Consultazioni, i leader di partito che rinunciano all’auto blu

Alle prime giornate di colloquio con il Capo dello Stato sembra ci sia una generale preferenza verso la salutare “passeggiata” a piedi. Un report ministeriale indica che le auto blu sono diminuite. È davvero così?

Consultazioni, i leader di partito che rinunciano all’auto blu

di Francesco Giorgi

06 aprile 2018

Alle consultazioni si va tutti senza auto blu. Quasi tutti: tranne alcune eccezioni, i leader di partito che nelle si sono recati al Quirinale per l’esame delle possibilità di governo di fronte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno messo in evidenza a cronisti, passanti e turisti, un invidiabile “gioco di gambe”. Come dire: tutti a piedi, il rito della passerella a bordo della “berlina di rappresentanza” (una consuetudine che, da diversi anni, viene considerata come uno degli sprechi di denaro pubblico più evidenti, forse anche perché sotto gli occhi di chiunque) sembra superato. O meglio: magari questa è la nuova moda, che i dirigenti di partiti e movimenti impegnati in questi giorni di colloqui post-votazioni stanno facendo propria.

O forse sarà stato il clima generale – una volta tanto, per nulla “abbottonato” – ad aver messo maggiormente in evidenza questa “nouvelle vague”. Hanno fatto notizia, come ampiamente riportato dagli organi di stampa, l’ascesa a piedi dei pentastellati Luigi Di Maio, Giulia Grillo e Danilo Toninelli, anticipati di qualche giorno dal neo-presidente della Camera Roberto Fico; così come la “passeggiata” del leader della Lega Matteo Salvini. “Appiedata” anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che si è presentata, a fianco del capogruppo alla camera Fabio Rampelli, “col caval di San Francesco” all’appuntamento con il Capo dello Stato. Idem i rappresentanti “Dem”, dal presidente Matteo Orfini al capogruppo alla Camera Graziano Delrio all’attuale segretario reggente Maurizio Martina. Soltanto Silvio Berlusconi, Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini (Forza Italia) hanno preso posto in un’auto, che poi è servita loro per lasciare il Quirinale e rientrare a Palazzo Grazioli.

In sostanza: le auto blu “danno fastidio”? Si vuole, a livello rappresentativo, uniformarsi ad una consuetudine (appunto: quella della “berlina”, ma in questo insieme vanno considerate anche tutte le vetture in uso agli uffici pubblici) da tempo nel mirino di quanti chiedono concreti tagli alle spese della politica? Vale la pena ricordare, in questo senso, come già nel 2012 vi fu una prima “battaglia” per la loro riduzione; e come, all’inizio del 2014, l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi diede il via ad una “campagna di alienazione” per alcune auto blu, messe all’asta su Ebay. Fu, quello, un primo passo verso una dichiarata maggiore sobrietà, da parte dei rappresentanti del Governo.

In questi giorni, emergono le elaborazioni sul monitoraggio effettuato dal Ministero per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione in materia di “auto blu”. Dati alla mano, nel 2017 il loro numero è diminuito di 774 unità rispetto all’anno precedente (29.195 contro 29.969 del 2016): una diminuzione che si accompagna (come riportato da un “lancio” Ansa) ad un “Incremento del numero dei rispondenti”. In buona sostanza, e con l’ausilio delle cifre, gli enti pubblici che nel 2017 hanno comunicato al Ministero guidato da Marianna Madia i dati relativi alle vetture in dotazione agli uffici pubblici sono stati il 68% del totale (59% nel 2016). In particolare, sono stati acquisiti i dati relativi al 100% delle Amministrazioni Centrali dello Stato e delle Agenzie fiscali e ad oltre il 90% per Regioni e Province autonome (complessivamente oltre il 94%) Amministrazioni provinciali (93%) e Comuni capoluogo ( circa il 97%).

Le sole “auto blu”, cioè quelle con autista, nel 2017 erano 3.068, cioè il 10,4% del totale (e, fra queste, il 3,6%, cioè 1.065, in uso esclusivo, e 2.003 unità, ovvero il 6,8%, in uso non esclusivo). Le auto blu “vere e proprie”, rappresentano quindi una piccola percentuale sul quantitativo globale, peraltro risultato in calo dei Comuni capoluogo, negli enti pubblici nazionali, nelle province e città metropolitane e nelle Asl (rispettivamente 28, 119, 195 e oltre 2.000 in meno, seppure in quest’ultimo caso si tratta di una generale “sforbiciata” dai precedenti inserimenti di autovetture non classificabili come “auto blu” in quanto destinate a servizi sanitari). Sarebbero, al contrario, in aumento le vetture in uso nelle amministrazioni statali (+3), nelle agenzie fiscali (+14, seppure qui con la novità della Riscossione), nelle amministrazioni comunali (+703, che il Ministero giustifica in base ad una più ampia adesione al censimento) e regionali (+112, qui in conseguenza del passaggio delle competenze provinciali).

In conclusione, il Ministero della Pubblica Amministrazione osserva come, rispetto al tetto di 5 vetture previsto dal decreto del 2014, “La quasi totalità delle amministrazioni centrali ha un parco auto, in uso esclusivo e non esclusivo, con autista pari a o inferiore a 5 autovetture”. Tale limite, osserva il report ministeriale, risulterebbe tuttavia “sforato”, anche se di poco, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (7 auto blu) e dal Ministero degli Affari esteri (9), mentre più consistente è l’eccedenza da parte dell’Agenzia delle Entrate (25 unità in uno non esclusivo con autista). Passando ai Comuni capoluogo (il 97% dei quali ha risposto al censimento), che non sono soggetti al limite delle 5 vetture con autista in uso esclusivo e non esclusivo, il primato spetta a Roma, con 124 unità che salgono a 139 nel caso delle vetture senza autista, davanti a Messina (25 con autista su un totale di 56), Palermo (24 su 33) e 17 per Milano (su 21), Napoli ed Oristano. Relativamente al computo totale delle auto a disposizione delle amministrazioni dei Comuni capoluogo, dunque tenuto conto anche di quelle senza autista per le quali d’altro canto non c’è alcun limite neanche a livello amministrativo centrale, il primato è di Torino, con 233 unità, seguita da Firenze a quota 109.

Secondo un servizio pubblicato nelle scorse ore da Wired, nel 2014 – ovvero all’epoca dell’emanazione del decreto che dava un limite alle auto in servizio agli uffici pubblici – le auto di Stato in circolazione erano 54.542; di queste, 5.902 erano “effettive” auto blu. Il magazine, riferendosi ad una analisi effettuata dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano (qui il link al documento),  mette in evidenza, a questo proposito, come proprio il decreto ministeriale del 25 settembre 2014 abbia, modificando i parametri di computo delle auto di Stato da sottoporre al censimento obbligatorio, escluso tutte le auto di interi comparti della P.A. (come quelle in dotazione ai vigili del fuoco e all’Anas, nonché per le rappresentanze diplomatiche e consolari all’estero) oltre ai veicoli registrati per servizi di sicurezza, salute, interventi stradali, per la difesa e per le ispezioni fiscali. Sarebbe rilevante il “taglio” alle auto in dotazione a Ministeri e Presidenza del Consiglio: da 1.210 del 2014 a 61 del 2017, indicato come “Improbabile” dai ricercatori dell’Università Cattolica di Milano: potrebbe essere, in questo senso, che le auto scomparse dal computo siano state trasferite a impieghi istituzionali e, quindi, effettivamente “cancellate” dal totale delle auto blu così come dal totale delle vetture in dotazione agli uffici pubblici.