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Rimac choc: il re delle hypercar elettriche ora punta sui motori termici

Di Fabrizio Gimena
Pubblicato il 27 ago 2026
Rimac choc: il re delle hypercar elettriche ora punta sui motori termici
Secondo Mate Rimac le auto elettriche domineranno il mercato di massa, mentre supercar e hypercar continueranno a puntare su motori termici.

L’uomo che ha contribuito a dimostrare quanto possa essere estrema un’hypercar elettrica oggi sostiene che il futuro delle sportive più esclusive continuerà a passare dal motore termico. A dirlo è Mate Rimac, fondatore dell’azienda croata che porta il suo nome e CEO di Bugatti Rimac.

Non è però una conversione contro l’elettrico. Il ragionamento è più articolato: secondo Rimac il mercato dell’auto potrebbe dividersi sempre più nettamente in due mondi. Da una parte le vetture destinate alla mobilità quotidiana, dove la propulsione elettrica è destinata a diventare dominante. Dall’altra sportive, supercar e hypercar, per le quali i clienti continueranno a cercare meccanica, emozione, artigianalità ed esclusività.

Ed è proprio qui che il motore a combustione potrebbe avere davanti a sé una vita molto più lunga di quanto si sarebbe immaginato soltanto pochi anni fa.

Rimac: l’elettrico vincerà, ma non necessariamente sulle hypercar

La posizione di Mate Rimac può sembrare paradossale. La sua storia imprenditoriale è strettamente legata all’elettrificazione: Rimac nasce proprio dall’idea di realizzare una sportiva elettrica e negli anni ha costruito una parte importante della propria reputazione sviluppando hypercar e tecnologie a batteria.

La Rimac Nevera è diventata la dimostrazione più evidente delle possibilità offerte dall’elettrico nel campo delle prestazioni. Accelerazioni violentissime, potenze elevatissime e una gestione elettronica estremamente sofisticata hanno mostrato che per andare forte non servono necessariamente cilindri, pistoni e scarichi.

Ed è proprio il successo tecnologico delle auto elettriche ad aver modificato, secondo Rimac, il significato stesso di una hypercar.

Oggi la pura accelerazione non basta più a rendere speciale un’automobile. Le prestazioni che fino a pochi anni fa erano territorio esclusivo delle supercar possono essere raggiunte, o comunque avvicinate, da vetture elettriche molto meno costose.

Il risultato è quasi un ribaltamento delle priorità. Se essere velocissimi non rappresenta più una caratteristica sufficientemente esclusiva, chi spende cifre elevatissime per una vettura da collezione cerca qualcos’altro.

E quel “qualcos’altro” può essere proprio la complessità di un grande motore termico, il suono, la risposta meccanica e il coinvolgimento che deriva dal guidarlo.

Le hypercar come gli orologi meccanici

Per spiegare il concetto, Rimac utilizza un paragone particolarmente efficace: quello degli orologi di lusso.

Uno smartwatch moderno è infinitamente più funzionale di un costoso orologio meccanico. È più preciso, offre molte più informazioni e svolge decine di funzioni che un movimento tradizionale non può offrire.

Eppure gli orologi meccanici più prestigiosi continuano a essere venduti a prezzi elevatissimi.

Il motivo non è la superiorità tecnologica in senso assoluto. Chi li compra apprezza la lavorazione, la complessità del meccanismo, la tradizione e la capacità di trasformare un oggetto in qualcosa da conservare e collezionare.

Secondo Rimac, una parte del mercato automobilistico potrebbe seguire esattamente la stessa strada.

Per l’automobilista che deve andare ogni giorno al lavoro conteranno sempre di più efficienza, costi di utilizzo, praticità e semplicità. In questo scenario l’elettrico ha caratteristiche molto interessanti.

Chi compra una hypercar da milioni di euro segue invece criteri completamente differenti. Non cerca soltanto il mezzo più efficace per spostarsi dal punto A al punto B e, a un certo livello, potrebbe non cercare nemmeno l’auto più veloce in assoluto. Cerca un’esperienza e un oggetto da collezione.

