Autocertificazione: sanzioni amministrative fino a 3.000 euro per chi viola le regole

Sanzioni amministrative fino a 3.000 euro se non si fornisce giustificato motivo; fino a 5 anni di carcere se si è positivi al virus e si elude la quarantena. Regioni: più libertà di azione.

Chi venga “pizzicato” dalle forze di polizia (in queste settimane impegnate in un duro “tour de force” di controllo degli spostamenti delle persone in ordine alle disposizioni volte al contenimento dell’emergenza da coronavirus) fuori dalla propria abitazione senza uno dei giustificati motivi ribaditi dal Dpcm del 23 marzo 2020 e da indicare nella aggiornata autodichiarazione da tenere sempre con sé, verranno applicate delle sanzioni amministrative (non più un’ammenda penale, quindi) ancora più pesanti: si va da un minimo di 400 euro fino ad un massimo di 3.000 euro.

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Duro giro di vite ai trasgressori

È quanto annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte in merito ai nuovi, ed ancora più severi, provvedimenti adottati dal Governo a difesa della collettività, pesantemente colpita dalla pandemia che sta interessando l’intero Paese e gran parte del mondo: si intende, in buona sostanza, colpire duramente chi, alle “divise”, non fornisca una comprovata giustificazione al fatto di trovarsi in strada.

Sanzione aumentata di un terzo per chi è alla guida di un veicolo

E c’è un’ulteriore misura, a questo proposito: l’importo della sanzione amministrativa verrà aumentato di un terzo se la persona fermata ad un controllo stradale si trovi a bordo di un veicolo.

Si prevede una depenalizzazione per chi è già stato denunciato?

Le decine di migliaia di persone che, nei giorni scorsi, sono state denunciate dalle forze di polizia per violazione all’art. 650 CP (“Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”) potrebbero – il condizionale in questo caso è più che mai d’obbligo – vedersi depenalizzata la violazione, che quindi da accusa penale diventerebbe sanzione amministrativa. Staremo a vedere.

Non c’è sequestro del veicolo, ma fino a 5 anni di carcere per chi è positivo al virus

Non si prevede, per converso, alcun provvedimento di fermo o di sequestro del veicolo (è recentissima la circolare, inviata dal procuratore della Repubblica di Parma alle forze di polizia territoriali, nella quale si indicava come il sequestro preventivo del mezzo fosse da ritenere “Percorribile, a certe condizioni”, in quanto il veicolo è, nel caso della persona fermata senza giustificato motivo dunque in atto di commettere un reato, “Strumento essenziale”) .

Per chi, tuttavia, in occasione del controllo stradale e nei successivi accertamenti, venga trovato positivo al Coronavirus – dunque violi la quarantena obbligatoria – si prevede una pena detentiva che va da un anno a cinque anni di carcere.

Controlli stradali: la situazione aggiornata

Il Ministero dell’Interno, nel quotidiano bollettino dei controlli di monitoraggio degli spostamenti, riporta, per la giornata di ieri (martedì 24 marzo 2020) i seguenti risultati:

  • persone controllate: 228.057
  • persone denunciate ai sensi dell’art. 650 del Codice Penale: 8.310
  • persone denunciate ai sensi degli artt. 495 e 496 del Codice Penale (falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale; false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o altrui): 128.

Autodichiarazione 23 marzo 2020: le novità

Ricordiamo brevemente gli elementi aggiunti dal Governo nel terzo modulo di autocertificazione (aggiornamento contestuale alla firma del decreto “Chiudi Italia” entrato in vigore lunedì 23 marzo 2020) da tenere sempre a portata di mano per essere pronti ad esibirlo alle forze di polizia:

  • domicilio, da indicare oltre alla propria residenza
  • l’indicazione con la quale si chiede alla persona in oggetto di “Essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio” con particolare riferimento “All’art. 1 del Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri 22 marzo 2020, e dall’art. 1 dell’ordinanza del ministro della Salute 20 marzo 2020 concernenti le limitazioni alla possibilità di spostamento delle persone fisiche all’interno di tutto il territorio nazionale”
  • l’indicazione di “Assoluta urgenza” “Per trasferimenti in Comune diverso” (secondo quanto dispone l’art. 1, comma 1, lettera b) del Dpcm 22 marzo 2020).

Scarica qui la nuova autodichiarazione compilabile del 23 marzo 2020

 

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Alle Regioni la possibilità di emanare misure ancora più severe

Attraverso il decreto del presidente del Consiglio 22 marzo 2020 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 23 marzo), viene specificata una regolamentazione dei rapporti fra amministrazione centrale (lo Stato) e le Regioni, comprese le Province autonome, riguardo ai provvedimenti da porre in essere nell’attuale emergenza da Covid-19. Nel dettaglio, viene data facoltà, qualora si renda necessario, ai presidenti delle amministrazioni regionali e delle Province autonome, di porre in essere strumenti restrittivi ancora più rigorosi. Questo, specifica il primo ministro Giuseppe Conte, ferma restando la funzione del Governo nel coordinamento delle misure volte a fronteggiare l’emergenza da coronavirus, in quanto la competenza in questo campo spetta allo Stato.

Norme più severe anche per le attività commerciali

È chiaro, come si accennava, il giro di vite del Governo rivolto a contenere l’espansione dei contagi: l’annunciato inasprimento delle sanzioni in materia di violazione dei provvedimenti restrittivi sostituisce di fatto le precedenti misure che prevedevano una multa fino a 206 euro o l’arresto da uno a tre mesi ed una denuncia per reato doloso contro la salute pubblica. Analogamente, maggiore severità verrà applicata alle attività commerciali: qualora venga individuato il mancato rispetto alle misure del Governo, si prevede “Da cinque giorni a trenta giorni” di chiusura dell’attività.

Sciopero dei benzinai evitato

La giornata di ieri (martedì 24 marzo 2020) è stata il momento-clou del “braccio di ferro” tra rappresentanze sindacali e Governo che ha tenuto banco per diverse ore. Il nodo da sciogliere è legato alla richiesta, da parte dei sindacati, di ridurre comparti e forza lavoro che devono garantire la produzione soltanto dei beni che siano essenziali in questa delicatissima fase di emergenza da Covid-19. Nella fattispecie, si è ottenuta una modifica all’elenco Ateco (ovvero la codificazione alfanumerica che identifica le attività economiche, produttive, industriali, commerciali e dei servizi). Raggiunto un accordo, e quindi sciopero scongiurato, con i gestori degli impianti di rifornimento di carburante, riferisce Il Messaggero: la protesta era sorta per via del crollo dei guadagni (-85%) e la persistente paura del contagio. La ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli, ha riferito il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (dichiarazione raccolta nelle scorse ore da un “lancio” Ansa), “Adotterà un’ordinanza sui carburanti che consentirà di regolamentare l’orario di apertura degli impianti in modo da assicurare i rifornimenti nella Penisola: questo è un modo per venire incontro ad alcune istanze”. L’accordo con i gestori degli impianti di rifornimento, prosegue Il Messaggero, prevede che venga sospeso il pagamento dell’affitto nelle aree di servizio delle piazzole ai concessionari autostradali; in cambio, i benzinai lasceranno aperti i rifornimenti, alternandosi negli orari. Il self service sarà in ogni caso sempre possibile.

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