Mancata fusione Fca-Renault: quale scenario dopo il gran rifiuto?

Difficile che Fiat-Chrysler Automobiles continui a giocare da sola: più probabile che un nuovo partner verrà individuato. Facciamo qualche ipotesi.

Il clamoroso “nulla di fatto” tra Fiat-Chrysler Automobiles e Renault Groupe, arrivato nella prima mattinata di ieri come un fulmine a ciel sereno, lascia aperti importanti capitoli sull’asset futuro di Fca. Le valutazioni “politiche” e di “Alliance” in merito alla proposta di fusione alla pari ci sono state, eccome: si è da più parti parlato di un intervento di Nissan, che pur non manifestando pareri negativi chiedeva a Renault di potere studiare con più attenzione il memorandum di intesa; e lo Stato francese, che ha ritenuto di potere richiedere un nuovo rinvio, episodio che ha di fatto scatenato il secco “no” da parte dell’”asse Torino-Detroit” mentre, riunitosi a Londra, si attendeva tutt’altro.

La marcia indietro perentoria del board Fca ha scatenato una ridda di esternazioni, non soltanto oltralpe, ma anche in Italia. Del resto, è chiaro che da secoli il sistema politico-industriale francese prevede una certa presenza dello Stato (e, al di là delle visioni “ufficialmente” europeiste sbandierate dalla attuale maggioranza di Governo, le recentissime elezioni europee, e l’escalation del Rassemblement National di Marine Le Pen potrebbero acuire la “vis” nazionalista d’oltralpe).

In più, a sfavore del “matrimonio” potrebbe avere giocato la visione di Nissan nella propria “big Alliance” con Renault, all’interno della quale il marchio giapponese – che detiene soltanto il 15% della Régie, mentre il marchio francese possiede il 43% di Nissan oltre al diritto di voto – vorrebbe avere meno legame, non fosse altro per il fatto che in termini di vendite le cifre sono ben più favorevoli a Nissan (oltre 5,6 milioni di veicoli, contro i 3,8 milioni di Renault). Del resto, gli stessi ministri del Budget Gérald Darmanin e dell’Economia Bruno Le Maire hanno giustificato la nuova richiesta di tempo, prima di giudicare come “giuste” le nozze alle quali convolare con Fca.

Resta da vedere quale sarà la strategia che Fca potrebbe mettere in pratica in un’ottica a medio termine: fermo restando il fatto che, nell’attuale panorama dell’industria automotive globale, ballare da soli è piuttosto difficile, è altrettanto possibile ipotizzare che Fiat-Chrysler potrebbe tornare alla carica con nuove proposte di alleanza. Con Hyundai (dalla quale esattamente un anno fa alcune indiscrezioni ne ventilarono un possibile interesse verso Fca); o con il colosso cinese Geely, ben conosciuto in Europa per la sua ormai “datata” acquisizione di Volvo (avvenuta nel 2010) e per la nascita, insieme al marchio di Goteborg, del “sub-brand” Polestar rivolto alla produzione di veicoli elettrificati, ma anche per avere – nell’autunno 2017 – acquisito il 49,9% delle quote della holding malese Proton, proprietaria di Lotus; e, in tempi ancora più recenti, acquisito il 9,7% di Daimler AG. Oppure, perché no?, con Psa Groupe. Tutti big player decisamente attivi nello sviluppo di strategie di elettrificazione e di piattaforme modulari dedicate alla nuova mobilità, programmi verso i quali Fiat-Chrysler Automobiles non offre al momento piani equivalenti.

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