10 anni di smart

La city car tedesca che ha cambiato il traffico nel 2009 ha passato il decennio di vita. Breve storia della smart

10 anni di smart

di Francesco Giorgi

03 agosto 2009

La city car tedesca che ha cambiato il traffico nel 2009 ha passato il decennio di vita. Breve storia della smart

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Non ci sono mezze misure: o piace o non piace. C’è chi ne decanta le doti di praticità, di estrema agilità, una tipica city car in grado di destreggiarsi al meglio nel traffico, ma non per questo di fare la figura della lumaca in autostrada, grazie ad una motorizzazione da sempre piuttosto “spinta”. D’altro canto, non mancano i detrattori: è troppo poco “auto”, per chi la giudica piccola piccola. Forse in maniera eccessiva.

E però, la smart ha superato un doppio traguardo: quello dei suoi primi dieci anni di vita e il milione di esemplari venduti. Una buona parte dei quali (273.000) in Italia, che si dimostra Paese di riferimento fra le 37 nazioni nelle quali la smart viene venduta.

Il successo italiano

Anzi, ancora nel 2008 le vendite in Italia della smart hanno raggiunto il terzo posto nel segmento delle city car, con un aumento del 6,2% rispetto all’anno precedente, dietro la Panda e la 500 e davanti alla C1, alla Peugeot 107 e alla Toyota Aygo. Prodotta nella classica versione due posti, proposta in un accattivante vestito da coupé-hard top – la Roadster – , imborghesita con quattro porte e quattro posti – la ForFour – , benzina, diesel e dal 2010 anche elettrica: dalla fine del 1998 il percorso della smart procede diritto.

Con qualche passo falso: il calo di vendite che si verificò nel 2005-2006, segno che il progetto originario iniziava a mostrare i suoi anni; in quell’occasione, la Mercedes-Benz, che da sempre cura la commercializzazione della micro car di origine elvetica, denunciò un passivo di 3,9 miliardi di euro.

Ma anche con diversi aggiornamenti: durante la sua (ormai) lunga carriera, la smart ha ricevuto nel 2008 un nuovo propulsore (un Mitsubishi da 999 cc, in versione turbo o aspirata, in luogo dell’originario 600 cc turbocompresso) e un ritocco alla carrozzeria, ora con un musetto appena appena accennato e che, abbinato a nuove soluzioni per la sicurezza attiva e passiva, ne ha portato la lunghezza totale da 2 metri e 50 a due metri e settanta centimetri. Un “allungamento” che non ne intacca le dimensioni da pulce della strada.

Da un orologio…

E pensare che tutto è nato dalla passione imprenditoriale di un “re” della creatività plastificata. Nicolas Hayek, inventore e proprietario della Swatch, la celebre marca di orologi minimal chic, nel 1996 decise di fare proprio il progetto ultraventennale relativo ad una microvettura che un tecnico della Mercedes-Benz (Johann Tomforde) aveva sviluppato già dall’inizio degli anni ’70. Hayek propose all’allora amministratore della Mercedes, Werner Niefer, di riprendere mano alla realizzazione di questa microvettura.

All’inizio del 1998 la Smart (Swatch – Mercedes – Art) avrebbe dovuto già essere commercializzata. Ma non superò il test dell’alce per la stabilità in caso di brusca manovra. E la produzione slittò alla fine dello stesso anno.

… ad un’auto tascabile

Il progetto Smart, tuttavia era realtà. E che si trattasse di un’auto particolare, in tutto e per tutto, lo dimostrano alcune soluzioni inedite, per l’epoca. Il rivestimento della scocca a pannelli di plastica, tanto per fare un esempio: questi potevano essere sostituiti, a seconda dei gusti del proprietario, scegliendo in una vasta gamma di colorazioni e disegni.

Oppure gli interni, che tradivano l’origine-Swatch della microvettura: abbondanza di elementi dalla forma tondeggiante e dai colori vivaci. Non per questo, le dotazioni erano da utilitaria. Al contrario, si trovavano, di serie e come optional, accessori da vettura di classe superiore: compresi nei 18 milioni del listino di base si trovavano l’ABS, il climatizzatore, il cambio automatico e i vetri elettrici. Fra gli optional, il servosterzo elettrico, la vernice metallizzata e la ruota di scorta in luogo del “ruotino”.

Anche quattro porte: la smart ForFour

E’ del 2002 la prima evoluzione motoristica (con una unità di 698 cc al posto del precedente 600), mentre nel 2003 arriva la Roadster, coupé a due posti secchi proposta in versione aperta e chiusa, ed è del 2004 il lancio della ForFour: quattro porte, quattro posti, motore e trazione anteriore Mitsubishi e un volume di vendita inferiore alle attese (fra i motivi principali del “rosso” dei conti in Mercedes nel 2005-2006).

Nonostante questo, la decisione di proseguire il cammino della ForTwo (questa l’ultima denominazione della classica versione biposto), grazie ad un restyling di carrozzeria e un nuovo motore (ora Mitsubishi) ha premiato l’azienda, che ora può contare su un mercato di 37 Paesi, ultimi dei quali gli Stati Uniti e la Cina. Per quest’ultima nazione, data la recente notevole motorizzazione di massa e la densità di popolazione, il progetto smart, secondo i vertici della Casa, potrebbe conoscere una seconda gioventù.

Un futuro elettrico

Nel frattempo, oltre a sorprese clamorose (come il successo ottenuto in Canada, che attualmente ricopre il ruolo di ottavo mercato mondiale), la Smart si prepara ad un futuro ecologico. Anzi, ad impatto zero. E’ prevista per il 2010 l’introduzione della versione elettrica, che sarà dotata di un motore da 30 kW, per un’autonomia di circa 115 km dopo otto ore di ricarica (oppure 80% in sole tre ore) anche attraverso una normale presa da 220 volt.