Volkswagen-Suzuki: o l’ibrido o il divorzio

Suzuki romperà la partnership con Volkswagen se non avrà accesso alla sua tecnologia ibrida.

Volkswagen-Suzuki: o l'ibrido o il divorzio

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di Francesco Donnici

14 ottobre 2011

Suzuki romperà la partnership con Volkswagen se non avrà accesso alla sua tecnologia ibrida.

Continua il braccio di ferro che vede coinvolte Volkswagen e Suzuki, a causa dei dissapori e dei reciproci scambi d’accusa riguardanti la presunta violazione dell’accordo siglato nel 2009. L’intesa aveva portato all’acquisto del 19,9% delle quote azionarie di Suzuki da parte del colosso tedesco, in cambio della cessione al costruttore nipponico della tecnologia sui motori ibridi.

L’utimo capitolo di questa intricata storia è stato scritto dalla Casa giapponese che è ricorsa alla vie legali, inviando al Costruttore tedesco una notifica ufficiale di violazione del contratto di partnership, intimando la Volkswagen a cedere le tecnologie richieste entro un tempo limite di due settimane. In caso di esito negativo, la Casa di Wolfsburg verrà costretta a vendere la propria quota azionaria ed a uscire dall’alleanza creata nel 2009 fra i due Gruppi.

Nella conferenza stampa tenutasi a Tokyo, Yasuhito Harayama, vice presidente di Suzuki ha affermato a proposito di Volkswagen che il nodo della partnership tra i due Gruppi era l’accesso da parte di Suzuki ad alcune tecnologie dell’azienda tedesca, tra cui quelle ambientali e in particolare all’utilizzo dello schema ibrido. Harayama ha inoltre riferito che se Volkswagen non vuole rispettare i patti stabiliti dall’accordo, ha l’obbligo di restituire le partecipazioni della Casa giapponese. In risposta alle accuse poste da Suzuki, VW ha dichiarato in una nuova nota ufficiale dai toni secchi e decisi, che starebbe valutando un’azione legale contro il Costruttore di Tokyo.

E’ utile ricordare che appena due settimane fa, il numero Uno di Volkswagen, Martin Winterkorn, aveva direttamente accusato Suzuki di non aver rispettato gli accordi previsti dalla Partnership a causa dell’acquisto dei motori diesel Fiat Multijet 1.6 da 120 cavalli. L’accusa era stata respinta immediatamente da Osamu Suzuki, presidente dell’omonimo costruttore, il quale aveva ribadito fermamente l’assoluta falsità delle dichiarazioni Winterkorn, definendo la Casa teutonica una “palla al piede”.