Aston Martin: l’arrivo di Lawrence Stroll, il ritorno in F1 ed il futuro di Gaydon

Con la corposa iniezione di capitali (500 milioni di sterline) capitanata dal magnate canadese, il marchio di oltremanica torna a respirare. Ecco come.

Nelle casse di Aston Martin sta per arrivare nuova linfa. A soccorrere il nobilissimo marchio di Gaydon, negli ultimi mesi al centro di una difficile situazione economica, è uno dei prim’attori nel circus della Formula 1: il superfacoltoso businessman canadese Lawrence Stroll, cui fa capo un consorzio di investitori, che annuncia il proprio ingresso nell’asset societario di Aston Martin ed un rafforzamento dei capitali dell’azienda per una somma complessiva nell’ordine di 500 milioni di sterline. In più, si anticipa il ritorno di Aston Martin nella massima Formula (specialità nella quale la factory di Gaydon aveva fatto capolino verso la fine degli anni 50, nel pieno della proprietà dell’imprenditore David Brown che ne avrebbe tenuto le redini fino all’inizio degli anni 70), che avverrà nel 2021 sulla base dell’attuale Racing Point, il team creato da Lawrence Stroll dopo avere rilevato (2018) la scuderia Force India. Sulla griglia di partenza della “nuova F1” (in riferimento all’evoluzione dei regolamenti tecnici che scatterà il prossimo anno), dunque, il nome “Aston Martin” in qualità di team candidato al titolo mondiale Costruttori farà bella mostra di se. Ma andiamo con ordine.

Un’iniezione di capitali (e di fiducia)

L’operazione-rilancio di Aston Martin decisa da Lawrence Stroll era, va detto, già nell’aria: da alcuni giorni, le voci in merito ad una eventuale Opa da parte del miliardario canadese che ha accumulato la propria fortuna – si parla di una ricchezza personale di oltre 2 miliardi di dollari – principalmente nel settore della moda avevano tenuto banco negli ambienti finanziari. Aston Martin, nei primi giorni di quest’anno, aveva lamentato un allarme utili causato, dalle mutate condizioni dei mercati, fattesi più complicate e che avevano provocato un calo nelle vendite (-7% nel 2019 rispetto al 2018 e 5.809 nuove unità consegnate) oltre che, di conseguenza, un’impennata dei costi di produzione ed un assottigliamento dei margini di profitto: alla City di Londra, ciò aveva determinato una perdita del 15% del valore delle sue azioni. Il “soccorso” ad Aston Martin si articolerà in due tranche: un primo apporto di capitali freschi per 182 milioni di sterline, utile ad una immediata operazione di acquisto di azioni (45,6 milioni di titoli, ciascuno del valore di 4 sterline); successivamente, quando cioè si conosceranno i risultati finanziari di Aston Martin relativi al 2019, sarà la volta di un secondo contributo, ancora più sostanzioso rispetto al primo: 318 milioni di sterline. La seconda parte di finanziamenti avverrà attraverso un aumento di capitale con diritto di opzione per i nuovi azionisti e per quelli già presenti, fra i quali ci sono SEIG, che fa capo al fondo di private equity Investindustrial di Andrea Bonomi, che detiene il 33% circa delle quote Aston Martin; ed il kuwaitiano Adeem Investment con il 28% circa; a questi, si aggiunge Daimler AG, partner industriale in quanto fornisce le unità motrici a Gaydon e detiene il 4% delle quote dell’azienda. Una volta terminata la fase di aumento dei capitali, tanto il fondo di Bonomi (che rimarrà in ogni caso primo azionista) quanto il fondo Adeem dovrebbero diminuire le rispettive quote: rispettivamente, al 27% ed al 23%.

