Batterie al sale: il futuro dei sistemi di accumulo per l’auto elettrica?

Un progetto messo a punto da un team di ricercatori della Stanford University prevede l’impiego di ioni di sodio al posto del litio: obiettivo, ridurre i costi di produzione. Si studia la densità energetica in rapporto al volume.

Batterie al sale: il futuro dei sistemi di accumulo per l'auto elettrica?

di Francesco Giorgi

20 ottobre 2017

Lo sviluppo della propulsione elettrica ed elettrificata, sempre più “centrale” fra le strategie programmate dai big player del comparto automotive, presuppone lo studio di tecnologie powertrain via via sofisticate. Fra le questioni di primo piano legate ai  nuovi sistemi di accumulo, sono da tenere ben presenti i costi di estrazione delle materie prime, nonché l’efficienza dei sistemi stessi.

Ad oggi, le batterie agli ioni di litio dominano il settore. Tuttavia, le major sono costantemente alla ricerca di nuove metodologie per ottimizzare le spese e, nel contempo, garantire ai moduli di propulsione una resa adeguata.

Fra le novità che un giorno potrebbero risultare adatte agli impieghi automotive, ci sono i sali di sodio: presenti in natura in elevate quantità, sono perciò reperibili facilmente e senza che sia necessario sostenere ingenti spese per la loro estrazione.

Un progetto relativo alla produzione di batterie al sodio è stato messo a punto dalla californiana Stanford University: un team di ricercatori ha progettato un sistema che, con questa tecnologia, consentirebbe la produzione di accumulatori più economici rispetto al litio (i costi, dati alla mano si ridurrebbero fino all’80%) e più efficienti.

Recenti studi, condotti da alcune Università, hanno portato – con ulteriori tecnologie – allo sviluppo di batterie potenzialmente in grado di sostituire il litio per l’accumulo di energia (nei giorni scorsi, una Start-up di oltremanica ha ottenuto dall’Università britannica di Oxford il brevetto relativo ad un progetto di batterie agli ioni di carbonio, meno capacitive all’accumulo rispetto a quelle al litio, tuttavia più rapide nella ricarica).

L’innovazione studiata dalla Stanford University prevede l’impiego di un catodo di sodio, nel quale gli ioni – caricati positivamente – vengono legati ad un anodo di fosforo e agli ioni di mio-inositolo.

In questo modo, spiegano i ricercatori californiani – pur ammettendo (come è stato riportato su “Nature Energy”) che al momento “Il litio offre le migliori prestazioni; però, a causa del fatto che è un materiale raro e costoso, occorre trovare nuovi sistemi di accumulo dalle prestazioni accettabili ma soprattutto a basso costo” -, il procedimento permetterebbe un elevato flusso di elettroni.

All’appello mancano i dati relativi alla densità di carica rapportata al volume: una “voce” sulla quale i ricercatori si trovano in fase di studio, e che potrebbe risultare cruciale in vista di un impiego delle batterie al sodio per autotrazione.