Renault: rimpianto per la mancata fusione con Fca

All’assemblea degli azionisti Renault, il confermato neopresidente esprime delusione per la mancata nascita del più grande Gruppo europeo. Il ministro Le Maire: “Non è colpa dello Stato”.

Renault: rimpianto per la mancata fusione con Fca

di Francesco Giorgi

13 Giugno 2019

Dispiaciuto e deluso per l’improvvisa interruzione dei colloqui con Fca, che egli continua a difendere per far fronte all’offensiva dei nuovi mercati-chiave (e qualsiasi riferimento alla Cina è tutt’altro che casuale); e ciò, nonostante un suggerimento di prendere contatti con il Gruppo italoamericano fosse arrivato, “Alcuni mesi fa”, proprio dal Governo francese. A chi, poi, gli ha obiettato che, nella storia industriale recente, ci sono state fusioni inizialmente promettenti e poi naufragate nell’insuccesso, risponde che “È accaduto, anche nel comparto automotive: alcune alleanze falliscono se vengono dettate dall’ego e non contano su forze equilibrate. Personalmente, possiedo una esperienza industriale che mi suggerisce e mi fa vedere cosa sia più giusto fare. E con Fca i presupposti per un legame industriale e culturale c’erano tutti. Ma oggi il discorso si chiude. Allo stato attuale, non c’è alcun progetto di fusione”.

Senard confermato alla guida del CdA Renault

Tutto questo è, in estrema sintesi, il contenuto del lungo intervento di Jean-Dominique Senard all’annuale assemblea degli azionisti Renault che si è svolta nelle scorse ore al Palais des Congrès di Parigi: il primo, per l’ex top manager Michelin, in qualità di neo-presidente della Marque à Losanges, ruolo al quale è stato chiamato nei mesi scorsi per sostituire Carlos Ghosn tuttora al centro della bufera giudiziaria avviata lo scorso autunno dai Tribunali giapponesi; e di assemblee ce ne saranno altre, per Senard, essendogli stata confermata la nomina quadriennale a presidente del CdA di Renault Groupe a larghissima maggioranza (quasi il 91% dei consensi).

I malumori di Renault sulla mancata fusione

Dalle sue dichiarazioni, Jean-Dominique Senard sembra non avere fatto nulla per nascondere il proprio malumore: evidentemente, il numero uno della Régie credeva davvero, e potenzialmente afferma di credere tuttora, all’integrazione con Fca. Salvo cancellare qualsiasi barlume di speranza (negli ultimi giorni è stato da più parti avanzata l’ipotesi di una ripresa dei colloqui con Fiat-Chrysler) non soltanto nelle proprie esternazioni, ma anche in seguito alla dettagliata ricapitolazione dell’intera vicenda che ha tenuto banco nelle due settimane precedenti. Ed è clamoroso il fatto che proprio Senard abbia espresso apertamente il proprio disappunto su quanto accaduto, improvvisamente, lo scorso 6 giugno, in cui fu proprio il Consiglio d’amministrazione Renault a non essere stato in grado di poter assumere una decisione “pro-alleanza” con Fca, a causa della posizione tenuta dallo Stato, che di Renault Groupe è azionista di maggioranza (detiene il 15% delle quote della Marque à Losanges).

Fu davvero il ministro a chiedere a Renault di contattare Fca?

Una posizione da più parti ritenuta “inopportuna”, per quanto non certo inedita oltralpe, dove da secoli lo Stato interviene, in maniera più o meno notevole in funzione delle proprie partecipazioni, nella vita economica e industriale del Paese. E però, fu – alcuni mesi fa: e questa è una piccola-grande novità – uno dei rappresentanti di primo piano dell’attuale amministrazione di Governo ad avere avanzato a Senard un abboccamento con Fiat-Chrysler Automobiles: “Il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, mi chiese di contattare Fca per studiare una eventuale alleanza. Così ho fatto – spiega Jean-Dominique Senard all’assemblea degli azionisti – Da lì ebbe inizio uno studio approfondito, al termine del quale era giunta una interessante valutazione di fattibilità: un progetto di fusione avrebbe avuto conseguenze positive tanto per Renault Groupe quanto per l’alleanza con Nissan e Mitsubishi, che resta imprescindibile”.

Si è cancellato un progetto culturalmente forte

Non è certo un mistero che, qualora il “matrimonio” con Fca avesse avuto luogo, nel futuro l’asset automotive occidentale avrebbe conosciuto una nuova forza, e per di più con soggetti complementari fra loro: Renault, Nissan e Mitsubishi per la gamma di veicoli di fascia compatta e medio-bassa e per il ruolo di primo piano nel settore dell’elettrificazione e del relativo sviluppo di tecnologie ad essa correlate; e, dall’altra parte, la figura-guida di Jeep (ma anche Dodge e Ram) nei mercati nord americani, ed il “polo del lusso” portato in dote da Fiat-Chrysler che avrebbe aggiunto valore all’immagine di Renault e dei suoi alleati giapponesi. E fa piacere che il riconfermato presidente abbia posto l’accento sul valore “culturale” dell’operazione, facendo capire fra le righe come lo spirito e le strategie tanto di Fca quanto di Renault siano ben vicini. Per non parlare dei vantaggi di una fusione “culturalmente affine ed equilibrata” per la filiera e per la bontà delle sinergie che sarebbero state poste in essere.

Le Maire: “Possibile ripresa dei colloqui”

Dopo la tempesta, una prima riapertura alla fusione è stata avanzata, dallo stesso ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire: in una intervista a FranceInfo citata da un “lancio” Bloomberg, il rappresentante del dicastero delle Finanze ha dichiarato che “Sarà possibile riprendere il dialogo fra Renault ed Fca, dopo si sarà ricreata fiducia” con Nissan. Le Maire ha anticipato che nelle prossime ore incontrerà Jean-Dominique Senard, per discutere le strategie Renault all’indomani delle dure dichiarazioni del neoconfermato presidente della Marque à Losanges. Quanto alle (nemmeno troppo velate) accuse sollevate dal deluso Senard all’indirizzo del Governo, Le Maire risponde, difendendosi, che “Lo Stato non ha causato il fallimento della fusione tra Renault ed Fca. Semplicemente, dal momento che Nissan non appoggiava apertamente l’operazione, abbiamo chiesto ulteriori cinque giorni per procedere all’esame di un ‘deal’ da più di 30 miliardi di euro complessivi di capitalizzazione”.

Secondo il ministro dell’Economia dell’amministrazione Macron, dunque, è necessario in primo luogo rinforzare la “big Alliance” con Nissan (con la relativa questione della governance del partner giapponese), tuttavia non chiudere la porta al progetto di fusione con Fca. I giochi sembrerebbero ancora aperti: staremo a vedere.

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