La soluzione alla crisi? Fare a meno dell’auto

Un dossier di Legambiente sui quartieri a basso tasso di motorizzazione nel mondo. E fra un po’ anche a Milano…

La soluzione alla crisi? Fare a meno dell’auto

di Redazione

27 febbraio 2009

Un dossier di Legambiente sui quartieri a basso tasso di motorizzazione nel mondo. E fra un po’ anche a Milano…

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L’auto è in crisi? Vanno benissimo gli incentivi, nel breve periodo, ma a lungo termine, la cosa migliore sarebbe eliminare alla radice il problema.

Ovvero, eliminare le auto. O meglio, come spiegano gli esperti di Legambiente, costruire città che facciano a meno delle automobili o le usino solo il minimo indispensabile.

Affermazioni che sembrano quasi utopistiche, ma che sono il frutto di approfonditi studi sociologici e urbanistici e traggono spunto da casi reali esistenti in numerosi paesi europei. Sono contenute e argomentate nel dossier “Costruire città senz’auto“, presentato da Legambiente a Milano, alla Fondazione Riccardo Catella in occasione dell’anniversario del Protocollo di Kyoto.

Spazi rubati

Secondo lo studio occorre spostare la mobilità dall’auto privata a modalità più efficienti: mezzi collettivi, elettrici, su rotaia, trasporti a propulsione umana (bici, piedi) e l’auto solo quando serve, con formule on demand: taxi, noleggio o car sharing.

La mobilità del futuro sarà sempre più fatta di soluzioni flessibili, tagliate sulle esigenze del momento, che evitino l’inutile consumo di territorio di un sistema basato su auto di proprietà che rimangono ferme in parcheggio per il 90% del tempo. Occupando, fra l’altro, un mucchio di spazio.

Basti pensare che un posto macchina misura 2×5 metri, ossia 10 mq: ciò vuol dire che, per esempio, in una città come Milano per far posto alle 800.000 auto che arrivano ogni giorno da fuori città, più le 820.000 vetture dei residenti, in tutto si sacrificano alla sosta oltre 16 milioni di mq: 2250 campi da calcio, quasi il 10% del territorio cittadino.

Un’area immensa, che potrebbe invece essere destinata al verde pubblico, a marciapiedi più larghi, a spazi ludici per i bambini che non sarebbero così condannati a restare a casa a ingrassare davanti alla playstation.

L’occasione dell’Expo

Milano però non è certo un caso isolato, in Italia. Il nostro Paese, malgrado i suoi centri storici e le tante città d’arte non certo a misura d’auto, ha uno dei più alti indici di motorizzazione al mondo, in continua crescita: eravamo a 501 autovetture ogni 1000 abitanti nel 1991, siamo giunti a 598 nel 2006. In tutto il mondo ci superano solo Stati Uniti (760), Lussemburgo (659), Malesia (640) e Australia (610).

Proprio dal capoluogo lombardo, però, potrebbe partire la riscossa. Già nel dossier di candidatura che Milano ha presentato per ospitare l’Expo, era contenuta una novità importante: chiunque vorrà arrivare al quartiere espositivo nel corso dei 6 mesi di attività dell’esposizione (da maggio a ottobre 2015), non potrà farlo in automobile.

Per realizzare questo obiettivo si dovranno costruire due nuove linee della metropolitana, una stazione ferroviaria, piste ciclabili, nuovi parcheggi di corrispondenza, e si dovranno predisporre autobus e bus navetta.

E il quartiere dell’Expo, una volta finita la fiera, potrebbe diventare il primo nucleo car free d’Italia, sul modello di quanto già accade in vari paesi europei.

Gli esempi europei

Gli esempi non mancano: nel distretto di Vauban a Friburgo, ad esempio, un’area che comprende circa 2000 edifici, non ci sono parcheggi liberi per le auto. Chi ne possiede una deve contribuire al costo delle infrastrutture che l’uso dell’auto richiede. Oppure nel quartiere GWL Terrein di Amsterdam, tra un edificio e l’altro invece di strade carrabili e parcheggi ci sono sentieri, piste ciclabili e prati.

A Vienna esiste l’esperienza consolidata dell’Autofrei Siedlung (“insediamento senz’auto”) di Nordmanngasse, un’area residenziale a 8 km dal centro, composta da 250 unità abitative e ben servita dai mezzi pubblici. I 600 abitanti circa di questo insediamento al momento della firma del contratto si impegnano a non possedere un’auto propria.

A Londra, BedZED (Beddington Zero Energy Development) è un quartiere autosufficiente dal punto di vista energetico e a bilancio zero di emissioni di anidride carbonica. Costruito su un’area dismessa a sud di della metropoli, BedZED è costituito da un centinaio di alloggi, in affitto o in proprietà, da 3000 metri quadrati di uffici, negozi, impianti sportivi, una caffetteria, un centro medico-sociale e un asilo nido.

L’insediamento è stato realizzato adottando gli accorgimenti più avanzati nel campo dell’edilizia sostenibile, del risparmio idrico e della gestione dei rifiuti. Per quanto riguarda la mobilità, si è puntato innanzitutto a ridurre il fabbisogno di spostamenti, per esempio promuovendo lo shopping via internet e realizzando strutture di interesse commerciale, sociale e ricreativo all’interno dell’area.

Si sono rese disponibili alternative all’uso privato dell’automobile, come un parco di auto gestite in car sharing e car pooling. Una mini flotta di scooter elettrici, inoltre, consente di soddisfare le esigenze di brevi spostamenti.

La mostra

Queste e altre esperienze di rilievo di urbanistica “verde” saranno presentate all’interno di “Green Life: costruire città sostenibili“, una mostra internazionale curata da Legambiente sugli eco-quartieri e le città europee che hanno intrapreso politiche avanzate dal punto di vista della sostenibilità.

La mostra, che vuole essere un passo nella progettazione del futuro quartiere di Expo 2015 e uno stimolo per la nascita di quartieri “sostenibili” in tutta Italia, è organizzata in collaborazione con l’Istituto Ambiente Italia e la Triennale di Milano e aprirà i battenti nel febbraio 2010.