Imola: 3 gare della Ferrari da dimenticare

Una vittoria che lascia molti tifosi con l’amaro in bocca; un pauroso incidente che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche; un doppio ritiro: tre episodi che, per alcuni aspetti, sono da archiviare fra le giornate-no per le “Rosse”.

Milioni di occhi puntati, la tensione massima di una gara che si svolge a un tiro di schioppo da Maranello: Imola è, al pari di Monza, l’appuntamento “di casa” per Ferrari. Domenica 1 novembre l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari tornerà, dopo 14 anni, ad ospitare la massima Formula: è in programma il Gran Premio dell’Emilia Romagna.

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Il palcoscenico, sebbene notevolmente modificato rispetto alla configurazione utilizzata per lungo tempo, resta comunque lo stesso: Imola, dove le “Rosse” hanno trionfato in otto delle ventisei edizioni del GP di San Marino che dal 1981 al 2006 vi si sono disputate. Dove si sono vissute giornate memorabili ed altre in negativo.

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Ecco tre episodi che raccontano altrettante vicende di corsa che non si conclusero come gli appassionati si aspettano. Tuttavia “da dimenticare” esclusivamente dal punto di vista delle aride cifre, oppure – come vedremo – se si ragiona nell’ottica dei piloti.

San Marino 1982: Villeneuve si vede beffato da Pironi

Prima e seconda: una doppietta “in casa” che riempì di gioia gran parte dei tifosi Ferrari e confermò agli occhi di tutto il mondo del motorsport che la 126 C2 turbo, anch’essa progettata da Mauro Forghieri, iniziava ad “esserci” dopo i difetti di gioventù evidenziati dalle monoposto di Maranello (126 C) l’anno precedente (prima stagione dell’era turbo per Ferrari). Williams, Brabham, Renault e Lotus erano fra i competitor di primo piano; a questi, si aggiunse l’arrembante McLaren MP4 dal telaio monoscocca in fibra di carbonio che dopo un iniziale periodo di rodaggio stava affilando le armi per dare inizio ad una lunga escalation di risultati che avrebbe tenuto banco nelle stagioni successive.

Una gara controversa

Ciò che avvenne il 25 aprile 1982, al GP di San Marino, è rimasto nella storia. Vi sono stati scritti fiumi di inchiostro, discussioni ed analisi si sono sempre susseguite. Fu una gara controversa, che terminò, sì, con la vittoria di Didier Pironi ed il secondo posto di Gilles Villeneuve; ma che lasciò molto amaro in bocca nei tifosi del canadese, che fecero proprio il suo stato d’animo: si era sentito beffato dal compagno di squadra.

Lotta al calor bianco

Ecco, in sintesi, come andarono le cose. Al “pronti, via” le due Renault, qualificate in prima fila, schizzano in testa con René Arnoux, autore della pole position, davanti al compagno di squadra Alain Prost che deve subito ritirarsi, ma nel frattempo era già stato superato dalle due Ferrari, “capitanate” da Villeneuve in terza posizione, già lanciate in vista della Renault del simpatico e combattivo pilota di Grenoble. Al 27. giro il sorpasso di Villeneuve su Arnoux, che rende subito il favore e torna in testa. Alcuni giri dopo è la volta di Pironi che sorpassa il compagno di squadra e si porta al secondo posto. Gilles riesce più avanti a riprendersi la posizione d’onore. Dopo la resa di Arnoux, le due Ferrari guidano il gruppone. Villeneuve è in testa, i tifosi sono in delirio. Ma non sanno che tra i due ferraristi sta consumandosi una guerra aperta. Pironi balza in testa per alcuni giri, nella 49. tornata è nuovamente Gilles a balzare davanti. Il box Ferrari (Mauro Forghieri quel giorno non c’era, per motivi familiari) è interdetto, e per non rischiare di vanificare l’”uno-due” espone il cartello “Slow”, per dire a Villeneuve e Pironi di mantenere le posizioni.

Vittoria di Pironi, Gilles non se l’aspettava

Almeno, questo è ciò che Gilles aveva interpretato, tant’è vero che immediatamente rallenta il proprio ritmo, pensando che anche Didier farà la stessa cosa. Invece no: e al 53. giro Pironi torna in testa. Gilles non capisce, ma non sta a guardare. Ed al 59. passaggio agguanta nuovamente la posizione di leader. Dovrebbe andare bene così, ma no: nel giro successivo (l’ultimo), alla Tosa, ecco la fulminata di Pironi, che lascia Gilles a bocca aperta. La gara è praticamente finita, e qualsiasi tentativo di acchiappare il compagno di squadra risulta vano.

Ferito e offeso

Le cronache ricordano un Villeneuve affranto. Lui che, per dire, credeva nella lealtà sopra ogni cosa, che proprio su questo aveva contribuito al titolo mondiale 1979 di Jody Scheckter, si era visto scippato di una vittoria che, a suo modo di vedere, avrebbe dovuto essere sua.

