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Parigi, due persone su tre senza auto: inquinamento giù del 40% in 10 anni

Di Fabrizio Gimena
Pubblicato il 16 set 2026
Parigi, due persone su tre senza auto: inquinamento giù del 40% in 10 anni
A Parigi due cittadini su tre non possiedono un'auto e l'inquinamento è sceso del 40% in dieci anni. Crescono spostamenti a piedi e bici.

A Parigi due cittadini su tre non possiedono un’auto e, nell’arco di dieci anni, l’inquinamento è diminuito del 40%. Sono alcuni dei dati emersi a Roma durante l’ECO Festival dedicato alla mobilità sostenibile e alle città intelligenti. Numeri che raccontano quanto stiano cambiando gli spostamenti nelle grandi aree urbane e che assumono ancora più peso guardando alle prospettive demografiche: oltre la metà della popolazione mondiale vive già nelle città e questa percentuale, secondo le stime presentate all’evento, raggiungerà il 70% entro il 2050. In Italia siamo già al 74% e si dovrebbe arrivare all’80% entro metà secolo.

Parigi cambia mobilità: il 65% degli spostamenti è a piedi

Il caso più concreto presentato durante l’evento è quello della capitale francese, dove negli ultimi anni lo spazio urbano è stato progressivamente ripensato dando maggiore importanza a pedoni e biciclette.

Oggi il 65% degli spostamenti a Parigi avviene a piedi. Non è l’unico dato significativo. Tra il 2020 e il 2024 la rete delle piste ciclabili è aumentata del 34%, mentre entro la fine del 2026 i parcheggi dedicati alle biciclette dovrebbero raggiungere quota 130.000.

Il cambiamento riguarda direttamente anche l’automobile. Due parigini su tre non hanno un’auto, mentre l’inquinamento è diminuito del 40% nell’arco di dieci anni.

Il quadro è stato illustrato durante l’ECO Festival da Chiara Molinar, responsabile della strategia pedonale e della progettazione inclusiva dello spazio pubblico del Comune di Parigi.

Per chi si muove quotidianamente in una grande città, questi numeri mostrano soprattutto come possa cambiare il rapporto tra automobile e spazio urbano. L’auto non scompare, ma perde progressivamente centralità quando una parte consistente degli spostamenti può essere effettuata a piedi, in bicicletta o attraverso altre forme di mobilità.

L’esempio parigino assume particolare rilevanza considerando la crescente concentrazione della popolazione nelle aree urbane. Secondo i dati presentati al Festival, in Italia il 74% della popolazione vive già nelle città e la quota potrebbe raggiungere l’80% entro il 2050.

Di conseguenza, traffico, qualità dell’aria e organizzazione degli spostamenti diventeranno temi sempre più importanti.

Mobilità sostenibile, non ci sono soltanto bici e pedoni

La trasformazione della mobilità urbana non passa però esclusivamente dalla riduzione dell’utilizzo dell’auto privata. Una seconda strada riguarda l’evoluzione tecnologica delle automobili stesse, in particolare con lo sviluppo della guida autonoma.

Durante l’evento Francesco Scotto, direttore del centro studi di ACI-Fondazione Caracciolo, ha sottolineato i possibili benefici dei veicoli autonomi sul fronte della sicurezza.

Secondo quanto dichiarato durante il Festival, fuori dall’Europa i veicoli privi di volante e pedali avrebbero consentito di ridurre gli incidenti del 90%, avvicinandoli a livelli prossimi allo zero.

Si tratta di una trasformazione che, secondo Scotto, deve essere affrontata con prudenza e cautela, senza però bloccare l’innovazione.

Il tema è particolarmente attuale perché i veicoli completamente autonomi mettono alla prova non soltanto la tecnologia, ma anche le regole con cui vengono omologate e utilizzate le automobili. Eliminare il conducente significa infatti ripensare molti elementi considerati normali sulle vetture attuali, a partire proprio da volante e pedaliera.

La mobilità urbana del futuro potrebbe quindi svilupparsi contemporaneamente su due fronti: città nelle quali aumenta lo spazio destinato alla mobilità pedonale e ciclabile e automobili sempre più automatizzate per gli spostamenti nei quali il veicolo resta necessario.

Furgoni elettrici e cargo bike per i centri storici italiani

C’è poi il tema delle consegne. In questo caso le caratteristiche delle città italiane pongono problemi molto diversi da quelli affrontati sulle grandi arterie urbane.

Durante l’ECO Festival, Stefano La Rovere, direttore internazionale robotica di Amazon, ha indicato l’obiettivo dell’azienda di raddoppiare entro il 2030 la propria flotta elettrica in Italia, che attualmente conta 500 mezzi.

Il problema è che un normale furgone elettrico non risolve automaticamente tutte le difficoltà della logistica urbana. Nei centri storici italiani ci sono infatti strade strette, pavimentazioni in sanpietrini e spazi di manovra ridotti.

Per questo vengono sperimentate anche soluzioni più piccole e agili.

A Firenze è stato avviato un progetto pilota che utilizza cargo bike a pedalata assistita per le consegne. L’obiettivo è capire quanto questi mezzi possano adattarsi meglio ai centri urbani dove l’utilizzo dei tradizionali furgoni risulta più complicato.

Il punto interessante è proprio questo: elettrificare un veicolo non significa necessariamente risolvere tutti i problemi legati alla mobilità cittadina. In alcuni contesti può essere necessario cambiare anche dimensioni e tipologia del mezzo utilizzato.

L’esempio di Parigi mostra intanto quanto una città possa modificare il proprio modello di mobilità nel giro di pochi anni. Il 65% degli spostamenti effettuato a piedi, due cittadini su tre senza automobile e un calo dell’inquinamento del 40% in dieci anni sono numeri che fotografano una trasformazione già in corso.

La sfida per le città italiane sarà trovare un equilibrio adatto alle proprie caratteristiche. Pedonalità, biciclette, micromobilità, veicoli elettrici e, in prospettiva, guida autonoma rappresentano strumenti differenti dello stesso processo. Con una popolazione urbana destinata a crescere ulteriormente entro il 2050, il modo in cui verranno organizzati gli spostamenti avrà un peso sempre maggiore sulla qualità della vita nelle città.

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