USA: la California non ha più potere in materia di emissioni auto

Francesco Giorgi
20 Settembre 2019
Donald Trump

Storico passaggio di consegne: i nuovi standard su consumi ed emissioni arriveranno dal Governo federale. Sarà l’inizio di un nuovo fronte normativo?

Il lungo “braccio di ferro” tra le due sponde degli Stati Uniti ha fornito un primo verdetto: lo stop, nei confronti della California, di dettare legge in materia di emissioni prodotte dagli autoveicoli. Lo indica, nel dettaglio, l’”One National Program Rule”, provvedimento siglato in concerto dalle Agenzie federali NHTSA-National Highway Traffic Safety Administration ed EPA-Environmental Protection Agency, che di fatto limita il ruolo predominante da parte della California relativamente alla definizione degli standard su consumi ed emissioni; trasferendo “ipso facto” tale facoltà al Governo federale. Dal punto di vista esecutivo, si tratta di una conferma a quanto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato soltanto pochi giorni fa: affidandosi, come solito, a Twitter, l’inquilino della Casa Bianca aveva infatti manifestato il proposito di annullare l’autonomia decisionale del “Golden State” sulle emissioni inquinanti. Dal punto di vista storico, quanto deciso nelle scorse ore rappresenta una svolta epocale, in quanto fin al 1970 la California ha ottenuto autorità legislativa autonoma in tal senso (il “Clean Air Act” le cui conseguenze sono ben conosciute dagli appassionati di auto storiche di oltreoceano, in quanto fu da quel momento che le poderose “Ottovù” a stelle e strisce iniziarono a vedersi limitate le strabordanti potenze, per via di controlli più stringenti alla carburazione: e questo ridimensionò, nella prima metà degli anni 70, l’immagine “dura e pura” delle Muscle Car).

Arriveremo a normative più morbide?

Quanto deciso dal provvedimento NHTSA ed EPA va letto come uno step iniziale verso la creazione di un quadro normativo meno “rigido” sui tempi e nelle modalità di approdo ad una mobilità meno inquinante. Come dire: una revisione (parlare di sospensione, o ancora più drasticamente, di cancellazione draconiana è al momento prematuro) degli stringenti limiti sulle emissioni varati a suo tempo dall’amministrazione di Barack Obama.

Trump, è risaputo, non ha mai visto di buon occhio le severe normative sui consumi dell’amministrazione Obama. Questo, unitamente alla mai sopita “guerra dei dazi”, ha portato l’attuale presidente USA in una situazione delicata nei confronti della filiera automotive: un territorio spaccato in due. Ovvero la posizione contraria agli obiettivi di Trump, da parte della California, che non intendeva recedere dal suo ruolo di primo piano sulla definizione degli standard di consumi ed emissioni, forte di una “esperienza” di quasi mezzo secolo in tal senso; ed una dozzina almeno di Stati che si trovano d’accordo con il “Golden State”. In questo marasma, le Case costruttrici che hanno già impostato maxi programmi di sviluppo delle rispettive lineup in base al “piano Obama” si troverebbero a dovere rivedere le proprie strategie.

Obiettivo: auto sicure, “pulite” e prodotte negli USA

L’intenzione manifestata dall’amministrazione Trump è chiara, e va vista nel novero del disegno di legge federale “SAFE”, ovvero “Safer, Affordable, Fuel Efficient vehicle rule”. Si tratta, in sintesi, di un provvedimento – peraltro riportato dal rapporto siglato NHTSA ed EPA – il cui obiettivo consiste nella definizione di un protocollo-quadro tutto nuovo per la filiera dell’auto nord americana, da attuarsi in modo da offrire ad un numero sempre maggiore di cittadini statunitensi il diritto di acquistare “Autovetture più sicure, più ‘pulite’ e più accessibili all’acquisto, ed in perfetto accordo con le esigenze delle famiglie. Inoltre, rafforzando la produzione nazionale”.

La California non ci sta

Tuttavia, la questione è “di lana caprina”, come si dice. Cioè spinosa: se il progetto “SAFE” di fatto modificherebbe, ammorbidendoli, i limiti sulle emissioni varati da Obama, dall’altro si va ad esautorare la posizione preminente della California in questo campo. Che, come detto, è “dominante” da quasi mezzo secolo, ed in tutto questo tempo ha fatto sì che il principale Stato della costa occidentale degli Stati Uniti, potendo legiferare in autonomia (e quindi ponendosi su un piano molto più stringente rispetto a Washington) ha assunto un ruolo di riferimento in materia. Tanto più che alle decisioni californiane ha, nel frattempo, aderito una dozzina di Stati.

Gli USA apriranno un nuovo fronte normativo?

Viene da pensare, alla luce del rutilante susseguirsi degli eventi di questi giorni, se in effetti anche in questo caso… la verità non stia nel mezzo. Non abbiamo qui intenzione di schierarci “pro” o “contro” una o l’altra delle posizioni in campo; tuttavia, l’analisi delle dichiarazioni di entrambi gli schieramenti porta ad ipotizzare che, forse, in questo caso il disegno di legge “SAFE” voluto dall’amministrazione Trump non sia né drastico né anti-produttivo, ma soltanto sintomo di una volontà di cambiamento graduale che, è chiaro, ha già iniziato ad interessare l’intero comparto dell’auto. E lo dimostrano gli investimenti da decine di miliardi che i “big” della filiera hanno già messo sul tavolo per lo sviluppo della nuova mobilità eco friendly. D’altro canto, Trump ritiene, così facendo, di salvaguardare la produzione interna (l’attuale presidente USA non ha mai fatto mistero della propria politica protezionistica). Assisteremo, prossimamente, all’inizio di un nuovo fronte normativo, da parte degli Stati Uniti, destinato ad individuare ulteriori limiti ai consumi ed alle emissioni? Staremo a vedere. Non è escluso, come accennato, che tuttavia la California non decida di ricorrere alla Corte Suprema per vedere ristabilita la propria posizione.

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