Fase 2, ecobonus e incentivi: dalle auto alle bici elettriche

Redazione Motori.it
07 Maggio 2020
auto-elettrica-ricarica

Lo scenario degli Ecobonus si prepara ad un mutamento di orizzonte? Il futuro della mobilità si prospetta particolarmente delicato.

Se fino all’inizio del 2020 gli incentivi per l’acquisto di autoveicoli aventi emissioni di CO2 inferiori a 60 g/km e motoveicoli (ciclomotori e motocicli a due ruote) elettrici e ibridi avevano l’obiettivo di polarizzare l’attenzione dei clienti finali verso modalità di trasporto privato più aggiornate – una delle condizioni era, in effetti, il rinnovo del parco veicoli circolante, che in Italia è, in rapporto agli altri principali mercati europei, uno dei più “datati” -, la situazione è con il tempo mutata in una maniera pressoché radicale. L’emergenza da Coronavirus, il “lockdown” (interruzione dei processi produttivi, stop alla filiera commerciale diretta, vincoli alle possibilità di spostarsi dalla propria abitazione) e la conseguente crisi economica aggiungono una nuova “voce” all’opportunità di mantenere in vigore gli aiuti pubblici per chi intenda acquistare un nuovo veicolo. Di più: fanno sì che ciò, più che “opportuno”, assuma un ruolo di necessità indispensabile affinché venga garantita la sopravvivenza dell’intero indotto automotive.

Le cifre del comparto auto in Europa

Prima di esaminare le varie opportunità di incentivo attualmente in vigore, e quali possibilità di sconto si profilano all’orizzonte, diamo un sunto della filiera automotive in Europa, come illustrata alla fine dello scorso marzo da ACEA, l’Associazione Europea che raggruppa le Case costruttrici.

  • Gli impianti di assemblaggio e produzione autoveicoli in Europa sono 229
  • La forza lavoro che opera direttamente nella produzione di autoveicoli ammonta a circa 2,6 milioni
  • 13,8 milioni di europei lavorano nel settore automotive – direttamente o indirettamente, vale a dire nella filiera correlata -, e rappresentano il 6,1% dell’intera forza lavoro in Europa
  • L’11,4% dei posti di lavoro nell’Unione Europea riferiti alla manifattura, circa 3,5 milioni di unità, operano nel comparto automobilistico
  • Il gettito annuo (tasse e imposte) garantito dai veicoli a motore è nell’ordine di 428 miliardi di euro, ed a prendere in considerazione soltanto i Paesi UE15
  • Il surplus commerciale generato dalla filiera automotive in Europa ammonta a 84,4 miliardi di euro
  • Il fatturato complessivo della filiera dell’auto incide per il 7% sul PIL complessivo UE
  • Il monte-investimenti annuo nelle attività di Ricerca e sviluppo arriva a 57,4 miliardi di euro: cifra che, rappresentando il 28% delle spese complessive da parte dell’Unione Europea, pone il comparto automotive ai vertici per contributi privati all’innovazione.

Riflettori puntati sulla “Fase 2”

Le prossime settimane potranno essere cruciali per il futuro del trasporto privato: l’avvio della “Fase 2” di emergenza sanitaria, iniziato lunedì 4 maggio ed il cui primo step resterà in vigore fino a lunedì 18 maggio, costituisce un importante banco di prova iniziale per valutare quale sarà incidenza il traffico da autoveicoli in rapporto al totale della circolazione nelle città italiane. Le restrizioni all’utilizzo dei mezzi pubblici – distanziamento fra le persone, obbligo di utilizzare dispositivi di protezione individuale, meno posti a sedere e in piedi – potrebbero essere compensate, laddove sia possibile, da più corse di bus, filobus, tram e linee metropolitane. Ecco, quindi, tornare ad affacciarsi la possibilità di assistere ad un nuovo aumento di auto e moto private, sebbene – anche questo è opportuno osservarlo – diverse categorie di lavoratori continuino ad esercitare la propria attività da remoto (smart working) e le scuole siano chiuse almeno fino all’inizio del prossimo anno scolastico.

