Lancia Trevi Bimotore: due motori bastano?

Il prototipo sviluppato dalla Lancia nel 1984 rappresenta ancora oggi uno dei progetti più ambiziosi e innovativi mai concepiti.

La Lancia si è sempre caratterizzata per l’innovazione tecnologica e per l’adozione di soluzioni avanzate che hanno rivoluzionato il settore dell’auto, come ad esempio la Lambda del 1922 porta al debutto l’impiego della scocca portante e delle sospensioni anteriori a ruote indipendenti, mentre la Augusta del 1933 è la prima auto al mondo con carrozzeria monoscocca. Non stupisce quindi che proprio dal costruttore torinese è stato realizzato un prototipo unico nel suo genere.

Stiamo parlando della Lancia Trevi Bimotore, realizzata nel 1984 da un’intuizione di Giorgio Pianta, collaudatore e capo della squadra corse di Abarth. Come suggerisce il nome, il prototipo – un esperimento per i rally – era dotato di due motori che funzionando insieme consentivano di ottenere la trazione integrale. La base di partenza era la Lancia Trevi VX, che in quel momento rappresentava il top della gamma.

Entrambi i propulsori erano di 2.0 litri da 150 CV ed erano montati in posizione trasversale: il primo era collocato normalmente nel cofano, mentre il secondo in posizione centrale-posteriore, ovvero al posto del divanetto posteriore (su un apposito telaio saldato alla scocca).

Ma come era possibile gestire contemporaneamente due motori sulla stessa auto? Il guidatore disponeva di una unica leva del cambio e di un solo pedale della frizione, perché l’erogazione era affidata ad un sistema elettronico, chiamato a gestire due carburatori contemporaneamente con un comando “drive by wire”. I comandi sul cruscotto invece erano doppi, qui si trovavano due contagiri, e gli indicatori doppi per la temperatura dell’acqua e per la pressione dell’olio. Anche il serbatoio doveva alimentare entrambi i propulsori e per questo era stato spostato nel bagagliaio (la capacità era di 130 litri).

Uno dei problemi principali riguardava il raffreddamento del motore posteriore: vengono così realizzate delle prese d’aria nella parte posteriore della fiancata, un accorgimento che non impediva comunque il veloce surriscaldamento della vettura a motore acceso. L’altro problema era legato alla maggiore massa della vettura, dovuta al peso aggiuntivo del motore e della doppia trasmissione. Forse anche per questo la Lancia Trevi Bimotore restò solo un interessante prototipo e non approdò mai alle competizioni rally.

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