Il Milleproroghe “salva” il Tuning

Elaborazioni più libere grazie ad un maxi emendamento al decreto approvato nei giorni scorsi

Sarà la crisi, che porta, giocoforza, ad allargare alcune maglie della rete burocratica per non ostacolare i mercati già duramente provati. Sarà che in molti Paesi della Comunità europea la pratica del tuning è da sempre molto semplificata rispetto all'Italia.

Sarà per questi motivi (ma forse anche per altri), fatto sta che, nel maxi emendamento al "Decreto Milleproroghe" approvato dalla Camera nei giorni scorsi (e diventato Legge dopo essere già stato licenziato dal Senato), è stato eliminato il nulla osta delle Case costruttrici sulle modifiche tecniche ed estetiche di un certo livello apportate su auto e moto.

Nello specifico, l'articolo 29.3 bis del Milleproroghe indica che "Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti stabilisce con propri decreti norme specifiche per l'approvazione nazionale dei sistemi, componenti ed entità tecniche, nonché le idonee procedure per la loro installazione quali elementi di sostituzione o di integrazione di parti dei veicoli, su tipi di autovetture e motocicli nuovi o in circolazione. I sistemi, componenti ed entità tecniche, per i quali siano stati emanati i suddetti decreti contenenti le norme specifiche per l'approvazione nazionale degli stessi, sono esentati dalla necessità di ottenere l'eventuale nulla osta della casa costruttrice del veicolo di cui all'articolo 236, secondo comma, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, salvo che sia diversamente disposto nei decreti medesimi".

Insomma: il mondo del tuning si appresta a festeggiare con questo provvedimento, che di fatto modifica quanto espresso nell'articolo 78 del Codice della strada (che, perciò, risulta in fase di revisione). Un testo che indica che ogni elaborazione sia sottoposta al rilascio, da parte del costruttore, di un nulla osta "Con visita e prova presso i competenti uffici della direzione generale della Motorizzazione civile".

Detta in soldoni: fino a qualche giorno fa, chi intendeva montare pneumatici di misura più grande rispetto a quanto riportato sul libretto (una delle modifiche più "gettonate") aveva l'obbligo di chiedere il permesso alla Casa costruttrice del veicolo. Ma la faccenda non si esauriva lì: spesso, anzi, capitava che i costruttori non rilasciassero i nulla osta, oppure che facessero trascorrere molto tempo dalla richiesta.

D'altro canto, una prima liberalizzazione era auspicata da tempo anche dall'Unione Europea. Per la precisione, già dall'anno scorso, quando da Bruxelles venne emanato un piano operativo, il Car 21, nel quale si invitava a guardare al tuning (entro certi limiti) come un aiuto alla sicurezza di marcia dei veicoli e degli occupanti (pneumatici, assetti e cinture di sicurezza a quattro punti) e a riconsiderare il mercato dell'elaborazione, che in molte nazioni è fiorente e meno "sovversivo" che in Italia (si pensi, ad esempio, alla Germania e al Tuv, capofila della possibilità di modificare il proprio veicolo semplicemente affidandosi alla certificazione di un Ente esterno al Ministero).

Con il provvedimento adottato dal Milleproroghe, anche l'Italia si avvia verso questo percorso. Sperando, fra le altre cose, che questa novità (per il nostro Paese) contribuisca a risollevare le vendite di accessori.

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di Francesco Giorgi | 05 marzo 2009

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