Aston Martin DBX: primi test per il SUV di Gaydon

Meno “estremo” rispetto alla concept esposta a Ginevra 2015, il nuovo Sport Utility di Aston Martin ha compiuto i primi giri di ruota “ufficiali”. Sarà sul mercato a fine 2019. I piani di sviluppo per St Athan.

Aston Martin DBX: primi test per il SUV di Gaydon

di Francesco Giorgi

15 Novembre 2018

Le nuove strategie di riposizionamento delle lineup sul mercato da tempo non prescindono più dallo sviluppo di modelli che fanno capo al segmento Suv: che si tratti di novità “compatte”, “medie” o “luxury”, si direbbe che la Case costruttrici non possano più fare a meno dello sviluppo di novità a ruote alte. La sfida, se mai, è rivolta alla fusione delle peculiarità di immagine della singola azienda in nuovi prodotti ad elevata versatilità di impiego. Un impegno complesso e delicato per alcune delle aziende la cui vision è sempre stata piuttosto distante dal carattere “sportivo-familiare”  tipico del segmento Suv.

È il caso di Aston Martin, che a tre anni dall’annuncio relativo alla futura messa in cantiere di un progetto-Sport Utility (illustrato, al Salone di Ginevra 2015, attraverso la concept DBX a propulsione elettrica), in queste ore rivela in forma ufficiale proprio la fase di avanzato sviluppo del progetto Suv, chiamato ad un ambizioso ruolo di competitor nei confronti di un (“ovviamente”) ristretto tuttavia agguerrito parterre di Sport Utility di altissima gamma: Bentley Bentayga e, in parte, il prossimo Rolls-Royce Cullinan -, Range Rover SVR Autobiography, Lamborghini Urus e (lo indichiamo in proiezione di una sua effettiva realizzazione) l’atteso SUV di Ferrari (“Purosangue”) del quale recentemente si è parlato.

Identica la denominazione – DBX, appunto -, sostanzialmente modificate le linee esterne, lo Sport Utility Aston Martin DBX è stato reso noto da una prima carrellata di immagini, che ne ritrae un esemplare-laboratorio impegnato, con al volante il capo ingegnere Matt Becker, in un test preliminare lungo un percorso fuoristrada (le campagne del Galles, già teatro del Wales GB Rally, dove peraltro ha sede lo stabilimento Aston Martin Lagonda di St Athan nel quale, verso fine 2019, sarà avviata la produzione): come dire, per la realizzazione del primo Sport Utility, vale la pena “sporcarsi” un po’ il vestito, seppure camuffato.

Il “trucco” estetico, tuttavia, non impedisce una prima analisi del corpo vettura: da notare, innanzitutto, una sostanziale differenza di stile rispetto al prototipo di Ginevra 2015. Aston Martin DBX si presenta più vicino ai dettami stilistici della attuale produzione di Gaydon, a partire dal tipico disegno della calandra che “non può” mutare. Nonostante le proporzioni giocoforza “massicce”, il profilo di Aston Martin DBX tende a conservare una decisa dinamicità, e riesce ad armonizzare il volume anteriore con l’inedito profilo della zona posteriore, in cui si fanno notare i due spoiler (elementi che potrebbero essere mantenuti nella serie in produzione) e l’assenza di qualsiasi “terza luce” laterale (staremo a vedere se anche sul mercato Aston Martin Dbx mantenga l’ampio montante posteriore, oppure confermi questa “zona cieca” magari in virtù dell’ausilio di aggiornati sistemi di assistenza in manovra).

Nel complesso, si può dire che l’appeal di Aston Martin DBX possa mantenersi meno “coraggioso” rispetto alla concept esposta al Salone di Ginevra 2015: una soluzione di compromesso, e non di “rottura” con le linee dell’attuale gamma. Bocche cucite, al momento, relativamente alla scelta delle motorizzazioni che verranno adottate dal’imminente SUV a cinque porte, sebbene la scorsa primavera una indiscrezione indicava l’affidamento esclusivamente ad unità a benzina. Staremo a vedere, in ogni caso: l’iter di sviluppo si protrarrà nei mesi a venire (a questo proposito, Aston Martin comunica che per DBX si prepara un articolato programma di prove su strada nelle più differenti condizioni, già in parte avviati con una prima fase di settaggio del veicolo al simulatore: dagli ambienti artici ai deserti del medio oriente, dai valichi alpini ai tratti ad alta velocità delle Autobahn tedesche, con una fase di test al Nurburgring, sul tormentatissimo tracciato della Nordschleife), intanto che i tecnici di Gaydon completeranno il layout alle linee di montaggio di St Athan.

Lo stabilimento gallese, già noto come “Super hangar” del Ministero britannico della Difesa, è stato recentemente al centro di un radicale programma di riconversione, con l’obiettivo di farne un “Polo produttivo del lusso e dell’hi-tech in materia di elettrificazione”, come confermato nei giorni scorsi da una nota diramata dai “piani alti” Aston Martin.

Attualmente, a St Athan opera un centinaio di dipendenti; in queste settimane sono in fase di completamento i reparti verniciatura; subito dopo, sarà la volta delle linee di produzione, in tempo per il primo trimestre 2019: entro quella data si attende il via alla delibera dei nuovi esemplari-laboratorio, il che – viene anticipato a Gaydon – porterà ad un sostanziale raddoppio della forza lavoro (i “nuovi arrivi” provengono da un lungo periodo, circa due anni e mezzo, di “tirocinio” svolto a Gaydon).

Su Aston Martin DBX, la dirigenza non nasconde di riporre grande fiducia, tanto che con la produzione di DBX a regime (prima metà del 2020), viene preventivato un aumento a 700 unità dei dipendenti. “Il rapido processo di completamento degli impianti di St Athan testimoniamo l’inizio di una nuova fase operativa per l’azienda – ha dichiarato, nei giorni scorsi, il presidente Aston Martin Lagonda ed amministratore del Gruppo, Andy Palmer – Poter contare su un secondo impianto di produzione rappresenta un passo fondamentale per la definizione delle nostre strategie di sviluppo industriale”: ricordiamo, a questo proposito, che con le recenti Vantage e DBS Superleggera, Aston Martin ha portato al completamento due dei sette nuovi modelli chiamati a rinnovarne la lineup, del resto anticipati dallo stesso Palmer, tre anni fa, subito dopo il vernissage del prototipo DBX a Ginevra 2015. Una serie di programmi che, appunto, vedono St Athan al centro del “new deal” per il marchio di Gaydon: il nuovo stabilimento gallese, afferma il presidente e CEO Andy Palmer, “Procederà, in una prima fase, con la produzione del SUV SBX; successivamente, assumerà un ruolo di centro di eccellenza globale nello sviluppo di veicoli di altissima gamma e ad elevate prestazioni, tra cui la nuova Lagonda”.

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