GM: i dirigenti si liberano delle azioni in loro possesso

Bob Lutz e alcuni dirigenti General Motors hanno venduto i titoli in loro possesso. Bancarotta vicina?

General Motors sempre più vicina alla bancarotta, con la vendita di 315 mila dollari di titoli attuata, nei giorni scorsi e comunicata solo questa mattina, da alcuni dirigenti del Gruppo di Detroit, secondo quanto riportato dalla Reuters.

Una mossa che ha avuto come attori Bob Lutz, ex Vice Presidente e attualmente in carica a Detroit come "consulente"; Thomas Stephens, successore di Lutz alla poltrona numero due dell'ex gruppo automobilistico più grande del mondo; Troy Clarke, Presidente della Divisione Nord America della GM; Ralph Szygenda, Responsabile del Reparto Informazioni; Gary Cowger, dirigente alla Produzione; e, come ideale liaison con il vecchio continente, il Capo degli Affari Europei Carl-Peter Forster.

Il gruppo, tra venerdì scorso e ieri, si è liberato dai propri portafogli di un monte azioni della General Motors per una somma di 315 mila dollari complessivi: il solo Lutz ha venduto il proprio patrimonio di titoli del Gruppo (81.360 azioni del valore di 130.989 dollari) ad un prezzo di chiusura di 1,61 dollari.

Un'operazione difficilmente comprensibile, dato che qualsiasi dirigente avrebbe l'interesse a far sì che i titoli azionari in proprio possesso dell'azienda per la quale lavora puntino al rialzo. A maggior ragione quando c'è il serio rischio di una bancarotta, o di una ristrutturazione che non coinvolga i Tribunali, che non permetterebbero agli attuali finanziatori di rilasciare sul mercato nuove azioni per pagare i creditori.

Riguardo alla General Motors, l'ammontare delle azioni varrebbe, come è logico supporre, ancora di meno nel caso di una bancarotta o dell'avvio di una divisione dei titoli ai creditori guidata dal Dipartimento del Tesoro USA, secondo quanto comunicato dalla stessa General Motors.

Lutz "e soci" hanno approfittato della possibilità data ai massimi dirigenti dell'azienda, a conseguenza dell'apertura del dossier trimestrale redatto dalla GM assieme alla SEC (Security and Exchange Commission: la Commissione per i Titoli e gli scambi equivalente della "nostra" Consob), di operare una "trading window", ovvero una nicchia nella quale effettuare delle transazioni, secondo quanto dichiarato da Julie Gibson, portavoce del Gruppo.

E' da notare che, solo fino a pochi giorni fa, le restrizioni sull'insider trading avevano vietato ai massimi dirigenti della GM di vendere i titoli aziendali in proprio possesso e per la maggior parte dell'anno in corso. Un provvedimento reso necessario dal precipitoso piano di ristrutturazione da attuare sotto la supervisione delle Commissioni istituite dall'amministrazione Obama. Come dire: la "mossa"compiuta dagli executive della General Motors può anche essere lecita, ma di sicuro è destinata ad aumentare il rischio di bancarotta per il Marchio di Detroit: sempre meno gigante, sempre più dotato di piedi d'argilla.

Di una qualità mediocre, peraltro, data la intempestività della mossa di Lutz e degli altri dirigenti, avvenuta proprio ora che la GM è al centro della querelle per la cessione delle quote capitale che vede, da un lato, la Fiat disposta a organizzare una nuova società assieme a GM e Chrysler per la "riqualificazione" della Opel. Dall'altra, la Magna International, il gruppo austro-canadese interessato ad acquisire il 20 % delle quote capitale dell'Azienda di Detroit; e, in terza battuta, una cordata russa ("capeggiata" dalla GAZ), anch'essa disposta ad intervenire per il salvataggio dei Marchi della General Motors.

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di Francesco Giorgi | 12 maggio 2009

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