Tata Nano: ok al primo crash test europeo

La citycar indiana ha superato molto bene le prove di impatto della britannica MIRA. Si attende il crash test Euro NCAP

Guardatela: non è nemmeno così malridotta come ci si aspetterebbe, abituati come siamo all'assonanza "economico = poco solido". E, va detto, questo è un bel colpo, in tutti i sensi..., per l'orgoglio dei Costruttori europei, che spesso e volentieri farciscono le proprie citycar con gadget e accessori a volte superflui. E tengono in conto secondario che, con il panorama attuale dei mercati, il minimal è un modo di vivere, più che un aggettivo.

Questo cappello introduttivo serve per spiegare che, nei giorni scorsi, la Tata Nano, la discussa citycar indiana da 1800 dollari (anche se in Europa costa un poco di più, ma questo è un altro discorso) ha superato il primo crash test europeo. E, a giudicare dalle immagini, lo ha superato bene: il corpo vettura ha "tenuto" abbastanza bene, l'abitacolo sembra rimasto integro.

La prova è stata condotta presso le strutture della MIRA, in Gran Bretagna, dove la piccola indiana è stata condotta per il proprio "battesimo del crash test". Oggetto della prova è stato un impatto frontale, avvenuto a 56 km/h, e un urto laterale. Per entrambi, il risultato è stato giudicato positivo, e questo conferma i test che erano stati effettuati, nei mesi scorsi, in India dalla stessa Tata.

A questa prova va fatto un piccolo appunto: non ci sono le rilevazioni, in termini di "stellette", né dei giudizi dettagliati. Ci si basa su un commento finale, dal quale viene evidenziato che la Tata Nano potrebbe risultare idonea all'omologazione in Gran Bretagna.

Un po' poco, in effetti; anche se va detto che la vettura utilizzata nei crash test della MIRA è una Nano prodotta per il mercato interno indiano (la "famosa" Nano da 1800 dollari, per intenderci). Non si tratta, dunque, della Nano Europa che il Costruttore indiano ha pensato per il mercato nel nostro Continente, e che quindi deve essere sottoposta ai test Euro NCAP.

Fonte: Autocar

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di Francesco Giorgi | 15 luglio 2009

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