VW e i costruttori europei: insieme contro i coreani

Dopo i roventi scambi di accuse, il timore dell'aggressività di Hyundai/Kia ha ricreato un fronte comune.

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Solo due mesi fa era guerra aperta tra Volkswagen e gli altri componenti dell'ACEA, l'associazione dei costruttori europei.

Gli altri - Fiat, Peugeot/Citroen, Renault, Ford Europe, GM/Opel - attraverso le parole di Marchionne, Presidente dell'associazione, accusavano Volkswagen di praticare una scontistica spregiudicata sui depressi mercati europei.

L'obiettivo sarebbe stato quello di affossare definitivamente gli altri costruttori generalisti concorrenti, molto più colpiti dalla crisi di mercato europea rispetto al costruttore tedesco, che avrebbe compensato gli scarsi o nulli margini europei (le perdite addirittura affermava qualcuno, conti alla mano), con i ricavi dei mercati forti, come quello cinese in cui Volkswagen è leader.

In sostanza un'accusa di dumping, comunque di scorrettezza per approfittare della debolezza degli altri, in particolare Peugeot e Opel.

Fu l'inizio di una guerra tra Wolfsburg e gli altri, con richiesta di dimissioni di Marchionne dal ruolo di Presidente dell'associazione, da cui Volkswagen non si sentiva rappresentata.

Sono passati solo due mesi ed ora è scoppiata la pace. Tutti uniti, conferma unanime di Marchionne alla guida dell'associazione, armonia di posizioni e intenti. Cosa ha realizzato il miracolo?

Il comune timore dell'aggressività, silenziosa e gentile, dei coreani, il gruppo Hyundai/Kia, che in un mercato europeo in calo nei primi 8 mesi del 2012 del 7,1%, ha segnato un progresso del 10,1% per Hyundai e del 23,1% per Kia, vendendo 514.000 veicoli e conquistando il 6% del mercato europeo.

In più GM, che soffre con il disastroso andamento di Opel, con le sue Chevrolet "coreane" prodotte negli stabilimenti ex Daewoo, ha incrementato le vendite europee del 7,8%.

I francesi richiedono a gran voce di ricusare l'accordo del 2011 che liberalizzava le importazioni coreane, perchè evidentemente è difficile vendere auto, specie di marchi generalisti europei, sul mercato coreano e quindi l'accordo favorisce una parte sola, che produce a costi inferiori e con margini superiori e pratica una politica di persuasione del consumatore che utilizza anche la leva dei 7 anni di garanzia (in Corea sono 3).

I coreani rispondono che la maggior parte delle loro auto sono prodotte in stabilimenti europei, circa il 60%, e che quindi l'accordo non c'entra.

Le loro auto conquistano il mercato perchè hanno un rapporto qualità/prezzo favorevole e perchè sono ormai perfettamente allineate ai gusti del consumatore europeo in termini di appeal e qualità percepita.

Fanno notare anche sommessamente che alcuni costruttori europei sono nella doppia imbarazzante veste di costruttori europei e coreani, come appunto GM con Chevrolet e Renault che proprietaria di Samsung Motors, proprio in Corea produce Koleos e Latitude.

Insomma difficile che, nonostante le lamentele e la dura posizione del governo francese, l'accordo venga rigettato. Anche perchè il coreani sono operatori finanziari importanti in altri settori, anche strategici, del mercato europeo.

Ecco allora la ritrovata serenità e compattezza degli europei. La minaccia fa accelerare l'attuazione e la ricerca di accordi e collaborazioni.

Tipico quello importante tra Mercedes e Renault da cui nasceranno per il marchio premium tedesco la nuova gamma Smart, la 4 posti in particolare, da produrre in Slovenia, e una famiglia di piccoli motori 4 cilindri a benzina, fondamentale per la famiglia classe A che sfornerà nove varianti.

Per Renault la possibilità di utilizzare piattaforme Mercedes per tornare in gamma alta e il tentativo di riesumare il marchio Datsun per una supereconomica da 3.000 dollari che tenta di riuscire dove la Tata Nano è fallita.

Altri, come Fiat, scartate le ipotesi Peugeot e Opel, entrambe malate gravi, cercano una partnership stabile con i giapponesi, Suzuki e Mazda e dobbiamo aspettarci probabilmente annunci a breve, forse già entro l'anno.

BMW e Audi puntano sempre più sulle piccole e anzi BMW attuerà una vera e propria rivoluzione culturale e tecnica, di cui a Parigi si è avuta l'anteprima con la concept Active Tourer.

Dalla nuova famiglia a trazione anteriore e dal tre cilindri, avrà vita una gamma di 10/12 modelli condivisi con Mini, ma che per la prima volta vedranno la discesa in campo della casa di Monaco nel segmento B e con una trazione anteriore.

Da una situazione di crisi così grave, c'è da attendersi una veloce rivoluzione dei marchi europei, spasmodicamente alla ricerca di mercati ed economie di scala e stretti nella morsa sempre più stretta dei limiti alle emissioni.

Sullo sfondo la minaccia dei coreani che contano di poter competere nel 2018 per la leadership globale e comunque di poter entrare tra i primi tre costruttori.

Se il trend degli ultimi tre anni continuerà con lo stesso passo, ci riusciranno e la centralità storica dei costruttori europei subirà un altro duro colpo. 

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di Fabrizio Brunetti | 10 ottobre 2012

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