DR1: un affare da non lasciarsi scappare?

Una compatta italo/cinese superaccessoriata a 7.800 euro è un affare da afferrare al volo o sarà l’ennesima meteora dagli occhi a mandorla?

DR1: un affare da non lasciarsi scappare?

Tutto su: DR DR1

di Fabrizio Brunetti

22 dicembre 2009

Una compatta italo/cinese superaccessoriata a 7.800 euro è un affare da afferrare al volo o sarà l’ennesima meteora dagli occhi a mandorla?

I protagonisti della storia un audace imprenditore italiano Massimo Di Risio e Beijing, colosso simbolo della strabordante aggressività commerciale della nuova Cina e produttore della compatta Chery QQ2.

Il prodotto, promozionato con una campagna di lancio in grande stile, è la DR1, ove DR sta per Di Risio, patron della DR Motor, che la assembla in un nuovo stabilimento in Molise e 1 perché dovrebbe costituire la spina dorsale della gamma del neo produttore.

Dunque una compatta a cinque porte di design gradevole (meno della Chery QQ2 da cui deriva, perché appesantita da una grande mascherina trapezoidale), ben accessoriata e dalle finiture discrete, con un motore euro 4 di 1,3 litri a doppia alimentazione benzina/GPL da 79 CV che le consente prestazioni adeguate.

Le dimensioni sono leggermente superiori a quelle delle dirette concorrenti Suzuki Alto, Chevrolet Matiz, Hyundai i10 e Fiat 600, ma il prezzo – anche con gli ecoincentivi – è purtroppo in linea con le attuali proposte del mercato. Ci saremmo aspettati francamente qualche euro in meno.[!BANNER]

Quelli che per mesi avevano sperato in una vera low cost molisana sono rimasti delusi, al punto che la piccola DR a pochi giorni dal lancio più che un’opportunità da cogliere sembra l’ingannevole richiamo di una sirena!

Non sarà facile per la DR1 ritagliarsi uno spazio nell’affollato segmento delle city car con una qualità costruttiva da verificare e un prezzo molto poco “Nano”.

A fronte di un prezzo d’acquisto che fa risparmiare poche centinaia di euro, nonostante una dotazione di accessori di buon livello, conserva le incognite e gli svantaggi della futura rivendibilità, della rete di assistenza, della continuità nella fornitura dei ricambi, dell’affidabilità e della sicurezza. Certo se costasse tra i 5.000 e i 6.000 euro – a fronte di un equipaggiamento anche meno completo – il discorso sarebbe diverso e il discriminante del prezzo d’acquisto proponderebbe nettamente sul piatto dei pro.