Incentivi: l’attuale Ecobonus

Per l’acquisto di un’auto di nuova generazione, e che abbia valori di emissione inferiori a 60 g/km, ci sono – come accennato – gli incentivi del Governo, introdotti con la Legge di Bilancio 2019 e confermati per il presente 2020: una misura che, oltre a promuovere lo svecchiamento del parco circolante, si pone il traguardo di sostenere la vendita – e, “alla fonte”, la produzione – di autoveicoli in grado di emettere minori (o nulle) quantità di diossido di carbonio, individuato come uno dei principali gas responsabili dei cambiamenti climatici.

  • Ecobonus per vetture aventi emissioni di CO2 compresi fra 21 e 60 g/km: 1.500 euro senza rottamazione; 2.500 euro con rottamazione di un autoveicolo Euro 0, Euro 1, Euro 2, Euro 3, Euro 4
  • Ecobonus per autovetture aventi emissioni di CO2 compresi fra 0 e 20 g/km: 4.000 euro senza rottamazione; 6.000 euro con rottamazione.

Gli incentivi, lo ricordiamo, si applicano (e continueranno ad applicarsi: il provvedimento resterà in vigore fino al 31 dicembre 2021) all’acquisto di vetture il cui prezzo di listino sia “Inferiore a 50.000 euro compresi gli optional, ed escludendo IVA e messa su strada”, cioè le spese relative all’immatricolazione del veicolo, l’Ipt, le spese di trasporto ecc.; in pratica, il prezzo della vettura che può usufruire dell’incentivo dev’essere inferiore a 61.000 euro.

Anche le Regioni hanno applicato misure di sostegno

Programmi di sostegno alla mobilità eco friendly, tuttavia su uno spettro d’azione più locale, vengono messi in atto dalle amministrazioni regionali. Le rispettive entità di erogazione sono consultabili sui portali Web delle Regioni; in linea di massima, si basano – con modalità che possono differire da territorio a territorio – su sconti all’acquisto di auto elettriche e ibride plug-in, esenzione della tassa di proprietà (bollo auto) per le vetture a zero emissioni ed ibride ricaricabili; soste gratuite e permessi di accesso (ciò è comunque di competenza dei Comuni: indichiamo queste “voci” per maggiore completezza) nelle “strisce blu” e nelle aree Ztl. Resta da vedere se i costi che lo Stato sta affrontando per l’emergenza sanitaria non incidano, un domani, sul mantenimento delle forme di “bonus” regionale.

La proposta del ministro Costa: 15.000 euro per l’auto elettrica

A metà aprile, aveva suscitato notevole scalpore la possibilità, avanzata dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, di ampliare fino a 15.000 euro l’incentivo per passare ad un’auto elettrica o ibrida: una proposta che, secondo il ministro, darebbe un significativo sostegno alla domanda di autovetture “green” e, di conseguenza, alla loro produzione. Un progetto di “Green Recovery” che dovrebbe costituire un nuovo scenario per il Paese dopo la “Fase 2”, Sergio Costa ha spiegato come potrebbe essere opportuno semplificare i processi burocratici relativi all’installazione delle colonnine per la ricarica (“conditio sine qua non” per lo sviluppo di una nuova mobilità a basse emissioni di CO2 allo scarico) e provvedere ad una nuova, e più snella, formula di valutazione ambientale per le autorizzazioni volte all’installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili.