Intendiamoci: secondo la filosofia di Enzo Ferrari, tutto si era svolto nei corretti canoni. Aveva vinto una Ferrari (e la monoposto gemella aveva terminato al posto d’onore), dunque andava benissimo così. Ma dal punto di vista della passione pura, e vista con gli occhi dei tifosi di Gilles, no. Il lungo infuocato duello innescato dai due ferraristi a Imola sarebbe dovuto terminare con il successo di Villeneuve, e non del pur ottimo Pironi.

Una sconfitta della passione più pura

Imola 1982 sarebbe dunque, di fatto, una gara da ricordare; ma non per gli enthusiast più puri, e non – ricostruendo l’accaduto – da parte di Gilles Villeneuve. Che sentiva di avere dato e fatto tutto quanto poteva, nelle stagioni precedenti ed in quel fatale 1982 appena iniziato, per il “Cavallino”. Anche, come nel caso del Mondiale ’79, tirandosi un poco indietro per far posto a Scheckter nell’ottica del titolo mondiale.

Non sta a noi, ed è oggettivamente impossibile, “impersonare” lo stato d’animo di Villeneuve nei giorni che seguirono Imola ’82. Si può soltanto interpretarlo. È chiaro, e questo apparve da subito lampante, che qualcosa si era rotto nel rapporto fra compagni di squadra e con la Scuderia. La gara successiva era il Gran Premio del Belgio: come sia andata, lo sappiamo tutti.

1989: l’incidente di Berger

Ci sono episodi, nella vita di ciascuno, che si vuole dimenticare; ma che, se si tratta di personaggi pubblici come da sempre lo sono i protagonisti delle competizioni, tornano inevitabilmente a galla. La vicenda in questione ebbe quale sfortunato e passivo interprete Gerhard Berger. L’austriaco, nel 1989, subì un terribile incidente al Tamburello, nel quarto giro del GP di San Marino. Un terribile schianto, che causò l’incendio alla sua Ferrari 640 e che soltanto grazie al tempestivo intervento dei “Leoni della CEA” (gli addetti antincendio di servizio anche ad Imola) non prese la piega della tragedia.

Prima fila tutta McLaren

Il GP di San Marino 1989 si svolse il 23 aprile, quale seconda prova stagionale dopo il GP del Brasile (Jacarepaguà) che si era concluso con la vittoria del neo-acquisto in Ferrari Nigel Mansell. Un successo che fece immediatamente ben sperare i tifosi, sebbene Alain Prost, secondo in Brasile, dimostrasse che le McLaren non erano per niente disposte a cedere lo scettro di monoposto migliori del lotto. E le qualifiche parlarono chiaro: pole position per Ayrton Senna, e lo stesso Prost a completare la prima fila. Mansell, terzo, condivideva la terza linea di schieramento con Riccardo Patrese, al volante della prima delle due Williams sulle quali debuttava il motore Renault. Berger, quinto, partiva accanto a Thierry Boutsen sulla seconda Williams.

L’incidente al Tamburello

Il più lesto, al via, fu Ayrton Senna, che si trovò a condurre il serpentone delle monoposto davanti al compagno di quadra Prost, a Nigel Mansell, Riccardo Patrese e Gerhard Berger: in pratica, le prime posizioni rispecchiavano lo schieramento di partenza. Nel quarto giro sui 58 previsti, la Ferrari 640 di Gerhard Berger, per via di un improvviso cedimento strutturale (ricordiamo che il Tamburello costituiva uno dei tratti più veloci dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari) si ritrovò ingovernabile, proiettata verso le barriere che separano il tracciato dalle rive del fiume Santerno.

L’urto a quasi 300 km/h; il tempestivo arrivo dei soccorsi

Ciò che avvenne in quelle frazioni di secondo è rimasto nella memoria di tutti gli appassionati: la Ferrari di Berger impattò contro le barriere ad una velocità di circa 295 km/h, e prese immediatamente fuoco. Mentre la Direzione gara si affrettava a decretare la sospensione della corsa, i “Leoni della CEA” (squadra già allora ben conosciuta nell’ambiente delle competizioni: a loro si deve, ad esempio e fra gli altri, il rapidissimo intervento che estrasse vivo Ronnie Peterson nel rogo al via di Monza 1978), in pochi secondi furono sul posto e, con rapidità altrettanto fulminea, ebbero ragione delle fiamme che avevano avvolto la “Rossa” di Berger. Il quale riportò un’ustione al palmo della mano destra e l’incrinatura di una costola.

