la produzione europea ha raggiunto i 27,5 milioni di unità, le vendite si attesteranno a 14,5 milioni, contro i 15,9 del 2009. E il resto? Esportate o posteggiate in magazzino in attesa di tempi migliori.

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di Andrea Barbieri Carones | 27 settembre 2010

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