Fusione Fca Renault: ecco perché Nissan è interessata

“Opportunità da prendere in considerazione, tuttavia intendiamo studiare la proposta”, è la dichiarazione del CEO Nissan all’indomani della big news in merito alla fusione 50/50 tra Fca e Renault.

La proposta di fusione alla pari tra Fca e Renault incontra una prima espressione possibilista da parte dei “piani alti” Nissan. Il secondo marchio della “big Alliance” che fa capo a Renault Groupe (l’altro è Mitsubishi) e che, nel 2018 segnato dalla clamorosa vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ormai ex plenipotenziario Carlos Ghosn (nelle scorse settimane oggetto del quarto capo di imputazione a suo carico dallo scorso novembre e per questo mantenuto in custodia cautelare in un carcere alla periferia di Tokyo) ha comunque messo a segno risultati-record in termini di vendite globali – 10,76 milioni di autoveicoli ed un aumento dell’1,4% sull’anno precedente, tenendosi alle spalle due “mega colossi” quali Gruppo VAG e Toyota Group – ha nelle scorse ore, attraverso il proprio top management, fornito una prima risposta in merito all’eventuale agreement tra Fiat-Chrysler Automobiles e Renault.

Fusione Fca-Renault, Nissan: “Opportunità interessanti”

La dichiarazione dell’Amministratore Delegato Nissan, Hiroto Saikawa, raccolta da un “lancio” Bloomberg, indica che l’eventuale accordo potrebbe, per i vertici del Marchio giapponese, “Presentare interessanti opportunità. Intendiamo tuttavia valutare la proposta più nel dettaglio, dal punto di vista di Nissan”. In estrema sintesi: una possibilità da studiare con attenzione, anche perché è piuttosto chiaro che se la fusione dovesse di fatto concretizzarsi, potrebbe mutare in maniera radicale l’alleanza tra la Marque à Losanges e l’azienda di Yokohama.

Renault, Senard: “Massimi benefici per Nissan e Mitsubishi”

Una partnership che tuttavia per Renault non dovrà risultare intaccata, come del resto specificato dal Presidente del CdA francese, Jean-Dominique Senard, volato a Tokyo per rassicurare gli omologhi di Nissan e manifestare il proprio ottimismo: “Opereremo per far sì che Mitsubishi e Nissan traggano i massimi benefici dall’operazione”, è stato (come riportato dagli organi di stampa) il commento del neo presidente del Consiglio di Amministrazione Renault, eletto alla fine dello scorso gennaio, insieme a Thierry Bolloré in qualità di amministratore delegato, ai massimi vertici della Casa francese dopo l’esplosione dell’”affaire” Ghosn.

La partita è quindi apertissima, anche perché da parte del ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, già ieri è stata avanzata una ipotesi di mantenimento di una quota al 7,5% della nuova company dopo la fusione, insieme alle rassicurazioni sulla salvaguardia dei posti di lavoro e degli impianti di produzione oltralpe, conditio sine qua non da mettere nero su bianco nei termini dell’accordo. Il quale, in un’ottica di agreement globale, potrebbe d’altro canto modificare le strategie aziendali, verso una più elevata aggregazione fra le parti.

Fca-Renault: con Nissan e Mitsubishi quasi 16 milioni di veicoli

Ricordiamo brevemente i termini della proposta (qui il nostro approfondimento sul perché la fusione Fca-Renault potrebbe funzionare): il “capitolato” a firma Fca, inviato lunedì scorso a Renault, si pone quale obiettivo la creazione di un maxi Gruppo automotive potenzialmente in grado di soddisfare un monte-vendite nell’ordine di 8,7 milioni di autovetture all’anno (che, qualora – come potrebbe apparire lecito ipotizzare – venisse esteso a Nissan e Mitsubishi, porterebbe tale cifra vicina al raddoppio: quasi 15,7 milioni di autoveicoli). L’accordo, al momento amichevole, ha ricevuto manifestazione di interesse da parte del Consiglio di Amministrazione Renault. Ulteriore step consisterà nella riunione del CdA Fiat-Chrysler Automobiles, che precederebbe l’annuncio relativo alla creazione di una new Co in Olanda, con quote alla pari (50/50) tra Fca e Renault.

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