Consumi ed emissioni USA: una proposta di Trump cancella le misure di Obama

Dal precedente 5% in meno all’anno al “nuovo” 1,5%: è il nuovo provvedimento al 2026. Le auto, dicono EPA ed NHTSA, costeranno meno: cosa succederà?

“Colpo di spugna”, dall’amministrazione Trump, agli standard imposti dal precedente governo Obama sui consumi e sulle emissioni di CO2 degli autoveicoli: una riforma varata in due grandi tranche, la prima che risaliva al 2009 e la seconda, ancora più stringente, varata nel 2012 e rivolta al 2025. Quest’ultima, in particolare, fissava il consumo minimo delle autovetture a 54,5 miglia per gallone, corrispondenti a circa 4,3 litri di carburante per 100 km. La riforma presentata dalla gestione dell’attuale inquilino della Casa Bianca, di fatto, potrebbe assegnare un punto vincente all’amministrazione repubblicana dopo mesi di braccio di ferro con l’opposta coalizione in materia di limiti a consumi ed emissioni.

Le nuove misure

Dati alla mano, gli aggiornati parametri SAFE (Safer Affordable Fuel-Efficient vehicles) indicati dalle Agenzie federali NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration) ed EPA (Environmental Protection Agency) e diffusi attraverso un comunicato, si riferiscono al periodo 2021-2026, e prevedono un tasso dell’1,5% all’anno di riduzione dei consumi e delle emissioni di diossido di carbonio fino al 2025: una netta marcia indietro rispetto al 5% deciso dal Governo Obama otto anni fa. Con questo nuovo provvedimento, che fissa il traguardo a 40 miglia per gallone (circa 17 km con un litro di carburante), l’obiettivo di giungere fra cinque anni ad una media di 54 miglia per gallone (23 km con un litro) sarebbe cancellato.

I ‘tweet’ trionfalistici

Per comunicare il risultato raggiunto, Donald Trump si è affidato al suo strumento mediatico preferito: Twitter. In tre “cinguettii” successivi, il presidente USA ha puntato i propri riflettori sui vantaggi che la nuova, e ben meno stringente, misura in materia di consumi ed emissioni per i prossimi cinque anni apporterà alle aziende (maggiore produzione) e sui mercati (prezzi più bassi per le autovetture, maggiore potere di acquisto). “Grandi notizie! – ha esordito Trump nel primo post – Le famiglie americane saranno da ora in grado di acquistare vetture più sicure, economiche e rispettose dell’ambiente attraverso la nostra nuova ‘Safe Vehicles Rule”. Sbarazziamoci dei vecchi ‘catorci’ (il riferimento, a parere nostro, si riferisce agli autoveicoli della precedente generazione, n.d.r.); costruiamo autovetture nazionali migliori e più sicure, e creiamo più lavoro. Compriamo americano!”. Nel secondo “tweet”, Trump si rivolge agli addetti del comparto automotive: “La mia amministrazione sta aiutando i lavoratori statunitensi a rimpiazzare la fallita normativa sulle emissioni decisa da Obama. Impossibile soddisfare i limiti indicati dal suo ‘Green New Deal Standard’: in ballo un sacco di inutili e costose sanzioni per gli acquirenti di nuove auto”. Relativamente all’impatto dei nuovi limiti su consumi ed emissioni in termini di mercato, Trump indica: “Con la mia proposta, le Case costruttrici ‘politically correct’ si troverebbero a poter abbassare i prezzi di vendita finali ad una media di più di 3.500 dollari, ed allo stesso tempo renderebbero le nuove vetture sostanzialmente più sicure. I motori sarebbero più ‘fluidi’ (“smoother”). Un impatto positivo sull’ambiente!”.

Cosa accadrà?

Prima di cantare vittoria, sarà necessario vedere cosa ne pensano i “big player” dell’auto. In buona sostanza, la marcata riduzione degli obiettivi-Obama del 2012 proposta da Trump potrebbe, a breve termine, tramutarsi in un’arma a doppio taglio. Il comparto automotive statunitense, che già in passato aveva espresso perplessità in merito ad una “marcia indietro” normativa, rischierebbe di trovarsi spiazzato. E nuovi scontri potrebbero arrivare anche sul piano politico.

Come si ricorderà, nella seconda parte dell’estate 2019 il progetto-Trump sulla revisione, alleggerendone le rispettive soglie minime, ai limiti su consumi ed emisisoni volute dall’ex presidente Barack Obama aveva incontrato diversi pareri opposti. Uno su tutti, la California (il cui “peso” politico è fuori discussione), schieratasi apertamente contro la “vision” Trump facendosi forte di un potere legislativo autonomo in materia ambientale (nello specifico, il “Clean Air Act” del 1970, le cui conseguenze sono ben conosciute dagli appassionati di auto storiche di oltreoceano, in quanto fu da quel momento che le poderose “Ottovù” a stelle e strisce iniziarono a vedersi limitate le strabordanti potenze, per via di controlli più stringenti alla carburazione: e questo ridimensionò, nella prima metà degli anni 70, l’immagine “dura e pura” delle Muscle Car). Il programma reso noto nell’estate 2019 in California era, alla più semplice, una via di mezzo tra la riforma Obama ed il progetto “SAFE” Trump: una diminuzione del 3,7% all’anno di consumi ed emissioni da attuare fra il 2022 ed il 2026. Come dire: inferiore rispetto al 5% deciso dal Governo Obama nel 2012, tuttavia ben più “morbida” se messa in confronto con l’1,5% annuo proposto da Trump. Il rilancio avanzato dal “Golden State” aveva incontrato parere favorevole da diversi “colossi” dell’auto, fra i quali Bmw, Ford, Honda e Volkswagen. Per tutta risposta, alla fine di settembre 2019 l’”One National Program Rule”, provvedimento siglato in concerto dalle stesse Agenzie federali NHTSA ed EPA, aveva limitato il ruolo preponderante da parte della California relativamente alla definizione degli standard su consumi ed emissioni, trasferendo “ipso facto” tale facoltà al Governo federale.

“Ci vedremo in tribunale”?

All’atto pratico, la nuova e più morbida proposta presentata da EPA ed NHTSA dovrebbe – la proiezione è stata definita in un comunicato congiunto – costituire una mossa favorevole per il mercato: in un’ottica a lungo termine (il riferimento è al 2029) potrebbe “Ridurre il costo di acquisto di circa 1.000 dollari per ogni nuova autovettura” e “Aumentare le vendite di 2,7 milioni di unità”. “In una fase di improvvisa incertezza economica – si legge nel comunicato: ed il riferimento all’emergenza da coronavirus appare piuttosto evidente -, la ‘SAFE Vehicles Rule’ è in grado di venire incontro alle necessità di milioni di lavoratori americani e migliaia di aziende della filiera automotive, riducendo i costi e aumentando le vendite di nuovi, e più sicuri, veicoli”. Resta da vedere come la prenderanno i “big player” del comparto automotive: se è vero che le Case auto chiedevano una revisione ai limiti fissati da Obama, le nuove misure avanzate da Trump rischiano di essere “troppo” larghe. Il pericolo è di trovarsi, con il tempo, in una sorta di “impasse” normativa causata da un nuovo braccio di ferro tra l’amministrazione Trump e le associazioni ambientaliste ed alcuni Stati (California compresa, appunto).

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