Bugatti è già la dimostrazione di questa filosofia

Per capire dove potrebbe portare questa strategia basta guardare a quello che sta facendo Bugatti. La nuova generazione non ha abbandonato il motore termico per diventare completamente elettrica. Al contrario, il progetto Tourbillon ruota attorno a un nuovo V16 aspirato di 8,3 litri, sviluppato insieme a Cosworth e integrato in un sofisticato sistema ibrido.

È un dettaglio importante perché mostra che Rimac non sta contrapponendo necessariamente elettrico e combustione.

Sulla Tourbillon le due tecnologie collaborano. I motori elettrici forniscono risposta immediata quando il V16 non si trova nella zona ideale di erogazione, mentre il grande aspirato conserva suono, progressione e personalità che Bugatti ritiene fondamentali per una hypercar.

L’elettrificazione diventa quindi uno strumento per rendere ancora più efficace il motore termico, invece di sostituirlo.

Ed è significativo che questa filosofia arrivi proprio da Mate Rimac. Nello stesso ecosistema industriale convivono infatti una delle espressioni più estreme dell’hypercar elettrica e un motore V16 aspirato sviluppato per accompagnare Bugatti nella sua nuova era.

La velocità da sola non basta più

La questione centrale è proprio questa: quanto vale ancora la prestazione pura? Per decenni supercar e hypercar hanno giustificato una parte della propria esclusività attraverso numeri irraggiungibili dalle auto normali. Più cavalli, maggiore velocità massima e accelerazioni sempre più rapide.

L’elettrificazione ha però compresso enormemente queste distanze. La disponibilità immediata della coppia e la possibilità di gestire con precisione diversi motori elettrici hanno permesso di ottenere accelerazioni che un tempo sarebbero sembrate impossibili.

Di conseguenza, il cliente di una vettura da collezione potrebbe attribuire maggiore importanza a ciò che non è facilmente replicabile con una semplice corsa ai numeri: suono, cambio, risposta del motore, materiali, costruzione artigianale e interazione con il pilota.

Non significa che le hypercar elettriche siano destinate a scomparire. Rimac stesso continua a essere profondamente legato allo sviluppo delle tecnologie elettriche e il gruppo descrive ancora l’elettrificazione avanzata come uno dei propri settori fondamentali.

Significa piuttosto che, secondo il manager croato, elettrico e termico potrebbero trovare ruoli molto diversi.

Elettrico per la mobilità, motore termico per passione?

Lo scenario delineato da Rimac è quindi meno contraddittorio di quanto sembri. Le auto elettriche potrebbero diventare la soluzione prevalente per milioni di automobilisti perché efficienti, silenziose e adatte alla mobilità quotidiana. Ma proprio quando quella tecnologia diventerà normale, il motore termico potrebbe trasformarsi sempre più in un prodotto specialistico.

Qualcosa da utilizzare meno, costruire in numeri limitati e acquistare non per necessità, ma per passione. Il mercato delle hypercar sembra già muoversi in questa direzione: il cliente non compra soltanto cavalli e secondi nello 0-100 km/h, ma storia, personalizzazione, rarità e contenuti meccanici difficili da replicare.

La stessa Bugatti sta puntando con decisione su questa interpretazione. I 250 esemplari della Tourbillon sono stati tutti assegnati poco dopo la presentazione, secondo quanto comunicato dalla Casa.

La previsione di Mate Rimac, quindi, non è che l’elettrico abbia perso la propria battaglia. È quasi l’opposto: più l’elettrico diventerà normale, più una grande meccanica termica potrebbe diventare esclusiva.

Un po’ come un orologio meccanico nell’epoca degli smartwatch. Non è necessariamente la soluzione più razionale o tecnologicamente più semplice. Ma per chi compra una supercar da collezione, proprio questo potrebbe essere il punto.

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