Così Volkswagen Italia promuove il biometano

Progetto svolto insieme ad Art-Er e Iren su tre VW Polo TGI a gas naturale da fonti rinnovabili: l’Enea effettuerà monitoraggi periodici.

Il biometano quale alimentazione a basse emissioni ed a ridotto impatto sulla qualità dell’aria: è il traguardo che si prefigge Volkswagen Italia in un’ottica di ampliamento delle nuove tecnologie di sviluppo della mobilità eco friendly per il colosso di Wolfsburg, che accanto alle strategie di evoluzione dei sistemi a propulsione elettrica (peraltro ampiamente anticipati nei giorni scorsi dalla attesa ID.3 “zero emission” presentata ufficialmente al Salone di Francoforte), ibridi ed ibridi plug-in, nonché nei nuovi progetti hi-tech per l’abbattimento degli ossidi di azoto nei motori diesel “new gen” (il sistema “Twin dosing” a doppio SCR e doppio serbatoio AdBlue pronto a debuttare in dotazione al turbodiesel 2.0 TDI Evo di Volkswagen Passat e Volkswagen Golf 8), adesso punta i riflettori sul “nuovo gas naturale”, ovvero il metano alternativo. Per intenderci, quello ottenuto da fonti rinnovabili.

Su queste basi si fonda una partnership, siglata da Volkswagen Italia ed i partner Art-In (la Società Consortile dell’Emilia Romagna) e la multiutility Iren, attraverso la quale è stato presentato un accordo di programma, per ora a titolo sperimentale, nell’ambito del progetto Biomether cofinanziato da Unione Europea e Regione Emilia-Romagna per l’avvio della filiera del biometano attraverso due impianti dimostrativi situati nel Reggiano, che coinvolge tre esemplari di Volkswagen Polo TGI.

La sperimentazione

Nel dettaglio, due unità di VW Polo TGI verranno alimentate con il biometano prodotto dall’impianto Iren di Roncocesi (Reggio Emilia), mentre la terza vettura funzionerà con “tradizionale” metano di origine fossile. Una serie di verifiche periodiche, a cura dei tecnici Enea, avranno il compito di monitorare i livelli di emissioni prodotte (monossido di carbonio, diossido di carbonio, ossidi di azoto, idrocarburi totali), i consumi e le condizioni dei motori attraverso prove al banco. La sperimentazione si articolerà, indica Volkswagen Italia, su tre fasi di test: la prima sarà effettuata al momento del via al programma, la seconda dopo circa 15.000 km percorsi, e la terza al raggiungimento di 30.000 km. L’analisi dei risultati permetterà ai tecnici Enea di verificare la sostenibilità del biometano per autotrazione come soluzione idonea ad una mobilità a basse emissioni di carbonio ed a basso impatto sulla qualità dell’aria.

Biometano: una risorsa in più

La finalità del progetto può, ad una prima analisi, portare a dei risultati potenzialmente favorevoli allo sviluppo del gas naturale “bio” quale carburante negli autoveicoli di nuova generazione. Del resto, l’Italia è, da lungo tempo, leader nella produzione di sistemi di alimentazione a gas naturale, il quale dal canto suo possiede basse emissioni di gas serra, non produce particolato nei processi di combustione ed emette bassi quantitativi di ossidi di azoto (in rapporto ad una equivalente autovettura a benzina, un’auto alimentata a metano emette in media il 20% di CO2 in meno e “taglia” per circa l’80% gli ossidi di azoto). Persino i tedeschi dell’ADAC (l’Automobile Club federale), nei recenti risultati dell’Ecotest che si è svolto su un programma di monitoraggio, durato alcuni mesi e su un “campionario” di 109 modelli in rappresentanza di tutte le tipologie di alimentazione attualmente disponibili sul mercato (benzina e diesel, ibrido ed ibrido plug-in, elettrico; e, appunto, GPL e metano) hanno “premiato” il gas naturale.

I nuovi limiti europei sulle emissioni

A fare da contraltare ai vantaggi pratici nell’utilizzo del metano, possono sussistere alcune questioni di natura “ambientale”. Secondo recenti studi effettuati dalla Ong europea Transport&Environment, ad esempio, le emissioni complessive che derivano dalle fasi di estrazione e distribuzione – oltre a quelle che si producono durante la combustione – non sarebbero di molto inferiori a quelle dei motori a benzina. È un parere, d’accordo; tuttavia, anche questo deve essere preso in considerazione, in special modo se l’evoluzione del metano per autotrazione si concretizza attraverso programmi di produzione da fonti rinnovabili, come i fanghi ed i rifiuti. Allo stato attuale, la produzione di biometano – promossa, occorre ricordarlo, dal Ministero dello Sviluppo Economico insieme al Ministero dell’Ambiente ed al Ministero delle Politiche agricole attraverso il Decreto interministeriale del 2 marzo 2018 (entrato in vigore il 20 marzo successivo) che si riallaccia a quanto prevede la Direttiva UE sulla promozione dell’energia da fonti rinnovabili – ha venduto, nei primi mesi (dati riferiti alla fine dello scorso maggio e riportati da Federmetano) un milione di metri cubi, corrispondenti a circa 50.000 vetture rifornite. In effetti, una costante attenzione ai nuovi sistemi di alimentazione a basse (o del tutto assenti) emissioni allo scarico è necessaria, se le Case costruttrici intendono venire incontro ai sempre più stringenti limiti europei sulle emissioni di CO2, che scenderanno a 95 g/km a partire dal 2021 e, successivamente, come approvato la scorsa primavera dal Comitato per l’Ambiente del Parlamento Europeo, destinati ad ulteriori “tagli”, nello specifico del 45% in rapporto alla soglia di 95 g/km indicata per il 2021

Volkswagen Polo TGI: è monofuel

Il settore del metano vede proprio il Gruppo Volkswagen fra i big player che più dimostrano di crederci: da VW ad Audi, Skoda e Seat (la quale, proprio in questi giorni, ha comunicato la propria adesione al progetto “Life Landfil Biofuel” di recente approvazione da parte della Commissione Europea ed il cui obiettivo consiste nell’ottenimento di gas rinnovabile a partire dalle discariche municipali), ogni “brand” che fa capo al Gruppo Vag offre modelli alimentati a gas naturale, ed in un ampio assortimento di carrozzerie. Nello specifico, Volkswagen Polo TGI – entrata in commercio lo scorso marzo – viene equipaggiata con l’unità motrice 1.0 a tre cilindri da 90 CV. La presenza, rispetto alla serie precedente, di una bombola in più (adesso i contenitori per il gas naturale sono tre, e non più soltanto due), che offrono una capacità complessiva di circa 13,8 kg, ed un serbatoio da 10 litri di benzina permettono alla “compatta” di Wolfsburg di ottenere l’omologazione monofuel. In termini fiscali, ciò – secondo quanto previsto dalla legge n. 449 del 27 dicembre 1997 – prevede una riduzione del 75% nel pagamento del bollo auto per i veicoli alimentati a GPL o a metano.

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