Fusione Fca Renault: ecco perché potrebbe funzionare

Un accordo alla pari porterebbe valore aggiunto ad entrambi i Gruppi, beninteso che vengano mantenuti i termini dell’agreement indicati da Fca e che hanno suscitato interesse nel top management Renault.

Fusione Fca Renault: ecco perché potrebbe funzionare

di Francesco Giorgi

28 Maggio 2019

L’ultimo scorcio di maggio ha presentato una ipotesi di accordo che, qualora venisse effettivamente a concretizzarsi, andrebbe a rivoluzionare l’asset industriale europeo per il comparto automotive, già al centro di una epocale fase di mutamento – determinata da molteplici fattori: il “big deal” ed il successivo raffreddamento del mercato in Cina; lo sviluppo delle tecnologie di elettrificazione che dopo il “Dieselgate” hanno conosciuto una decisa accelerazione; l’evoluzione hi-tech in materia di sistemi di guida autonoma e di auto connessa -, che da più parti ha sollecitato la creazione di nuove alleanze od il rafforzamento delle “big Alliance” già in essere.

L’ipotesi di agreement in questione, che tiene banco in queste ore, riguarda l’invito Fca nei confronti di Renault Groupe: una partnership che non ha trovato insensibili i vertici della Marque à Losanges, i quali – letto ed esaminato con la dovuta attenzione il progetto avanzato nelle prime ore di ieri (lunedì 27 maggio) dal top management Fiat-Chrysler Automobiles – hanno manifestato “Interesse” verso la proposta Fca. In estrema sintesi: i giochi restano quanto mai aperti, tuttavia c’è un parere possibilista, dettato soprattutto dal “Valore aggiunto” che la presenza Fca potrebbe garantire alla “Alliance” Renault-Nissan-Mitsubishi, e dal fatto che (sempre citando quanto espresso dal CdA di Parigi) la eventuale futura nuova “fusione” andrebbe a “Rafforzare l’impronta industriale Renault”. Una “voce” verso la quale, come è logico, qualsiasi azienda è particolarmente sensibile.

Accordo Fca-Renault: i pareri favorevoli

Anche gli analisti di mercato manifestano espressioni favorevoli: del resto, tanto Fca che Renault hanno chiuso le rispettive giornate di contrattazioni con un segno positivo. Un eventuale accordo fra i due colossi porterebbe, dal punto di vista produttivo-commerciale, a ripercussioni positive per entrambe le parti, sebbene non siano mancate alcune riserve: sovracapacità produttiva, trend della domanda in Europa in decrescita, la presenza dello Stato francese al 15% nelle quote Renault; a questo proposito, è da segnalare quanto già dichiarato dalla portavoce del Governo francese, Sibeth Ndiaye, secondo cui un progetto di fusione 50/50 tra Fca e Renault trova i rappresentanti governativi “Abbastanza favorevoli, per quanto serva tempo per studiarne le condizioni, che dovranno essere favorevoli allo sviluppo economico e industriale di Renault e degli azionisti”; e la richiesta di garanzie occupazionali già avanzata dalle rappresentanze sindacali tanto di Fca che di Renault Groupe. Dal canto suo, in una intervista alla radio citata da un “lancio” Bloomberg, il ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire ha commentato che una fusione 50/50 “Sarebbe una grande opportunità per Renault”, fermo restando il mantenimento dell’attuale alleanza con Nissan e Mitsubishi, della partecipazione statale (al 7,5%) dopo la fusione, e appunto che in Francia non vadano dispersi né posti di lavoro né stabilimenti di produzione.

Obiettivo diversificazione dei segmenti

La nuova “liaison” che idealmente congiungerebbe i due versanti delle Alpi (tenendo presente l’origine italiana del nucleo di Fca) potrebbe, nel futuro, effettivamente offrire la maggior varietà di segmenti di mercato che da più parti viene richiesta, in special modo se si considera la necessità di provvedere ai sempre più “stringenti” vincoli di razionalizzazione delle piattaforme e dei sistemi di produzione funzionali allo sviluppo delle grandi economie di scala.

Se, ad esempio, Renault in “fascia bassa” propone soltanto la piccola Twingo, frutto della partnership tecnologica con Daimler AG che a Stoccarda produce la “cugina” Smart, è pur vero che quest’ultima è di imminente trasformazione dal punto di vista dei sistemi di propulsione, che presto saranno soltanto elettrici; in casa Fca conta sul pianale “Small” che costituisce l’”ossatura” di Fiat 500, Fiat Panda e Lancia Ypsilon (unico modello chiamato a mantenere ciò che fu del prestigio Lancia). Al lato opposto di segmento, cioè quello delle autovetture di fascia alta, Renault è presente con Talisman, mentre Fca conta esclusivamente su Alfa Romeo Giulia e sulla “luxury” (dove tuttavia Renault è assente) Maserati Ghibli.

La maggiore concentrazione di modelli, tanto per Fca quanto per Renault-Nissan, è quella relativa al segmento “compact”, che del resto in Europa fa la voce più grossa: da Fiat 500L a 500X e Jeep Renegade per Fca, a Dacia Sandero, Nissan Micra e Nissan Juke, Renault Clio e Renault Captur. A questo punto occorrerebbe considerare quanto effettivamente potrebbe essere redistribuito a livello di produzione: se, ad esempio, l’accordo decidesse per lo sviluppo di una lineup di modelli condivisi sulla piattaforma “medium” Cmf-B già nella gamma Renault-Nissan (che, in più, è idonea all’alloggiamento di moduli di propulsione elettrificata), una delle ipotesi potrebbe concretizzarsi in una riorganizzazione degli stabilimenti di produzione in Italia. Ed è da tenere presente, in un’ottica a medio termine, la fine produzione di Renault Twingo e Smart forfour, entrambe assemblate negli impianti sloveni di Novo Mesto: al termine della rispettiva “carriera”, potrebbero fare posto a nuove linee di produzione dal costo della manodopera più competitivo.

Fusione Fca-Renault: i rispettivi punti di forza

Fca, tuttavia, detiene Jeep e Ram quali assi nella manica: e la loro incidenza in nord America, nonché il rispettivo ruolo di traino nelle performance operative per Fiat-Chrysler Automobiles, è fuori discussione. Da questo punto di vista, una fusione con Renault (la Marque à Losanges deve gran parte dei propri risultati operativi alla richiesta in Europa) potrebbe risultare vantaggiosa. Da considerare, peraltro, la capitalizzazione di entrambi i Gruppi: come riportato nelle scorse ore da IlSole 24Ore che cita un approfondimento pubblicato da Les Echos, per giungere ad una fusione alla pari Fca dovrebbe provvedere al versamento di un dividendo straordinario, in modo da rendere le capitalizzazioni più vicine (18 miliardi attualmente per Fca; 15 miliardi per Renault) e consentire alla famiglia Agnelli, in virtù del 29% delle proprie quote capitale Fca attraverso Exxor, di mantenere la maggioranza di azioni del nuovo mega Gruppo.

Fca: quali vantaggi in materia di elettrificazione

Al di là delle ipotesi di scacchiere finanziario, non va dimenticato l’”imperativo” dell’elettrificazione: Fca ci sta arrivando adesso, mentre Renault, Nissan e Mitsubishi sono da molti anni leader europei in materia di sistemi di alimentazione “zero emission”. Se Fiat-Chrysler Automobiles mette sul tavolo la diffusione in nord America, Jeep, Ram e la produzione luxury, la “big Alliance” potrebbe potenzialmente aggiungere la propria experience in materia di auto elettrica.

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