Filiera dell’auto contro l’aumento dell’IPT

Le associazioni della filiera automotive hanno rivolto un appello pubblico agli onorevoli deputati contro l’aumento dell’IPT.

Filiera dell'auto contro l’aumento dell’IPT

di Luca Gastaldi

12 settembre 2011

Le associazioni della filiera automotive hanno rivolto un appello pubblico agli onorevoli deputati contro l’aumento dell’IPT.

In una nota congiunta, tutte le associazioni della filiera automotive – ANFIA, ANIASA, ASSILEA, FEDERAUTO, UNASCA e UNRAE – hanno reso noto il loro appello al buon senso indirizzato ai membri della Camera dei Deputati, chiamati alla discussione per la conversione in legge del decreto varato dal Governo contro la crisi (art. 1, comma 12 della manovra correttiva che verrà votata in settimana) e contenente, fra le altre disposizioni, l’aumento della IPT (Imposta Provinciale di Trascrizione).

E’ una misura che, secondo le associazioni citate, colpisce duramente gli automobilisti, sia per l’acquisto di autoveicoli nuovi che per l’usato, con un raddoppio dell’IPT anche per vetture di larghissima diffusione.

Tra l’altro, questo nuovo regime di tassazione andrà ad interessare solo i residenti delle regioni a Statuto ordinario, con un’inaccettabile disparità di trattamento rispetto ai residenti in Sicilia, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Province di Trento e Bolzano.

Le associazioni alzano la guardia rispetto a scelte politiche che vedono gli autoveicoli sempre e solamente come “base imponibile” e quasi mai come elemento di sviluppo.

“Questo provvedimento – si legge sul documento inviato dalle associazioni – insiste nel penalizzare gli automobilisti italiani, già vessati da incrementi fiscali che non hanno eguali in Europa (accise sui carburanti, imposta sull’RCAuto, superbollo) e, per come è scritta, colpirà anche gli acquisti di veicoli conclusi prima dell’entrata in vigore della norma.

In concreto, per fare un esempio sugli effetti della manovra, a Milano un’auto da 77 kW che ora paga 181 euro di IPT arriverà a pagarne 352. Scusate s’è poco.

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