Volkswagen–Porsche: fusione entro 4 settimane

Annunciato il programma per un maxi Gruppo che racchiuderà 10 marchi del settore auto. Fusione possibile entro quattro settimane

La moda delle fusioni aziendali conquista Porsche e Volkswagen. O meglio: mai come in questo caso vale il detto: "Se non li puoi vincere, unisciti a loro". La Casa di Stoccarda si avvia verso la fusione con il Gruppo di Wolfsburg. L'obiettivo, secondo un programma che i due Marchi definiranno concretamente entro 4 settimane, è di dare il via ad una "Azienda integrata" nel settore auto.

Una sorta di grande ombrello che racchiuda 10 produttori; i quali, peraltro, resteranno indipendenti fra loro, compresa la Porsche, che andrebbe così a fare compagnia a Lamborghini, Seat, Audi, Bentley, Scania, VW Veicoli Commerciali, Skoda, Bugatti e alla stessa Volkswagen.

Un bel colpo per la Casa di Wolfsburg (si assicurerebbe una co-presenza di un nome prestigioso quale è la Porsche), una sorta di riprensamento per la Casa di Zuffenhausen, che per tre anni ha ambito ad arrivare al 75 per cento delle partecipazioni Volkswagen (ricordiamo che la Porsche detiene il 51 per cento delle quote VW). Si può, dunque, ben dire che anziché trovarsi nei panni del manovratore, la Porsche, di fatto, resterà a braccetto con quello che, allo stato attuale, è il più grande Gruppo automobilistico europeo.

C'è da considerare, in tutto questo, che una buona fetta di "responsabilità" va imputata all'annosa querelle esistente tra le due famiglie proprietarie del marchio Porsche: i Piech e, appunto, i Porsche, divisi nel nome e negli obiettivi aziendali.

Mentre Ferdinand Piech, co-proprietario del marchio Porsche e Presidente del Consiglio di sorveglianza della Volkswagen, che da tempo intendeva vendere la Porsche alla Volkswagen, dall'altra parte della barricata Wendelin Wiedeking, Amministratore Delegato della Porsche, aveva l'obiettivo di creare una fusione tra quest'ultima e la VW. Il motivo? Presto detto: dare il via ad un aumento di capitale e favorire l'ingresso di nuovi azionisti (fra i quali l'Emiro del Qatar).

Nel frattempo, per proseguire i suoi piani di scalata, la Porsche, assicuratasi il 51 per cento delle quote Volkswagen (grazie - va detto - ad un fattivo apporto da parte di alcune Banche), ha accumulato un gran quantitativo di debiti; si parla, in questo caso, di ben 9 miliardi di euro.

Per raggiungere l'obiettivo del 75 per cento nelle partecipazioni Volkswagen (un programma annunciato verso la fine del 2005), la Porsche avrebbe dovuto, prima, appianare i suoi impegni finanziari: una possibilità troppo remota, anche per un Marchio prestigioso come quello di Stoccarda, che rischiava di farci la figura del Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento.

Un occhio ai numeri aiuta a spiegare meglio questo concetto: la Porsche, "forte" di 12 mila dipendenti, costruisce circa 105 mila vetture all'anno; la Volkswagen è un impero di 370 mila lavoratori dal quale, ogni anno, vengono sfornati 6 milioni di veicoli.

La strategia messa in atto dalla Porsche, tuttavia, era coraggiosa. Anche se, in tempi più recenti, ha dovuto fare i conti con la crisi dei mercati, che ha portato molte Banche (anche quelle che vedevano di buon occhio la scalata di Porsche al Gruppo Volkswagen) a chiudere i cordoni delle borse e a fare marcia indietro.

Va ricordato, inoltre, che il Governo della Bassa Sassonia è il secondo azionista di Volkswagen, con una quota del 20 per cento: questo permette alla forza politica del Land di influire sulle decisioni più importanti (in questo caso, la "quota 75 per cento").

Ecco, dunque, la "resa" della Porsche. Ed ecco l'annuncio della creazione di una partnership, che entro 4 settimane dovrebbe dare il via ad un accordo concreto fra le due Case. E' la moda delle fusioni: se non li puoi vincere, unisciti a loro.

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di Francesco Giorgi | 07 maggio 2009

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