I dati (impietosi) delle nuove immatricolazioni

Quanto avanzato dal ministro dell’Ambiente potrà, magari, concretizzarsi più avanti. Ciò che al momento è sotto gli occhi di tutti, è un comparto automotive in notevole crisi (lo dimostrano, e soltanto per rimanere in ambito nazionale, i dati relativi alle nuove immatricolazioni di autoveicoli che a marzo 2020 hanno fatto registrare un crollo dell’85,42% rispetto a dodici mesi prima, e ad aprile 2020 precipitati al -97% da aprile dello scorso anno), e che faticherà a risalire, sebbene la drastica riduzione delle nuove immatricolazioni sia conseguenza del “lockdown”: in questo senso, è facile ipotizzare che la graduale ripresa della produzione e la riapertura di concessionarie ufficiali ed autosaloni (ripresa lunedì 4 maggio) nonché le promozioni per l’acquisto di nuove autovetture – già adottate da quasi tutte le Case costruttrici – insieme a programmi paralleli (estensioni di garanzia, proseguimento di modalità online per l’illustrazione dei modelli, soltanto per citare alcuni dei provvedimenti intrapresi dalle Case) – possano, nei mesi a venire, essere di aiuto ad una risalita della filiera dell’auto.

I costruttori vogliono un ampliamento dell’Ecobonus

Dal canto loro, le Associazioni che rappresentano le Case costruttrici chiedono nuove misure di tutela per il settore. Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) e Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri) indicano l’opportunità di estendere di un’ulteriore fascia, cioè compresa fra 91 e 95 g/km di emissioni di CO2, l’erogazione degli Ecobonus ministeriali per l’acquisto di nuove autovetture. Secondo Unrae, che chiede anche un aumento degli incentivi per l’attuale fascia 21-60 g/km di CO2 a 2.500 euro e 4.000 euro. Con questa proposta il Governo potrebbe erogare un bonus di 1.000 euro (senza rottamazione) e 2.000 euro (con rottamazione) per la messa in circolazione di nuove autovetture, mantenendo invariato il limite del prezzo di acquisto.

Le Associazioni europee di settore: necessari interventi pubblici

Acea (Associazione europea delle Case costruttrici), Clepa (che raggruppa le aziende di fornitura), Cecra (Associazione delle aziende di autoriparazione) ed Etrma (aziende di produzione pneumatici), indicando che nel primo trimestre 2020 il monte-vendite per le sole autovetture è stato di poco più di 3 milioni di unità (vale a dire il 26,3% in meno rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno) chiedono all’Unione Europea una serie di misure per la salvaguardia della filiera attraverso un impulso alla domanda privata e commerciale: un programma che – prescindendo dalla tipologia di alimentazione degli autoveicoli – fa leva, fra gli altri, su modalità di formulazione strategica omogenea fra gli Stati europei, esenzione del trasporto delle merci dalla chiusura delle frontiere, allineamento dei provvedimenti di controllo alle dogane, riapertura quanto più rapida possibile di officine, concessionarie ed autosaloni sull’intero territorio, avvio in tempi brevissimi dei programmi di installazione delle reti per la ricarica dei veicoli elettrici e ibridi plug-in; ma anche un “boost” alle proposte di legge di sostegno ai carburanti “low carbon” e biocarburanti; e una maggiore “elasticità” riguardo ai limiti sulle emissioni.

All’esame del Governo incentivi per bici e micromobilità

Fra le “voci” studiate dal Governo per la ripartenza del Paese (l’analisi si basa sullo scenario attuale di inizio della “Fase 2”: non è detto che, più avanti, non vengano formulate ulteriori soluzioni di incentivo) rimangono gli Ecobonus per autovetture al di sotto di 60 g/km di CO2 e veicoli a due ruote – ciclomotori e motocicli – elettrici o ibridi. Potrebbe a brevissimo termine arrivare una novità: che non riguarderebbe il settore dell’auto, quanto quello delle due ruote senza motore o con motore (elettrico) ausiliario. Alla più semplice: bici elettriche (a pedalata assistita), biciclette “a trazione muscolare”, e micromobilità elettrica (monopattini, hoverboard, monowheel e segway). Lo indica, in un’intervista a La Repubblica, la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli: il Decreto Maggio prevederà una serie di aiuti per l’acquisto e le formule di utilizzo condiviso di “Monopattini e bici, compresi quelli elettrici”. L’entità dei bonus andrebbe da 200 euro fino a 500 euro per le bici a pedalata assistita. In parallelo, si prevede l’erogazione ai Comuni di fondi per la realizzazione di piste ciclabili temporanee.

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