Tesla Model S: gli hacker ne prendono il controllo

Un attacco hacker ha consentito di prendere il controllo della Tesla Model S. Il bug software è stato corretto, ma i dubbi sulla sicurezza rimangono.

Tesla Model S su strada

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Le auto moderne, iperconnesse e gestite dall'elettronica sono davvero più sicure? Al di là di quello che alcuni costruttori e i vari venditori di tecnologia vogliono far credere, la domanda appare più che lecita di fronte ai segnali inquietanti che periodicamente arrivano dagli USA, dove per  l'ennesima volta una vettura altamente tecnologica, in questo caso una Tesla Model S, è stata presa di mira con successo da alcuni hacker.

Una squadra del Keen Security Lab, una divisione del gruppo cinese Tencent, è riuscita infatti a prendere il controllo di una Tesla Model S sfruttando una vulnerabilità del software tramite un hotspot Wi-Fi appositamente configurato per portare un attacco.

I ricercatori protagonisti di questo hack sono riusciti ad avere accesso ad alcune funzioni della berlina elettrica, riuscendo ad attivare i freni, ad accendere gli indicatori di direzione, a ripiegare gli specchietti retrovisori, a regolare i sedili elettrici, a sbloccare le portiere e ad aprire il bagagliaio, il tutto anche con vettura in movimento.

Gli hacker, che hanno ovviamente informato Tesla della vulnerabilità per aiutare il costruttore a correggere il bug software, hanno documentato il loro lavoro in un video e hanno aperto l'ennesimo punto di domanda sulla reale sicurezza delle auto moderne, che si confermano efficienti e "intelligenti", ma allo stesso tempo esposte eccessivamente agli attacchi informatici come un qualsiasi dispositivo elettronico.

Ovviamente non si è fatta attendere la reazione di Tesla, che in un comunicato ha spiegato: "Nel giro di soli 10 giorni dalla ricezione della relazione da parte dei ricercatori, Tesla ha implementato un aggiornamento software (V7.1, 2.36.31) over-the-air che mette fine ai potenziali problemi di sicurezza", per poi aggiungere che "La questione ha dimostrato che la violazione è possibile solamente nel caso il browser web sia attivato, la macchina dovrebbe inoltre essere fisicamente vicina e collegata ad un hotspot Wi-Fi pericoloso. La nostra stima realistica è che il rischio per i clienti è davvero molto basso, ma ciò non ci ha impedito di rispondere prontamente e rapidamente".

Per far andare a segno l'attacco servono evidentemente alcune condizioni ben precise, come il browser per la navigazione aperto e la vicinanza all'hotspot Wi-Fi pericoloso. Tuttavia la vicenda lascia aperta una serie di dubbi non indifferenti sulla sicurezza delle vetture moderne, anche perché la violazione dei sistemi di bordo di un veicolo non è un caso isolato alla Model S. Già lo scorso anno, infatti, i ricercatori Charlie Miller e Chris Valasek riuscirono a prendere il controllo di una Jeep Cherokee, replicando quanto fatto da loro stessi in precedenza con una Toyota Prius e una Ford Escape.

Al di là della voglia di minimizzare di Tesla, è opportuno dire che forse urge una seria riflessione da parte dei costruttori per cercare di capire in che direzione si vuole portare l'automobile e sulle conseguenze che l'abuso dell'elettronica a bordo, specie se applicata alle funzioni vitali di un veicolo come tutte quelle legate alla guida, può comportare.

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di Giuseppe Cutrone | 21 settembre 2016

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