Coronavirus in Cina: vendite auto mai così basse dal 2005

La domanda di autovetture a febbraio 2020 è crollata del 79%. Ovviamente, il motivo principale va ascritto alla diffusione del Covid-19.

Il peggior mese negli ultimi quindici anni; in termini assoluti, ciò si traduce in un monte-vendite di appena 310.000 veicoli, e corrisponde ad un -79% in rapporto allo stesso mese del 2019. Ecco, in estrema sintesi, il quadro del mercato auto in Cina relativamente a febbraio 2020 che emerge dal consuntivo mensile a cura della CAAM-China Association of Automobile Manufacturers: il crollo a picco della domanda di autovetture “all’ombra della Grande Muraglia” era tuttavia atteso, se si tiene conto di un -80% che la CPCA-China Passenger Car Association, aveva reso noto nei primissimi giorni di marzo; ed in ogni caso dovuto al diffondersi del coronavirus, che ha provocato un lungo blocco alla produzione nonché, da un punto di vista eminentemente commerciale, pesanti ripercussioni sulle vendite.

Rispetto al consuntivo emerso all’inizio di marzo, tuttavia, il calo del 79,1% delle vendite di autoveicoli messo a segno in Cina a febbraio 2020 viene ulteriormente circostanziato: questo per via del fatto che la China Passenger Car Association, Associazione privata, aveva puntato i propri riflettori soltanto sulla diminuzione della domanda in termini percentuali; mentre il report CAAM amplia il proprio spettro anche su basi statistiche più lontane nel tempo. Ecco, quindi, spiegato il record negativo cui abbiamo fatto cenno, e cioè che mai dal 2005 le vendite di auto in Cina sono state così basse.

Il 2019 si era già concluso con il segno meno

È chiaro che quanto emerso dai consuntivi China Association of Automobile Manufacturers prelude ad una situazione quanto mai delicata per i mesi a venire: il settore dell’auto in Cina aveva in effetti iniziato il 2020 caricato di un fardello di non poco conto (segnatamente: l’8,2% di vendite in meno nell’intero 2019 rispetto all’anno precedente, a causa soprattutto di una frenata al “boom” che per diversi anni ha contrassegnato lo sviluppo economico in Cina e della “guerra dei dazi” con gli USA), tanto che il periodo gennaio-febbraio 2020 si è concluso con un -42% complessivo rispetto al primo bimestre 2019.

Molto è legato al progressivo miglioramento sul fronte contagi

Per l’immediato, le stime appaiono poco lusinghiere: considerato che molto è condizionato dall’evoluzione dell’emergenza da Covid-19, i segnali negativi emersi dai primi due mesi di quest’anno finiranno per pesare ineluttabilmente sui mesi a venire. In questo senso, gli analisti CAAM ipotizzano un primo miglioramento per il corrente marzo (nelle prossime settimane staremo a vedere), ed una graduale ripresa verso quantitativi di vendita maggiormente allineati con il mercato si attende a partire dalla prossima estate. A dare man forte a queste indicazioni, arrivano alcuni segnali sicuramente confortanti: l’azzeramento dei contagi da coronavirus nella provincia dell’Hubei (focolaio da cui l’emergenza, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito pandemia, ha avuto origine) dove hanno sede alcuni dei principali stabilimenti di produzione; e la progressiva riapertura degli impianti.

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