Contratto di governo 2018: verso gli incentivi per le auto elettriche?

Il documento programmatico firmato da MoVimento 5 Stelle e Lega contiene specifici progetti rivolti ad una graduale quanto concreta diffusione di veicoli elettrici e ibridi. Ecco tutti i dettagli.

Contratto di governo 2018: verso gli incentivi per le auto elettriche?

di Francesco Giorgi

18 maggio 2018

Auto elettriche ed ibride, nuovo atto. In Italia arriverà una concreta “messa in fase” di progetti di graduale passaggio a sistemi di trasporto sempre più rivolti alla ecosostenibilità? Lo sapremo più avanti. Nel frattempo, a farsi un’idea di cosa possiamo aspettarci viene in aiuto il testo definitivo del Contratto di Governo presentato nelle scorse ore da MoVimento 5 Stelle e Lega: una sessantina di pagine che comprendono tutte le “voci” indicate dai due schieramenti quali programmi da attuare nella eventuale legislatura.

Il documento programmatico (consultabile a questo link) mette in evidenza, al punto 27 e sotto il titolo “Trasporti, Infrastrutture e Telecomunicazioni”, la questione relativa al futuro della mobilità in Italia secondo la “vision” M5S-Lega, e che – alla luce delle recenti indicazioni internazionali – potrebbe orffrire all’Italia un deciso giro di vite in materia di mezzi di trasporto: un argomento che – se ci si riferisce ai sistemi di propulsione “eco friendly” – vede il nostro Paese piuttosto indietro in confronto ad altre Nazioni europee. Non si tratta, ovviamente, di un piano “definitivo”, quanto di una serie di proposte, che in ogni caso potrebbero anche non essere prese in considerazione qualora l’accordo fra MoVimento 5 Stelle e Lega non vada a buon fine. È tuttavia importante nel suo genere, in quanto definisce delle linee guida rivolte ad un avvicinamento politico-amministrativo per l’Italia, in materia di circolazione “green”, a quanto datempo risulta sui taccuini delle priorità di altri Paesi.

Niente cifre – nel Contratto di Governo non se ne parla, a differenza di quanto espresso (prima delle elezioni del 4 marzo scorso) in una intervista radiofonica dal candidato premier M5S Luigi Di Maio che individuava l’obiettivo di un milione di auto elettriche in circolazione nel 2020, traguardo in effetti piuttosto ottimistico -; piuttosto, anche in linea con quanto indicato nei mesi scorsi dalla sindaca di Roma Virginia Raggi in merito alla messa al bando dal 2024, nelle aree del centro della Capitale, delle auto private alimentate a gasolio, vengono messi “nero su bianco” una serie di proponimenti incentrati su due macro-obiettivi: l’incentivo all’acquisto di autoveicoli elettrificati e, parallelamente, un graduale “abbandono” delle auto a gasolio o, in ogni caso, più inquinanti.

Il testo indica, espressamente: “In tema di mobilità sostenibile è necessario avviare un percorso finalizzato alla progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina, al fine di ridurre il numero di veicoli inquinanti e contribuire concretamente al conseguimento e miglioramento degli obiettivi contenuti nell’accordo di Parigi”, ovvero l’agreement raggiunto nel dicembre 2015 e da attuare a partire dal 2020, che contiene i progetti a medio-lungo termine per limitare il riscaldamento globale.

E ancora: “È prioritario utilizzare strumenti finanziari per favorire l’acquisto di un nuovo veicolo ibrido ed elettrico a fronte della rottamazione-vendita di un mezzo con motore endotermico o per interventi di retrofit per veicoli a combustione interna”.

Per quanti da tempo si dichiarano aperti a questo cambiamento, si tratta di una buona notizia che, in soldoni, si traduce in un concetto semplice semplice: con il reperimento di risorse economiche adeguate (leggi: incentivi), sarà più possibile provvedere ad un concreto processo di maggiore diffusione dell’auto elettrica e ibrida (e, si spera, anche alimentata dai più “tradizionali” GPL e metano). Appare interessante l’indicazione relativa ai sistemi di concessione di tali bonus, nonché ai “meccanismi premiali” finalizzati all’adozione, da parte dei cittadini, di veicoli a basse – o del tutto assenti – emissioni di CO2 e di NOx: “Il contributo concesso, che dovrà essere attentamente aggiornato sulla base del tasso di diminuzione dei prezzi internazionali delle vetture elettriche, servirà anche come volano per il rafforzamento della presenza sul territorio di un sistema di vendita e dell’infrastruttura di ricarica”. Come dire: in una prima fase, il progetto di incentivi potrebbe essere in proporzione più elevato rispetto a step successivi, che tengano conto di una graduale maggiore diffusione dell’auto elettrificata nel parco circolante italiano a medio termine.

Quanto a provvedimenti accessori di incentivazione all’utilizzo di “mezzi a bassissime emissioni” (come li definisce il documento di programma), il Contratto di Governo M5S-Lega indica che “Risulta necessario introdurre o sperimentare anche altre azioni di accompagnamento, quali ad esempio meccanismi premiali per l’incentivazione dei mezzi a bassissime emissioni, applicando la regola comunitaria del “chi inquina paga”.

Più specifico allo sviluppo dell’auto elettrica è il paragrafo nel quale si individua la necessità di provvedere all’adozione di strumenti concreti per la maggiore diffusione dei veicoli a zero emissioni: “Il Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica deve divenire uno strumento dinamico in grado di intercettare e risolvere in tempi rapidi le problematiche relative ad eventuali carenze infrastrutturali, sia a livello nazionale che locale, per contribuire attivamente allo sviluppo della mobilità elettrica”.

Parlando di veicoli ad uso privato, il Contratto di Governo MoVimento-Lega tiene conto anche degli altri sistemi di circolazione, primo fra tutti l’utilizzo condiviso a flusso libero delle autovetture: “È necessario concedere spazi pubblici per il car sharing a fronte di quote crescenti di vetture elettriche nella flotta”. E “Occorre incentivare lo sviluppo delle reti ciclabili urbane ed extra urbane e di un sistema di bike-sharing capace di integrare differenti sistemi di mobilità su ferro e su gomma. Le ciclostazioni dovrebbero essere presenti in prossimità dei parcheggi intermodali, delle stazioni ferroviarie, metropolitane e degli autobus, nonché prossime ai siti di interesse turistico”.