Campionato di Formula 1 2020: il regolamento

La stagione che va ad iniziare in Australia è di transizione verso la nuova era 2021. Ciononostante, sono diverse le modifiche in atto. Ecco le principali.

L’emergenza coronavirus che da settimane flagella molti Paesi nel mondo e fa sentire i propri effetti anche sul motorsport (fra i provvedimenti più recenti in questo senso: dopo il veto all’ePrix di Hong Kong è notizia dello scorso fine settimana , a data da destinarsi, del Rome ePrix di Formula E inizialmente programmato per il 4 aprile; allo stesso modo, per restare in Italia, a subire il rinvio è stato anche il Rally del Ciocco, appuntamento inaugurale con il CIR 2020 che quindi scatterà a metà aprile con il Rally 1000 Miglia) interessa marginalmente la stagione 2020 di F1, che si presenterà regolarmente ai nastri di partenza, il prossimo weekend, con la disputa del GP di Australia sul tracciato di Albert Park (Melbourne). Soltanto il GP di Cina è stato sospeso, lo scorso febbraio: più avanti si saprà se possa essere ripreso in altra data; e il GP del Bahrain, in programma per il 22 marzo, si svolgerà “a porte chiuse. I riflettori sono puntati su Hanoi, dove il 5 aprile debutterà il GP del Vietnam: nei prossimi giorni si conoscerà l’esito dell’incontro in programma per mercoledì 11 marzo fra il Comitato popolare di Hanoi e gli organizzatori. Tutto è, in ogni caso, confermato relativamente alla gara inaugurale della F1 2020, visto che il Governo di Canberra non ha adottato i provvedimenti di contenimento al Covid-19 applicati in altri Paesi; dunque l’intero “circus” della massima Formula è in fase di trasferimento alla volta dello Stato Victoria.

Ecco cosa cambia

Con il via alla stagione 2020, che coincide con i settant’anni dalla disputa del primo campionato (1950, titolo mondiale a Nino Farina su Alfa Romeo “Alfetta” 158; per il titolo Costruttori, si sarebbe dovuto attendere il 1958 e la corona iridata conquistata dalle monoposto Vanwall), la F1 si prepara a vivere un’annata di transizione: la “rivoluzione” ai regolamenti si attuerà nel 2021. Tuttavia, per quest’anno ci sono alcune novità regolamentari: ecco le principali.

Monoposto un po’ più “pesanti”

Aumenta di 1 kg il peso minimo delle vetture (ovvero quello formato da monoposto e pilota con abbigliamento da gara indossato): la decisione, che porta la firma del Consiglio Mondiale FIA, è funzionale all’adozione di un secondo flussometro all’interno del serbatoio in modo da consentire ai tecnici il controllo costante dei consumi di carburante. Nello specifico, si tratta di un secondo sensore che avrà il compito di agevolare il “muretto” per evitare che le monoposto possano eventualmente superare il consumo-limite per regolamento (100 kg/h ad un regime di lavoro di 10.500 giri/min).

C’è una MGU-K in più

Stante l’aumento del calendario a 22 gare, anziché le 21 del 2019 (ciò anche se il GP di Cina è rinviato a data da destinarsi), per la nuova stagione di F1 ogni pilota avrà tre MGU-K a propria disposizione, anziché due. L’MGU-K (acronimo che sta per Motor Generator Unit-Kinetic) consiste, in sintesi, nell’evoluzione del KERS: il carico sull’impianto frenante, controllato dal sistema brake-by-wire, è funzionale alla produzione di energia cinetica prodotta nelle fasi di frenata. Tecnicamente, l’MGU-K viene per regolamento “limitato” ad un peso di 7 kg, ad una velocità di rotazione massima di 75.000 giri/min e ad un limite massimo di forza motrice fornita di 200 Nm, ad un impiego di 2 MJ al giro al massimo, ed un quantitativo di energia che, sempre ad ogni giro, non deve superare 4 MJ.

Al via ci sarà più “manico”

Da quest’anno, la maggior parte del controllo della potenza sarà a cura dei piloti, i quali sono chiamati a gestirne il 90% nelle fasi di partenza dei Gran Premi. Ciò avviene mediante la levetta della frizione che, come da regolamento, deve essere di tipo “pull-type”. Fermo restando il mantenimento dei sistemi “anti-stall” e di ricerca del “bite-point”, la ricerca della migliore partenza della vettura viene dunque affidata alla sensibilità del singolo driver.

Brake duct “fatti in casa”

Ciascun team iscritto alla massima serie iridata nel motorsport deve, da quest’anno, provvedere alla progettazione “in proprio” dei brake duct, ovvero i condotti impiegati per il raffreddamento dei freni: non si può dunque più utilizzare elementi sviluppati da altre Scuderie.

Meno metallo sulle ali anteriori

L’attenzione alla sicurezza in pista si esplicita anche riguardo alla diminuzione dei rischi di foratura determinati da parti metalliche: per questo motivo, i commissari tecnici FIA prescrivono che da quest’anno ciascun profilo alare anteriore deve possedere, nella parte terminale anteriore, almeno 50 mm di piastra in fibra di carbonio anziché in leghe metalliche. Analogamente, l’utilizzo di elementi metallici a ciascuna ala anteriore viene ammesso, a condizione che questi vengano a trovarsi ad almeno 30 mm dietro ciascun bordo anteriore delle piastre in carbonio.

