Peugeot e Opel... una discesa sempre più ripida

Crisi profonda a pochi mesi dall'annuncio dell'intesa tra i due costruttori: Peugeot annuncia 8.000 esuberi, mentre GM Europe licenzia il CEO.

Nuova Peugeot 208

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Il 6 luglio la comunicazione ufficiale degli sconfortanti dati del primo semestre 2012, una settimana dopo quello della chiusura nel 2014 della fabbrica di Aulnay e di 8.000 esuberi, quando solo fino al marzo scorso la previsione più cupa era di 4.000.

Non è finita, la mossa successiva sarà con tutta probabilità il "dimissionamento" di Philippe Varin, Direttore Generale e AD di Peugeot, da tre anni alla guida del Gruppo. Il dato non è stato ancora comunicato ufficialmente ma Peugeot avrebbe cumulato perdite nel primo semestre 2012 per oltre 700 milioni di euro. Tanto per avere un'idea la ricapitalizzazione ricavata dall'acquisizione da parte di GM del 7%, soltanto tre mesi fa, valeva 1 miliardo di euro, quasi totalmente bruciati solo dal risultato negativo del primo semestre e il secondo non si prospetta migliore. La quota di mercato in Europa è scesa sotto la soglia del 7%, le vendite globali giù dell'8,1%.

Il dato immatricolazioni Europa maggio 2012/maggio 2011 poi è ancora più disastroso, con un decremento del 18,4% del marchio Peugeot e del 20,9% del marchio Citroen e questo nonostante il lancio della 208 e della DS5. Fanno peggio solo Alfa Romeo - che al momento vive della sola Giulietta in attesa della nuova gamma che partirà proprio dalla nova Mito - e Mitsubishi, anch'essa alle prese con un prossimo rinnovo di gamma e alla ricerca di alleanze. Ma tra i grandi costruttori Peugeot segna le performance peggiori, peggio di Nissan-Renault (-16,3%), molto peggio di Ford (-12,6%), del marchio Fiat (- 11,6%) che però al calo di Alfa Romeo contrappone come gruppo, in un mercato in calo medio dell'8,4%, il progresso di Lancia (+ 1,1%) e lo strepitoso incremento di Jeep (+ 31%). 

Dunque maglia nera per Peugeot che brucia liquidità con un'accelerazione preoccupante, alla media di 200 milioni di euro al mese, proprio nel momento in cui col suo prodotto principe, la nuova 208, e le Citroen della serie DS dovrebbe macinare utili. Il problema di Peugeot rispetto ai concorrenti è che deve il 60% del suo risultato proprio alla recessiva Europa, quella del sud in particolare, con Francia, Spagna e Italia in calo. Nel frattempo il promettente mercato cinese è vistosamente rallentato, Peugeot ha difficoltà e risultati marginali in Brasile, cresce solo nel povero mercato del Magreb.

E ora che succederà? I frutti del doloroso accordo con GM, che ha fatto perdere indipendenza al Leone per la prima volta nella sua bicentenaria storia, non arriveranno prima del 2016. Ma sopravviverà Peugeot sino al 2016 se la china intrapresa dovesse continuare con questa accelerazione? E pensare che Varin al Salone di Ginevra del 2011, poco più di un anno fa aveva presentato un piano quadriennale che sfidava Volkswagen e Toyota per la posizione di leader globale dell'automotive. Logico aspettarsi le sue prossime dimissioni, specie ora che ha perso l'appoggio della famiglia Peugeot, ancora in possesso del 25% delle quote societarie, ma che rappresenta il 38% dei diritti di voto.

Tanto più imbarazzante la presenza di Varin, dopo le improvvise dimissioni del tedesco Karl Friedrich Stracke, Presidente di GM Europe e Capo di Opel, silurato con una nomina ad "incarichi speciali" proprio a ridosso dell'annunciato piano di ristrutturazione dello sfortunato marchio tedesco, che l'anno scorso ha cumulato oltre 600 milioni di euro di perdite ed ha performato tra le peggiori nel primo semestre di quest'anno.

Il secondo costruttore europeo non è più il secondo e rischia di scivolare giù nelle posizioni in classifica sino a quella fatidica soglia al di sotto della quale gli analisti pronosticano l'acquisizione (il valore di Peugeot sarebbe di circa 2,3 miliardi di euro e General Motors, ammesso che ne abbia l'intenzione, ha una forte liquidità nonostante la palla al piede Opel), o l'ingresso del "pubblico" con i rischi e le difficoltà  rispetto alle norme antiprotezionistiche dell'Unione, o addirittura il fallimento.

In questa situazione la fiducia che GM riponeva nella recentissima alleanza con Peugeot per trovare una via di soluzione al problema Opel (perdite costanti, costi di produzione e  sviluppo, sovraccapacità produttiva) è rapidamente svanita e anche il destino di Opel/Vauxhall a questo punto torna incerto e carico d'incognite.

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di Fabrizio Brunetti | 16 luglio 2012

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