Blocchi del traffico, manca un regolamento

Forti disparità tra città, province e regioni riguardo al provvedimento del blocco della circolazione. Quali sono le logiche che guidano le scelte?

Da qualche settimana si susseguono continuamente notizie riguardo la limitazione del traffico. Tutte le principali città e le aree urbanizzate hanno organizzato o intendono mettere in cantiere provvedimenti di restrizione per la circolazione delle auto, nella speranza di contenere le emissioni di inquinanti. Spulciando tra le varie ordinanze, emergono tuttavia delle forti differenze tra città, province, regioni.

Da cosa dipendono queste disparità? A una prima analisi si potrebbero tirare in ballo le differenti concentrazioni di polveri sottili e anidride carbonica, in realtà per molti il fenomeno andrebbe invece circoscritto a vicende politiche, amministrative, se non piuttosto a diversi contesti socioculturali o accordi di comodo. Ipotesi forse maligne, ma che è necessario in ogni caso prendere in considerazione.

Se limitiamo la nostra analisi al Nord Italia, lo spettro della varietà emerge in maniera evidente. Poniamo per intenderci meglio un altro riferimento, i veicoli diesel Euro 2: in Lombardia la circolazione è interdetta dal 15 aprile al 15 ottobre, in Emilia dal primo giorno di aprile sino all'1 novembre, a Torino e Verbania il provvedimento è invece valido sempre. All'altra estremità della pianura padana, in Veneto, i veicoli Euro 2 non vengono al contrario considerati inquinanti.E i dubbi non possono che crescere.

L'altalena prosegue anche se poniamo attenzione all'orario quotidiano del fermo feriale. Se nei centri lombardi i motori più inquinanti devono rimanere spenti per 12 ore, il "range" può in altre realtà scendere a 10 o 6 ore, a totale discrezione delle Amministrazioni. Un disegno nel suo complesso intricato, per non dire anarchico, e reso ancor più confusionario dal capitolo esoneri sociali. A Torino la categoria degli over 65 può muoversi su qualsiasi auto, e senza limitazione oraria. Differenti i casi invece di Parma, Reggio Emilia e Vicenza, dove è consentita la guida solo del proprio veicolo, o anche quella del familiare.

Se analizzato, il quadro porta a una selva di soluzioni (basti guardare le misure previste per i giovani, il car pooling, le scuole) che quasi distolgono dall'obiettivo iniziale, promuovere una mobilità più sostenibile. Della questione, e delle dinamiche organizzative, si discuterà il prossimo venerdì 19 febbraio, in occasione del convegno "Appalti pubblici: qualità, tempi, salute  e sicurezza negli ambienti di lavoro". Nelle sale di Montecitorio si troveranno a discutere i rappresentanti di Federsanità, magistrati, tecnici e rappresentanti delle Asl locali. Chissà se il confronto permetterà di porre le basi per una maggiore omogeneizzazione delle scelte tra i vari enti locali.

Probabilmente l'unica soluzione potrebbe arrivare attraverso una decisione comune, la stessa necessaria anche per far chiarezza intorno alla questione delle deroghe per l'ammissione nelle cerchie urbane dei vecchi diesel muniti di filtro antiparticolato.

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