Un GP da dimenticare… ma solo ai fini della classifica

Trasportato in un primo momento a Bologna e poi a Vienna (più per motivi di… lingua che altro), Berger fu determinato a concludere quanto prima la propria convalescenza, che in effetti fu decisamente rapida: soltanto un mese dopo era già al via del GP del Messico. Quanto a Mansell, quel GP di San Marino si concluse con un ritiro per noie al cambio durante il 23. giro. Imola ’89 è dunque, per Ferrari, “negativo” soltanto in chiave di risultati. In effetti, è da ricordare per più di un motivo: la robustezza del telaio Ferrari, che di fatto sostenne l’eccezionale violenza dell’impatto, ed il coraggioso e immediato intervento degli addetti antincendio della CEA e degli ufficiali di gara muniti di estintore. E va benissimo così.

1992: Alesi e Capelli eliminati

Non sempre l’impegno viene premiato con risultati di rilievo. Il motorsport è pieno di stagioni in negativo: e questo riguarda quasi tutte le realtà che si sono via via cimentate nelle competizioni. A Maranello, una delle stagioni meno positive fu il 1992, in cui le monoposto del “Cavallino”, affidate a Jean Alesi e ad uno sfortunato Ivan Capelli, misero a segno solamente due terzi posti (Montmelò e Montreal), entrambi da parte del pilota francese di origine italiana, e terminarono il Mondiale al quarto posto nella classifica Costruttori. Il GP di San Marino di quell’anno fu solamente uno dei “passi falsi” Ferrari 1992.

Super-Mansell fa la pole position

Quinto appuntamento di stagione, il weekend del GP di San Marino 1992 si aprì, dal punto di vista delle “aride cifre”, con un ruolino di marcia da parte delle due Williams che poco spazio lasciava a qualsiasi commento: le monoposto di Grove, finalmente a loro agio con le sospensioni attive adottate a partire dal 1991 e costantemente sviluppate, fecero da subito il vuoto dietro di loro. Nigel Mansell aveva vinto nelle prime quattro gare di campionato (Kyalami, Messico, Interlagos, Montmelò); il compagno di squadra Riccardo Patrese aveva terminato per tre volte secondo (Sudafrica, Messico e Brasile). La musica non cambiò nelle qualifiche di Imola: Mansell-schiacciasassi guadagnò la pole position, e Patrese completò la prima fila. Seguivano, nell’ordine, le due McLaren-Honda di Ayrton Senna e Gerhard Berger, la coppia Benetton-Ford Michael Schumacher e Martin Brundle, e le due Ferrari F92A di Jean Alesi e Ivan Capelli.

Le Williams fanno subito il vuoto

Al “via”, tutto come da copione: Nigel Mansell è lesto a mantenere la leadership, e dietro di lui c’è Patrese. Senna, piuttosto staccato, è terzo. La tattica del fuoriclasse inglese, annunciata nel pre-gara, ha dunque tutte le carte in regola per concretizzarsi: “grande attack” nella prima parte di gara per guadagnare più vantaggio possibile. I cronometri gli danno ragione: 6 giri più veloci nei primi 9 giri, 5 secondi su Patrese e ben 18 su Senna. Molto buona la condotta di Brundle: l’esperto driver di oltremanica è riuscito a portarsi in quarta posizione, davanti al compagno di squadra Schumacher ed a Gerhard Berger.

Si gioca sulle mescole

La strategia Ferrari di partire con un tipo di gomma più “dura”, contrariamente a quanto deciso da altri avversari che avevano optato per gomme più “morbide”, sembrerebbe azzeccata. Anche grazie alla giornata particolarmente calda, già intorno al 20. giro sui 60 previsti molte delle vetture che avevano montato gomme a mescola morbida dovettero fermarsi ai box (Patrese, Senna e Berger compresi). Alesi poté così attestarsi in terza posizione a metà gara.

L’incidente che mette fuori gioco Alesi ed il testacoda di Capelli

La possibilità di “tenere” il ritmo di gara e concludere il GP di San Marino sul podio si azzerò dopo il quarantesimo passaggio. Con il nuovo treno di pneumatici già ben “rodato”, Senna e Berger riuscirono a colmare il distacco da Jean Alesi, fino ad annullarlo del tutto. Arrivati al Tamburello, Senna sfruttò la scia del tratto veloce, per poi fiondarsi all’interno della Ferrari di Alesi e superarlo alla Curva Villeneuve, mentre quest’ultimo affrontava la Tosa in staccata. Nel tentativo di superare il ferrarista, Berger si vede chiudere la porta: un contatto fra i due si conclude con la rottura della sospensione posteriore destra della McLaren-Honda e dell’ala anteriore della Ferrari e costringendo entrambi al ritiro. Non andrà meglio a Ivan Capelli: mai a proprio agio al volante della F92A (la sua carriera era stata fino ad allora costellata di notevoli prestazioni), il milanese terminò il GP di San Marino anzitempo, per le conseguenze di un testacoda che terminò nella sabbia.

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