Fca invita Renault ad una fusione alla pari. La proposta interessa a Parigi

Un mega Gruppo da quasi 9 milioni di veicoli all’anno, o quasi 15 se si considerano anche Nissan e Mitsubishi. I vertici Renault studieranno con attenzione i termini. Tutti i dettagli.

Messieurs, voila Fca”: la proposta di fusione 50/50 avanzata questa mattina dai vertici Fiat-Chrysler Automobiles verso Renault Groupe sembra, almeno in questa fase embrionale, interessare i “piani alti” della Marque à Losanges, che se arrivasse a concretizzarsi darebbe vita ad uno dei poli automotive più grandi del mondo. Ma andiamo con ordine, iniziando dall’euforia che la notizia ha suscitato a Piazza Affari, consentendo al titolo Fca di aprire con un +15% e, di fatto, dando il “la” ad una catena positiva che ha interessato gli altri “brand” dell’asse Torino-Detroit.

Il CdA Renault: “Ci interessa”

Alla ricezione della proposta (peraltro anticipata, come indiscrezione, nelle scorse settimane dal Financial Times: qui il nostro approfondimento), il CdA Renault si è immediatamente riunito, per valutare se all’atto pratico possano sussistere elementi validi per una eventuale “big Alliance” con Fca. E il verdetto espresso a Parigi sembra promettere bene: “Dopo un attento esame dei termini indicati dalla proposta amichevole pervenuta da Fca, il Consiglio di amministrazione è del parere che sia da studiare con interesse l’opportunità di una tale combinazione aziendale: ciò potrebbe rafforzare l’impronta industriale Renault, e creare valore aggiunto per l’Alliance”.

Fca e Renault diventerebbero il terzo Gruppo al mondo

La proposta (attenzione: non è vincolante) comporterebbe, secondo il progetto Fca, una fusione alla pari che, qualora venisse attuata, darebbe vita ad un “mega Gruppo” (il terzo nel mondo per volumi di produzione, dietro soltanto a Toyota Group ed al Gruppo VAG) da 8,7 milioni di autoveicoli prodotti annualmente: una cifra che, peraltro, seppure elevata in termini assoluti, andrebbe letta tenendo anche conto il già ampio expertise in materia di elettrificazione che Renault porterebbe in dote, e che servirebbe molto ad Fca. Sempre per restare in un’ottica di proiezione di mercato, a vantaggio della stessa Fiat-Chrysler Automobiles andrebbe una più omogenea presenza nelle varie fasce di segmento, alla quale Renault dal canto suo potrebbe attingere per i segmenti “premium”.

Manley: nessuna ripercussione sugli stabilimenti

Per non parlare del settore Veicoli commerciali, in cui entrambi i big player recitano da lungo tempo, in Europa, un ruolo di primo piano. Di più: in una nota inviata ai dipendenti, a margine della proposta informale, l’amministratore delegato Fca Mike Manley chiarisce che, se il progetto andasse a buon fine, per gli stabilimenti Fiat-Chrysler Automobiles non verrebbero toccati: “Non con l’eventuale chiusura di stabilimenti deriverebbero benefici per l’operazione, bensì grazie ad investimenti più efficaci dall’utilizzo del capitale verso piattaforme globali per gli autoveicoli, sistemi di propulsione, sinergie engineering ed architettura”.

Un omogeneo riposizionamento geografico

Quanto al riposizionamento geografico, puntualizza il progetto Fca sulla scorta delle vendite globali 2018 messe a segno dalla stessa Fiat-Chrysler e da Renault Groupe, “La società risultante dalla fusione sarebbe la quarta nel Nord America, la seconda in EMEA e la prima in America Latina e avrebbe maggiori risorse necessarie per accrescere la propria presenza nella regione APAC”. “Su una semplice base aggregata, sulla base dei risultati 2018, i ricavi della Società risultante dalla fusione sarebbero quasi 170 miliardi di euro con un utile operativo di oltre 10 miliardi di euro e un utile netto di oltre 8 miliardi di euro”. Dal punto di vista della forza contrattuale, Fca, insieme alla “Alliance” Renault-Nissan-Mitsubishi, diventerebbe “La più grande alleanza OEM al mondo, vendendo più di 15 milioni di veicoli annui”. “Le ulteriori sinergie derivanti dalla fusione di FCA e Groupe Renault che dovrebbero maturare per Nissan e Mitsubishi semplicemente per la loro appartenenza all’Alleanza sono stimate in un valore intorno ad 1 miliardo di euro, incrementale su base annua”.

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