Meno carburante extra

Se nel 2019 era data facoltà a ciascun team di disporre di due litri di benzina al di fuori del serbatoio, dal 2020 la musica cambia: il quantitativo di benzina che sarà possibile avere a disposizione scende a 250 ml extra-serbatoio: un volume pressoché ininfluente sul peso complessivo della monoposto.

Cosa cambia nei test

Qualcosa si è già visto: le due sessioni di test pre-Campionato che si sono tenute a Barcellona – rispettivamente dal 19 al 21 febbraio e dal 26 al 28 febbraio – avevano di fatto portato all’esordio il nuovo layout a sei giornate anziché otto come avveniva in precedenza (questo per via del maggior numero di gare in programma, e per dare più “respiro” ai team). Inoltre, vengono eliminati i test di metà Campionato; e, per dar modo ai piloti più giovani di “assaggiare” le monoposto, tutti i team dovranno portare in pista, in occasione dei test di fine stagione che si terranno ad Abu Dhabi, per almeno una giornata di prove anche un pilota che nella propria carriera non abbia preso il via a più di due Gran Premi.

Un’ora in più di “coprifuoco” per i meccanici

Gli “angeli dei box” hanno ricevuto una buona notizia: un’ora in più di “regime di parco chiuso” durante le giornate di giovedì e venerdì che precedono ogni Gran Premio. In questo modo, il “coprifuoco” (periodo durante il quale non sarà possibile, per i meccanici, avvicinarsi alle monoposto) aumenta da otto a nove ore. La FIA ha peraltro stabilito che ciascuna Scuderia avrà una “tolleranza” di due “violazioni” al massimo, durante l’intera stagione, alla nuova norma.

Niente “schermo” di protezione delle vetture durante i test

Nelle sessioni live, dalle 9 alle 18, sarà vietata ai team la copertura delle monoposto in pit-lane. Questa nuova regola non verrà ovviamente applicata qualora il fondo non sia stato montato, oppure nel caso in cui la monoposto venga riportata ai box dopo uno stop sul tracciato.

I numeri di gara tornano ad essere più visibili

Chi a lungo abbia lamentato una progressiva diminuzione della visibilità dei numeri assegnati ai piloti – un tempo ben evidenziati; successivamente, via via ridotti – potrà tornare a sorridere: dal 2020, ciascuna “vela” aerodinamica supplementare (quelle, cioè, che vengono collocate fra alettone e cofano posteriore), che viene notevolmente ridotta nelle dimensioni, dovrà servire soprattutto a portare impresso il numero di gara del pilota, a tutto vantaggio dell’immediato riconoscimento da parte degli spettatori.

Bentornata bandiera a scacchi!

I pannelli elettronici luminosi, sicuramente “up-to-date” tuttavia asettici e – riconosciamolo francamente – pochissimo rappresentativi della tradizione sportiva che nel 2019 avevano soppiantato la bandiera a scacchi, vengono dalla stagione 2020 sostituiti dal “Drapeau à damier” che torna così ad essere elegantemente sventolato ad ogni finale di gara. Una tradizione che, in ogni caso, al GP d’Italia 2019 gli organizzatori avevano continuato ad applicare: tutti i “Ferraristi” conservano nella mente la bandiera a scacchi sventolata da Jean Alesi “sul muso” della “Rossa” di Charles Leclerc. Da parte nostra, una piccola richiesta che giriamo ai “vertici” FIA: non sarebbe possibile ripristinare il rito della corona d’alloro che cinge il vincitore di ogni Gran Premio? Proprio nel 2020 ricorrono i trentacinque anni da che questa nobile tradizione non è più stata adottata (l’ultima volta avvenne in occasione del GP d’Italia 1985, che venne vinto da Alain Prost davanti a Nelson Piquet e ad Ayrton Senna).

Verifiche ante-gara e partenze anticipate: meno severità

Fino alla stagione 2019, i piloti che non si presentavano allo scrutineering tecnico durante le prove libere (la “pesa”) venivano fatti partire automaticamente dalla pit-lane; in maniera analoga, chi venisse “pizzicato” nello “jump-start”, cioè la falsa partenza che (questione di decimi, a volte centesimi di secondo) “brucia” il semaforo al via – come avvenuto a Sebastian Vettel al GP di Suzuka 2019, o alla sanzione comminata a Kimi Raikkonen a Sochi 2019 – non verrà più punito con un drive-through o uno stop&go di 10 secondi: i commissari di gara potranno, dal 2020, applicare sanzioni meno severe.

Caschi: torna “la fantasia al potere”

Fino al 2019, ogni pilota era tenuto a mantenere inalterate le grafiche del proprio casco durante l’intera stagione di gare: al massimo, come espresso dalla FIA nel 2015, veniva accordato un solo cambio di disegno. Dal 2020, torna “la fantasia al potere”: ogni driver può nuovamente sbizzarrirsi nello scegliere, quando e dove più gli aggradi, colori, schemi grafici e disegni sul proprio casco nella massima libertà. In più occasioni, nel recente passato, i piloti stessi avevano chiesto maggiori possibilità di cambiare il design ai propri caschi (emblematico, a questo proposito, l’episodio che nel 2019 aveva visto protagonista Daniil Kyvat che, già presentatosi al GP d’Italia con un nuovo casco, avrebbe voluto utilizzarne uno provvisto di nuova livrea, a mo’ di celebrazione, per il Gran Premio “di casa” a Sochi).

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