Fiat, Marchionne: "Chrysler salva grazie ai lavoratori"

Ospite di un programma TV Sergio Marchionne ha ripercorso i tre anni passati alla guida di Chrysler traghettando la casa verso la salvezza.

Oggetto di critiche più o meno accese in patria, quasi oggetto di culto, visto come una star, negli USA: è questo il destino di Sergio Marchionne, l'amministratore delegato di Fiat e Chrysler che nelle scorse ore è stato uno dei protagonisti dell'ultima puntata di "60 Minutes", programma televisivo del network americano CBS.

In un servizio andato in onda durante la trasmissione Marchionne ha ripercorso la strada compiuta da Chrysler negli ultimi tre anni, cioè da quando il manager italo-canadese decise di puntare sulla casa americana risollevandola da una situazione difficile.

Oggi Chrysler è salva e sta pian piano rimettendo a posto la sua situazione debitoria, per una situazione che secondo Marchionne è merito degli stessi lavoratori dell'azienda, senza i quali sarebbe stato impossibile raggiungere un tale obiettivo in così breve tempo.

Marchionne ha ricordato che quando Fiat entrò in Chrysler c'era paura nei volti dei dipendenti, i quali temevano per il loro futuro e vivevano praticamente nell'incertezza: "Non c'è nulla di peggio per un leader che vedere la paura sul volto dei dipendenti. La paura di non essere qui: non c'è niente di peggio nella vita che essere vittima di un processo che è fuori dal proprio controllo".

Marchionne, che ha preferito spostare il suo ufficio dai piani alti di Auburn Hills a una locazione vicino agli uffici degli ingegneri, in modo da essere più vicino al processo di progettazione dei modelli, ha spiegato che la posizione sul mercato del marchio americano è tale che ci si può perfino permettere di "sbagliare" un'auto. Ha poi accennato agli orari di lavoro: "Mi sveglio alle 3.30 del mattino e vado a dormire alle 10, non sono una persona che fa tardi la sera, lo facevo quando ero giovane". Per quanto riguarda le misure di sicurezza personale a cui è costretto a sottostare in Italia per via di alcune minacce, ha spiegato che "hanno un duro impatto sulla vita privata. Io ho una vita privata, che è privata".

Secondo Steve Rattner, l'ex responsabile della task force governativa che si occupò di rimettere in piedi Chrysler, senza il manager di Fiat la casa americana sarebbe stata liquidata con ogni probabilità, mentre nel descrivere la persona ha aggiunto: "È un negoziatore duro, molto duro, ma questo è parte del suo successo. È anche uno stakanovista: quando è festa in Italia, arriva negli Stati Uniti per lavorare, e quando è festa negli Usa, va in Italia per lavorare. Lavora il sabato e la domenica".

 

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di Giuseppe Cutrone | 26 marzo 2012

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