Lawrence Stroll diventa presidente esecutivo

Il ruolo del magnate canadese nel programma di ambizioso rilancio Aston Martin è operativo anche dal punto di vista degli incarichi: Lawrence Stroll assumerà il ruolo di nuovo presidente esecutivo dell’azienda di Gaydon, in sostituzione dell’attuale “executive” Penny Hughes, la quale – una volta avvenuto l’ingresso del consorzio di investitori nell’asset sociale Aston Martin – presenterebbe le proprie dimissioni. “Last but not least”, è da rimarcare il fatto che lo stesso Stroll ha, attraverso una propria società e per garantire ad Aston Martin nuova linfa utile al programma di produzione dell’atteso SUV DBX (attualmente già a quota 1.800 ordinazioni) sul quale molto si punta fra i “piani alti” di Gaydon, accordato – tramite la società Yew Tree Overseas che a sua volta fa capo a Stroll – la fornitura di 55,5 milioni di sterline, che verranno rimborsate dopo che le nuove azioni verranno cedute.

Il futuro di Aston Martin

Il riferimento ad Aston Martin DBX è pienamente voluto: il nuovo Sport Utility di Gaydon rappresenta, per l’azienda di oltremanica, un prodotto-chiave per la sua evoluzione strategica. Non a caso, la produzione di Aston Martin DBX avverrà a St Athan, nuovo complesso industriale (già base operativa della Royal Air Force) scelta dai vertici Aston Martin Lagonda nel 2016 quale futuro centro di eccellenza industriale. Il monte-produzione di Aston Martin DBX stimato in oltre 7.000 esemplari all’anno a pieno regime. Dal punto di vista sportivo (il settore delle competizioni è da sempre essenziale nell’immagine globale di Gaydon), l’arrivo della “cordata”  con a capo Lawrence Stroll culminerà nel suo ritorno, dopo più di sessant’anni, quale team ufficiale in F1 nel 2021 “evolvendo” l’attuale Racing Point di proprietà dello stesso Stroll: alla base c’è un accordo quinquennale, che potrà essere rinnovato per ulteriori cinque anni a seconda dei risultati che saranno stati ottenuti. La collaborazione con Red Bull Advanced Technologies resterà operativa almeno fino al completamento del progetto Valkyrie, avviato nel 2016 e cui mettono mano i tecnici di entrambe le factory. Il programma di sviluppo della ultracoupé – che, ricordiamo, aveva mosso i primi giri di ruota in occasione del GP di Gran Bretagna 2019 – resterà quindi attivo. Nel 2022 sarà la volta di Aston Martin Valhalla, inedita supercar – anticipata al Salone di Ginevra dal prototipo AM-RB003 – meno “estrema” rispetto alla hypercar Valkyrie da cui tuttavia eredita un’ampia “fetta” di engineering, compresa l’impostazione ibrida (in questo caso, al posto del V12 da 6,5 aspirato sviluppato da Cosworth ed abbinato a un motore elettrico “by Rimac” che concorre ad una potenza complessiva di 1.176 CV, “sotto il cofano” c’è un nuovo V6 turbo accoppiato anche in questo caso ad un’unità elettrica, per un migliaio di CV di potenza globale). Si prevede, d’altro canto, una posticipazione ai progetti di sviluppo dell’elettrico, rinviato a dopo il 2025, e contestualmente la messa “in attesa” del rilancio del marchio di altissima gamma Lagonda nonché lo stop ai progetti relativi alla superberlina “zero emission” Aston Martin Rapide E. Restano invece confermati i piani di sviluppo di gamma già definiti: dalle stesse Valkyrie e Valhalla alle “specialissime” Aston Martin DBS GT Zagato e Aston Martin V12 Speedster, ovvero la biposto-barchetta annunciata nei primissimi giorni di quest’anno quale dichiarata competitior nei confronti di un ristretto ed esclusivo “parterre” di vetture ultrasportive “en plein air” che si ispirano alle biposto Sport degli anni 50 e della prima metà degli anni 60, da Ferrari SP1 ed SP2 Monza che hanno inaugurato la nuova famiglia “Icona” a McLaren Elva che omaggia le prime realizzazioni di Bruce McLaren.

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